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ARCHEOLOGIA INDUSTRIALEMARCHE urbex

Pareva una cattedrale

Articolo di Dicembre 3, 2013Giugno 26th, 2017Nessun commento

urbex marche - archeologia industriale - pareva una cattedrale - ALTEra da un pò di tempo che, scendendo a Porto Sant’ Elpido, vedevo in lontananza questa enorme sagoma ma non ero mai riuscito, per ragioni di tempo, ad avvicinarmi abbastanza per capire di cosa si trattasse. Da una certa distanza pareva una cattedrale, anche se era ovvio che non potesse esserlo.

Finalmente, un paio di settimane fa’, sono arrivato in anticipo al mio consueto appuntamento e ho deciso di investire l’oretta che avevo a disposizione per capire di cosa si trattasse e magari provare ad entrare. La struttura si trova vicino al mare, dopo la ferrovia, e quel giorno c’era un vento terribile.

Tutta l’area è ben recintata e dopo aver parcheggiato in uno degli ormai vuoti parcheggi estivi che si trovano a ridosso del lungomare. E, fortuna ha voluto, proprio in quel punto, la rete si distacca dal muro confinante e permette un ingresso agevole nel sito. Essendo sprovvisto di fotocamera decido di mettere a frutto i ben 8 megapixels del mio smartphone.

Entro quindi nell’ampio piazzale antistante. Da vicino risulta essere una vecchia fabbrica puntellata con una inconsueta impalcatura metallica. Sempre nello stesso piazzale è presente un’altra costruzione, forse una casa, anch’essa in abbandono.  Avvicinandosi, si scopre che l’impalcatura non si limita a sorreggere la struttura esterna, ma la ricopre ovunque, anche internamente e lungo le pareti.

All’interno non c’ è praticamente nulla ed il tetto è mancante. Rimango comunque affascinato dall’opera di mantenimento effettuata, essendo  la prima volta che vedo un simile intervento su un edificio in disfacimento.
Successivamente, dopo essermi un pò documentato, scopro che questa fabbrica, appartenuta al colosso Montedison, era la gemella di questa: //ascosilasciti.com/2014/02/16/il-nuovo-mondo/

Rappresenta qualcosa di storico per la comunità, oltre che al suo valore come architettura industriale, e l’amministrazione, o chi per lei, ha deciso che invece di abbandonarla o demolirla, sarebbe stato il caso di salvaguardarla; un intento nobile, ma pensare a quanto possa essere costato puntellare e ricoprire quel popò di roba mi fa rabbrividire.

Senza contare che tutto intorno non è stato riqualificato un bel niente, quindi l’intervento, o è ancora in divenire, o è stato fine a se stesso, magari un regalo a qualche amico di partito.
Essendo poi l’azienda in questione una ex fabbrica di concimi, mi chiedo se si sia operata alcuna bonifica al terreno circostante, ma il fatto che sia tutto ben recintato e il colpo d’occhio me ne fanno dubitare.

Mii dirigo comunque verso la casa di lato per una veloce ispezione.
Quella che sembra in tutto e per tutto una comune casa abbandonata, si riconferma una volta al suo interno. A parte il pericolo di crollo nei piani alti non trovo nulla di singolare o perlomeno interessante.
Varie stanze semivuote, nelle quali i rovi e l’edera creano giusto delle simpatiche cornici attorno alle finestre.Tengo a precisare di aver effettuato un sopralluogo  veloce, ma non credo che si possa trovare di più in questo posto.

In definitiva, una volta soddisfatta la curiosità di capire cosa fosse quella sagoma scura che si stagliava sul mare, e aver visto l’ingegnoso sistema di puntellamento da vicino, potrete tranquillamente girare i tacchi ed andarvene.

AL.T.

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