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ARCHEOLOGIA INDUSTRIALEFRIULI VENEZIA GIULIA urbex

La filanda dimenticata

Articolo di Dicembre 27, 2013Giugno 26th, 2017Nessun commento

la filanda dimenticata - urbex friuli - fabbriche abbandonatePortone principale. Chiuso e lucchettato.
Non si può indugiare all’esterno : il complesso è circondato da palazzine dalle quali il campo visivo è completo. E, in questa piccola frazione di abitato, tutti si conoscono.
Chi ha serrato le strutture, ha evidentemente provato a scoraggiare la ricerca di un’ingresso, accatastando mobili, sigillando e rompendo, persino ingrassando le maniglie delle finestre al pian terreno.
Dopo una rapida ricerca però, troviamo la via d’accesso ai lati del cancello d’acciaio che porta ai due edifici anteriori : si tratta di uffici e abitazioni.
Decidiamo dunque di uscire dalla zona esposta entrando fra le mura dell’edificio.
OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl complesso è vasto, composto da corpi di fabbrica di età diverse: alcuni più recenti, di minor interesse storico-sociale, ed altri antichi e pregevoli, di architettura industriale mastodontica.
Sebbene delle attrezzature e dei prodotti lavorati non resti traccia, si trovano in gran copia arredi, mensole, estintori e utensili. Coprono il terreno sia dell’interno che dell’esterno, come se in momenti di particolare tensione siano stati scaraventati contro le vetrate e le pareti.
Alcuni uffici, inclusi quelli amministrativi, sembrano aver ricevuto trattamenti migliori dai vandali.
Buona parte del loro contenuto è ancora intatto : non così scontato, vista la presenza di un CIE per immigrati, nei dintorni.

Nel cuore dell’edificio, superata la scalinata interna, si susseguono strutture adibite alla produzione termo-elettrica ed officine, alternate a piccoli magazzini.
Infine la mensa : motivo di interesse fotografico sia per il vorticoso gioco tra luce e colori, sia per i fortuiti incisi della patina d’umidità sui muri.
Tra le macchie di muffa su queste pareti, si distacca un’escalation fotografica di industrie affini, sparse per l’italia e forse appartenenti al solito marchio. Ricoprono con orgoglio il muro portante , tra le ampie finestre che ne illuminano le immagini.
Da uno di questi infissi, affacciandosi, possiamo ammirare la relazione del complesso industriale con il fiume che scorre alle sue spalle : un canale artificiale e relative strutture di reggimentazione, sfruttate per la produzione dell’ energia necessaria al vecchio lavoro.
Uscendo, visitiamo un’altra grande stanza, colma di materiale per stoccaggio acidi, vasche e docce di emergenza.

E’ un’ambiente surreale e, come ogni edificio in rovina, racchiude una storia triste.
La fabbrica, nel pieno delle sue attività, sfamava un centinaio di operai. Erano gli anni della grande diffusione in Italia della cultura del baco e lavorazione della seta : fu grande l’impatto economico sulla zona.
Ma, col susseguirsi delle due Grandi Guerre, la fabbrica visse una serie di forti stravolgimenti, sia economici che funzionali, passando da centro di torcitura a campo di internamento, per poi tornare attiva in campo tessile, con la lavorazione del rayon e della seta artificiale.
A seguito del suo lento declino economico, non riuscì a riprendersi da un piccolo incendio che devastò una porzione del complesso. E così, dopo pochi anni, chiuse definitivamente i battenti.

Per esplorare altre stanze della filanda, prova a dare un’occhiata a questo album !

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