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Il labirinto del fauno

Da Settembre 1, 2013 Giugno 26th, 2017 4 Commenti

urbex marche - ville abbandonate - il labirinto del fauno - ALTSaranno passati almeno dieci anni da quando misi piede per la prima volta in questo luogo leggendario. E ricordo che fu uno shock. Frequentavo allora l’Accademia di Belle Arti di Macerata, ed insieme a due amici eravamo andati a passare il sabato sera al Tartaruga Club. Durante la serata, tra una bevuta e l’altra, uno di loro mi raccontava che la sua ragazza, originaria di un paesino vicino, gli aveva narrato delle storie riguardo un posto estremamente “infestato da presenze maligne“, situato nell’entroterra.

Sembrava trattarsi di un ex convento, divenuto scuola elementare, poi casa di cura e infine abbandonato a se stesso. I racconti erano angoscianti e andavano da apparizioni di figure incappucciate all’interno dei labirintici corridoi a veri e propri attacchi poltergeist con mattoni e tegole lanciati addosso ai malcapitati visitatori. Ne discutemmo per ore, e nel frattempo il mio amico si mandava messaggi con la fidanzata per avere indizi più chiari su dove si trovasse precisamente questo luogo maledetto.

In preda ai fumi dell’alcool, con la Panda bianca scassata di mio padre, decidemmo infine alle 3:00 am di terminare la serata andando a verificare questi racconti.
Ad oggi non ho la più pallida idea di come tre ragazzotti sbronzi, di notte e in luoghi sconosciuti, siano riusciti a rintracciare quel posto disperso tra le campagne, e soprattutto di come siano poi riusciti ad entrarci, visto che, alla mia seconda visita, di giorno e da sobrio, ebbi seri problemi nel ritrovare posizione geografica ed ingresso.

Ovviamente non avevano lampade o torce con noi, giusto un paio di accendini e la fioca luce proveniente dagli schermi di cellulari datati. L’esplorazione fu casuale e incosciente, girammo praticamente al buio in un ambiente (scoprii dopo) molto pericoloso in alcuni punti. Alle prime luci dell’alba decidemmo, dopo non aver incontrato alcun fantasma, ma passata la sbronza grazie all’adrenalina, di andarcene a dormire.

Ci incamminammo tranquilli e assonnati lungo la scalinata principale, ma qualcuno ci stava aspettando.

Ad un tratto da in fondo allo scalone saltarono fuori due carabinieri, pistole puntate su di noi, che ci intimarono di alzare le mani e gettare a terra i bastoni che tenevamo in mano giusto per precauzione.
Shock! Lasciammo immediatamente tutto. Ci catturarono e ci ammanettarono, poi, trattandoci come i peggiori delinquenti, ci caricarono in pattuglia e via alla volta del comando più vicino. Lì ci sottoposero ad un interrogatorio incredibile, dove volevano a tutti i costi farci confessare di essere ladri di statue!

E noi, che non le avevamo neppure viste le statue, insistevamo di essere tre “cazzoni in cerca di fantasmi” e nulla più! Dopo un paio d’ore la nostra versione sembrò convincerli, l’atmosfera divenne più rilassata e cominciarono a prenderci in giro per la nostra bravata. Alle 11:30 am circa ci lasciarono finalmente andare, spiegandoci che nella zona era stata più volte vista una Panda bianca che collegavano alla scomparsa di alcune statue all’interno della struttura…la solita fortuna!

Tutto questo cappello introduttivo per spiegarvi il motivo per cui ora metto sempre un bigliettino sul cruscotto, prima di andare in esplorazione.
Da allora sono tornato almeno altre dieci volte per ispezionare a fondo quello che in realtà ho scoperto essere un luogo estremamente complesso e articolato.
Subito dopo “l’ingresso” vi è un complesso minore, i cui interni sono sfarzosi e completamente affrescati; inoltre la struttura stessa e la disposizione delle stanze è atipica e dispersiva.

Dopo aver visitato questa prima parte ci si ritrova in un giardino pieno di rovi, cardi e acacie, delimitato da due ciclopiche colonne di almeno 5 metri d’altezza che segnano l’accesso ad un parco immenso nel quale, ben nascosto, troviamo il complesso principale, l’ex casa di cura.
Entrarvi è abbastanza semplice, ed è questo il luogo di cui si narravano le leggende. L’interno è spettacolare: colonne, statue di santi (finalmente capii a che statue si riferivano i carabinieri) per i corridoi, vetrate colorate, addirittura una cappelletta interna, il tutto ovviamente condito dai soffitti delicatamente affrescati.
Visitarlo tutto richiede tempo e spirito d’osservazione, tanti sono i particolari unici e degni di nota presenti al suo interno; tra le altre cose in uno sgabuzzino sono presenti anche dei quaderni che risalgono a quando il posto fu adibito a scuola.

Sebbene uscendo da qui sarete saturi, non tornatevene subito a casa, ma dedicate almeno un’altra oretta all’esplorazione di quello che a prima vista sembra un bosco confinante, ma in realtà è un parco immenso nel quale troverete altre costruzioni  e grotte fantastiche scavate al di sotto di alcuni terrapieni, e comprensive di pipistrelli. Il parco è in leggera salita e tutte le stradine convergono in un punto centrale dove trovammo segni di un falò all’interno di un cerchio di pietre (cerimonie druidiche?). Da lì sovrasterete la vallata e godrete di una vista unica.

Che aggiungere?
E’ sicuramente uno dei posti più belli e misteriosi che abbia mai esplorato, di livello medio a causa dell’enormità del complesso, del fitto bosco, dei rovi e altre piante infestanti, di una certa agilità richiesta per l’ingresso, del pericolo di crolli e non ultimo del rischio di perdersi in quello che è un vero e proprio labirinto naturale.
E’ comunque un’escursione unica e vale la pena affrontare qualche difficoltà, magari andandoci con qualcuno che già conosce il posto.

Aggiornamento 2016:
Attualmente il parco della villa è stato finalmente risistemato e reso fruibile al pubblico, in attesa di completare i lavori di ristrutturazione degli interni.
Una bella storia di recupero e di amore per il territorio!

AL.T.

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Alessandro Tesei
Alessandro Tesei
Fondatore ed admin di Ascosi Lasciti, creato per radunare alcuni tra i migliori esploratori urbani, da sempre innamorato dei luoghi dimenticati. Vincitore di numerosi premi internazionali in ambito documentaristico e reportaggistico. Si occupa essenzialmente di videomaking, fotografia e graphic design.

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