La Follia è di Casa

Da Dicembre 28, 2013 Febbraio 25th, 2018 EMILIA ROMAGNA urbex, LUOGHI INFESTATI, OSPEDALI e MANICOMI

Uno dei luoghi “sacri” dell’urbex italiano, tra le cattedrali che non possono mancare nell’archivio fotografico di un esploratore urbano che si rispetti…E’ quello a cui pensavo programmando l’escursione con i compagni di ventura, mentre mi accingevo a raccogliere quante più informazioni su questo edificio abbandonato!
A titolo informativo, era il 1873 quando l’Amministrazione provinciale, in seguito all’epidemia scoppiata in città, stabilì di trasferire provvisoriamente l’ospedale psichiatrico. Riadattò, per l’occasione, i locali dell’ex palazzo ducale e dell’ex convento adiacente. Passarono gli anni ma quella soluzione temporanea divenne sempre più definitiva, al punto che la parte posteriore della Reggia rimase adibita a manicomio della provincia fino alla sua chiusura.
Così una calda mattinata di primavera ci siamo recati con le nostre attrezzature al sito.

Le informazioni sulle modalità di ‘scavalco’ sono lacunose e, anche chiedendo ai ragazzi della scuola (di cucina?) che si trova nel cortile, non si chiarificano molto. Così, girando un po’, fortuna vuole che troviamo una finestra semi-aperta da cui entrare che si affaccia sulle cucine e i magazzini (scoprimmo poi che si poteva tranquillamente entrare da una porta aperta del seminterrato).
Dopo una prima impressione di devastazione e vandalizzazione, spostandoci per le varie stanze al pian terreno, ci rendiamo conto conto che non è messo poi così male e la sensazione di sfacelo lascia posto ad un qualcosa di più angosciante e triste, man mano che ci avviciniamo ai settori destinati ai pazienti.
Scesi nel seminterrato, oltre a qualche poltrona di pregevole fattura, troviamo quelli che presumibilmente erano i magazzini, colmi di attrezzature, letti e materiali vari, oltre ad uno spesso strato di fango che ci fa da tappeto.
Risalendo al piano terra, si aprono i famosi corridoi a volta fotografati da decine di esploratori prima di noi, le carrozzine, e le sedie a rotelle viste in tanti set su “flickr”…

L’intonaco scrostato rende il tutto più angosciante.
Fortunatamente, il mio “non essere molto empatico” con la gente mi da la possibilità di visitare il manicomio sotto un’ottica molto cruda e oggettiva, lasciando perdere tutte le storie di fantasmi, apparizioni, già sentite, cercando di cogliere ogni particolare che queste mura hanno ancora da raccontare, pensando ad ogni ricciolo di vernice come un urlo che il muro vorrebbe liberare.
Visitando i nosocomi abbandonati, la cosa che mi colpisce di più è trovare stanze come queste, scoprire “spaccati di vita quotidiana” di persone invisibili, magari bambini, considerati alla stregua di oggetti scomodi ma capaci di esprimere un’arte.. di pensare.. di essere ancora degli individui.
E qui, son sincero, un po’ di tristezza e malinconia mi assale..
Salendo ai piani, divisi per zone, troviamo le stanze da letto che si affacciano sui grandi corridoi, gli studi medici, gli spogliatoi per il personale e i servizi come il barbiere, il bar, e le celle. In un altro settore troviamo alcuni grandi stanzoni, forse adibiti a sale divertimento o riabilitazione, con annessi bagni e cucine.  Una cosa che mi incuriosisce molto è come ogni ala avesse un suo stile di arredamento, mentre all’ultimo piano si riconosce bene l’impronta che ha lasciato l’ex convento, da cui si può scorgere la chiesa annessa.

Alla luce dei fatti, sono contento di aver potuto visitare prima della ‘vandalizzazione’ da parte del graffitaro Baglione un luogo così carico di storia, anche se essere l’ennesimo visitatore mette sempre in atteggiamento di sfida verso chi ha già fotografato quei posti…

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Chris Morri
Chris Morri
Classe ’76. Fotografo, grafico e musicista. Attualmente non collabora più con Ascosi Lasciti, ma si dedica a portare avanti il suo progetto personale: il P.L.A.I. (Posti e Luoghi Abbandonati Italiani)

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