Ospedale di Alchemilla

Da Dicembre 7, 2013 Ottobre 16th, 2017 ABRUZZO urbex, OSPEDALI e MANICOMI

a17Tempo da lupi.
Avendo solo qualche minuto a disposizione, decidiamo di visitare rapidamente quello che sarebbe stato uno dei posti più suggestivi dell’intera regione.   Siamo soltanto in due del nostro gruppo, un amico e la mia ragazza, e non abbiamo tempo di chiamare altri compagni.
Arriviamo innanzi ai cancelli, quasi all’imbrunire. Piove a dirotto : l’atmosfera non è delle migliori per un posto già angosciante di per sé.    Il cancello è aggirabile senza difficoltà e penetrare nel parco che circonda l’edificio è davvero semplice, senza scavalcare né sporcarsi.
Ci viene in mente la sequenza iniziale di “Splatter house”, videogame cult degli anni ’80, dove due fidanzatini si rifugiavano dalla tempesta in una casa abbandonata, infestata dagli spiriti.
Di fronte alla struttura si riesce a entrare da una vetrata rotta, al pian terreno.

Dentro è buio. Ci troviamo nella sala d’aspetto : la conservazione dell’arredo è maniacale. Non sembra abbandonato da molto tempo e non c’è alcun segno di vandalismo.
Le prime stanze confermano questa sensazione : tutto, o quasi, è in ordine.
I tuoni fanno tremare i vetri delle finestre e rimbombano nei corridoi bui, che si sviluppano tra i vari reparti. Curiosiamo nelle innumerevoli stanze che si aprono da entrambi i lati. Scartoffie e penne ovunque.
Sempre al piano terra giungiamo ad una grande sala conferenze, che si presenta con file di sedie ben ordinate.
Una suggestiva rampa di scale non più lucida, ma velata di polvere, ci conduce nei tre piani superiori, dove si susseguono reparti e uffici medici con farmaci sui tavoli.
Sempre qui, si trovano armadi a muro contenenti centinaia di bobine di pellicola, originariamente usate come raccolta di lastre radiografiche.
Nel frattempo la luce sempre più soffusa ci ricorda l’imminente sipario del giorno.
Impossibile però non visitare il sotterraneo : molte sue aree erano destinate a deposito medicinali e documentazione. Le stanze di questo piano, infatti, sono ingombrate da scatoloni e cartacce sparpagliate.

A fine corridoio, la sala obitorio con il suo lettino e la stanza di preghiera destinata alla visita dei defunti.
Pervasi da un misto di adrenalina e macabra tristezza, decidiamo di guadagnare la via d’uscita.Il temporale sembra ormai cessato e con meno umidità riusciamo a notare un dettaglio che ci era sfuggito : davanti all”ingresso, mucchi di sedie da ufficio, materassi anti-decubito, ausili ed ortesi..tutti in buono stato, lasciati completamente a marcire. Una discarica di materiali sanitari.
Controllando sugli archivi, scopriamo più di una fonte denunciare questa deturpazione.
L’ospedale, nato nel ’40 come sanatorio, era giunto alla fine del suo ciclo fisiologico vitale nei primi del nuovo millennio e, divenuto ormai obsoleto sotto il profilo funzionale-igienico, è stato abbandonato dal 2007. Buona parte del materiale e dei macchinari, sono stati trasferiti nel nuovo reparto specializzato,ma quasi metà del rimanente appartiene ancora alla struttura dismessa.
Due anni dopo, l’edificio ha subito un piccolo intervento di manutenzione per una probabile rivalorizzazione, tuttavia non ancora attuata. Ora versa in uno stato di abbandono e la zona perimetrale viene usata come discarica abusiva. Curioso che un luogo di massima igiene e pulizia sia ora meta di rifiuti e tana di batteri.

AL.T.

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Alessandro Tesei
Alessandro Tesei
Fondatore ed admin di Ascosi Lasciti, creato per radunare alcuni tra i migliori esploratori urbani, da sempre innamorato dei luoghi dimenticati. Vincitore di numerosi premi internazionali in ambito documentaristico e reportaggistico. Si occupa essenzialmente di videomaking, fotografia e graphic design.

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