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I Conti non tornano

Articolo di Dicembre 24, 2013Ottobre 4th, 20193 Comments

Quali meraviglie si celano in questo agglomerato disabitato?
Un enorme parco, incolto. Una chiesetta, semi-distrutta. Un ospedale, abbandonato. Una lavanderia dismessa affianco a una depandance, anch’essa vuota.
E infine la struttura più interessante : l’ex villa di una marchese e di un conte, usata come residenza estiva e abbellita con fini decorazioni pittoriche, in seguito acquistata dai Cavalieri di Malta.

Quest’ultimi, a metà novecento, la trasformarono in un ospedale per malati di tubercolosi, prima che, ai giorni nostri, l’intero complesso fosse chiuso e trasformato in un rudere vuoto, popolato solo da strani racconti.
La particolarità di questo luogo consiste nella compresenza di due edifici dissonanti a pochi metri di distanza: la sfarzosa villa seicentesca e il più recente lazzareto. Il tutto contornato da altre strutture minori, sparpagliate nell’immenso parco.
Come presentazione dovrebbe bastare, no?

L’ospedale è pressoché vuoto.  Non ha molto da offrire agli esploratori più temerari.
Vecchie porte e muri scrostati, a causa delle copiose infiltrazioni, contribuiscono alla spettralità del suo aspetto esteriore, oltre che aumentare il pericolo di crolli interni.
Tutto spoglio. Solo al pianterreno è rimasta parte della vecchia cucina, forse troppo pesante da saccheggiare.
Un’altra cosa che i vandali non possono derubare è la visuale che si gode dai piani alti.
Sopra al grande balcone sul tetto, la vista dei colli limitrofi lascia spazio a un panorama mozzafiato, che arriva fino al mare.

Soltanto la villa antistante e le struttore minori, disseminate per il parco, chiudono l’angolo di osservazione, ricordandoci che abbiamo altre visite in programma.
Quella nella lavanderia si rivela senz’altro la più sorprendente.
Nonostante le basse aspettative, troviamo molti macchinari datati, in buone condizioni e risparmiati da teppisti e sciacalli.

Soltanto la villa antistante e le struttore minori, disseminate per il parco, chiudono l’angolo di osservazione, ricordandoci che abbiamo altre visite in programma.
Quella nella lavanderia si rivela senz’altro la più sorprendente.
Nonostante le basse aspettative, troviamo molti macchinari datati, in buone condizioni e risparmiati da teppisti e sciacalli.

Sempre qui è situato un forno, probabilmente usato come mezzo “drastico” per sterilizzare materiali contaminati. Non a caso, ne abbiamo trovato uno identico, in un manicomio abbandonato in Veneto.
Di fronte, si trova la casa del custode, vuota e in pessime condizioni.
Ma veniamo alla villa, vero pezzo forte del parco abbandonato.
L’ ingresso principale è stranamente aperto.
Spesso capita di trovarlo sbarrato, ma in alcune giornate, inspiegabilmente, la via d’accesso sembra volutamente facilitata.
Veniamo accolti da un ingombrante quadro elettrico che pare uscito dal laboratorio di Frankenstein.

Da qui in poi, l’esplorazione si trasforma : un’angosciante susseguirsi di strani avvenimenti, che preferiamo non raccontare per lasciare spazio alla razionalità e ai dettagli della visita.
Troviamo tregua solo al piano terra, dove l’edificio è connesso all’ex cappelletta di famiglia, ancora affrescata e arredata con panche ben ordinate.

Ma le bellezze artistiche non finiscono qui
: salendo al primo piano, l’impatto visivo delle stanze è tale da emozionarci anche in queste circostanze adrenaliniche.
I bellissimi affreschi dei soffitti hanno retto il passare degli anni e si possono ammirare in tutto il loro splendore

Nei sotterranei vi imbatterete in una cisterna collegata a un macchinario insolito.
Sconsigliamo, tuttavia, la visita di questa zona e dell’intera abitazione.
Un’altra cosa a cui prestare estrema attenzione è un piccolo pozzo fra l’ospedale e la villa. Si trova a livello del terreno, spesso coperto dalla vegetazione.

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