Lamenti perduti

Da Gennaio 14, 2014 Giugno 26th, 2017 LUOGHI INFESTATI, MARCHE urbex, OSPEDALI e MANICOMI

Lamenti perduti - manicomi abbandonati - urbex marcheQuesta volta vorremmo parlare di un sopralluogo, quasi una pre-esplorazione, effettuato in 2 ore scarse. La visita, purtroppo, per questioni di tempo ha coinvolto circa un sesto di un intero ospedale abbandonato di quindicimila metri quadrati, non totalmente accessibile per sorveglianza e posizione.

E’ la storia di un manicomio costruito nel 1829 e dismesso nel 1981 per la solita Legge Bisaglia.
Le note storiche riportano che furono la guida di Lombroso ed i conseguenti ampliamenti a dargli il culmine di notorietà in Italia, prima di trovarsi a fronteggiare l’emergenza della Seconda Guerra mondiale, evento che lo portò a trasformarsi in ospedale militare per gli Alleati. E’ un edificio di grandi dimensioni con un vasto spazio verde interno che comprende anche un parco ed altri 5 giardini interni. Il nucleo originario viene edificato sul convento annesso costruito nel 1632, adattato a ‘Ospedale dei pazzi’ nel 1824.Sono passati quasi 35 anni dalla legge che nel 1978 decretò la chiusura dei manicomi.

Il viaggio all’interno dell’edificio è voluto essere, come sempre, una riflessione su quello che ha rappresentato, per chi l’ha vissuto ai tempi della sua attività e su quello che ne resta per la società odierna.

I pochi ambienti che abbiamo potuto visitare sono ben riconoscibili: l’atrio principale, il refettorio, i bagni con le vasche ad uso terapeutico, il teatro dove si tenevano i laboratori per i pazienti più tranquilli (ormai delegato a magazzino e discarica per le nuove unità sanitarie), la tetra chiesa interna e l’enorme ambiente adibito a bar (o sala ristorante).
Salendo ai piani superiori troviamo stanze semivuote, ma piene di dettagli lasciati lì dal tempo. Nonostante il passare degli anni all’interno dello stabile sono rimaste ancora le sue storie: quelle dei suoi pazienti, raccolte in fascicoli ormai sparsi in ogni dove, quelle delle sue occupazioni, dai tedeschi agli alleati di fine guerra delle quali si ha traccia dalle scritte sulle pareti, fino ai racconti lasciate nei registri da dottori e infermieri, storie nascoste, non raccontate, e che forse mai lo saranno, ma che non possono e non meritano di essere dimenticate e disperse nel tempo.

Quello che si nota maggiormente è l’irruzione della natura che ora fà da padrona e sta decidendo il destino di questo luogo, a volte prendendone violentemente possesso, insinuando i suoi rami all’interno di corridoi e finestre. Altre volte essa disegna figure di cui si può fantasticare il significato, con rampicanti che cercano di coprire i muri ancora colmi di sofferenze.

Gli spazi dell’ex ospedale psichiatrico sono ora solo delle scenografie teatrali da riempire mentalmente di personaggi e di storie; le stesse che, disperse nel tempo e nello spazio, non sono che cartelle e parole impolverate abbandonate e accatastate qua e là…
L’elitarietà di questo non-luogo si manifesta in tutta la sua grandezza quando ti accorgi che in pochi hanno rivisto queste stanze e ancora meno gli hanno reso omaggio dalla sua chiusura…niente graffiti, niente rame rubato, nessun vandalismo, pur essendo in pieno centro storico, dove ogni giorni migliaia di persone, di auto, di biciclette sfiorano le sue mura e le sue grate, magari pensando sia solo un vecchio edificio abbandonato tra i tanti, senza sapere cosa nasconda e quali urla echeggino ancora a 30 anni dalla sua chiusura.

Sicuramente è uno di quegli edifici che meritano di essere riscoperti, valorizzati e raccontati, una sorta di Do-Ut-Des per i suoi ben 72 anni di servizio.
(Il set completo su flickr: http://flic.kr/s/aHsjPPHnbQ)

Chris Morri

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Chris Morri
Chris Morri
Classe ’76. Fotografo, grafico e musicista. Attualmente non collabora più con Ascosi Lasciti, ma si dedica a portare avanti il suo progetto personale: il P.L.A.I. (Posti e Luoghi Abbandonati Italiani)

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