Suore nomadi

Da Aprile 4, 2014 Gennaio 3rd, 2019 CHIESE, CONVENTI e CIMITERI, PIEMONTE urbex

La religione, al giorno d’oggi, non ha più appeal. Non ha la presa di un tempo, sull’animo delle persone.
Il Mondo diventa ogni giorno più ateo e, così, il “divino” viene accantonato in un angolo. Si trasforma nel parente scomodo che nessuno vuole più incontrare.p18kjles2v15jp12o3fkv1clbqcc7A tal proposito, oggi vi condurrò in un breve viaggio attraverso un convento di clausura abbandonato dove, al tempo, trovarono rifugio molte monache.
La storia di questa confraternita è molto movimentata. I suoi membri girarono varie zone della Francia per poi approdare in Italia, verso gli inizi del ‘900, e fondare così un primo nucleo stabile, nei pressi di un castello.
Siamo attorno alla metà degli anni ’30. Il numero delle fedeli devote a Cristo cresce smisuratamente.

Passarono gli anni e le monache iniziarono ad essere troppo numerose. Dovettero, perciò, andare ad occupare il convento di cui vi parlerò.
I primi insediamenti religiosi, in zona, risalgono al ‘300 tuttavia il complesso è stato interamente ricostruito alla fine dell’ottocento. All’epoca del suo massimo sviluppo la comunità era economicamente autonoma, dedita all’agricoltura e all’allevamento.
Trascorsero altri anni e passò anche il tempo della fede. Le vocazioni iniziarono a diminuire drasticamente, tanto che il complesso divenne troppo grande per un piccolo gruppo di sorelle.Le ” suore nomadi ” furono trasferite, nuovamente, altrove. Ed il convento in questione fu definitivamente abbandonato, sul finire degli anni novanta.p18kjles2v1s8tmg637k1tfd1lt0nDa allora è divenuto un posto dimenticato da tutti…e, chissà, forse anche da Dio!
Ma certamente non dagli esploratori urbani più accaniti ed, ahimè, anche da qualche infido ladro.
In questo luogo regna la pace più assoluta. L’ex convento è disperso tra campi, boschi e vigne. Confina con una tenuta agricola ma, di presenze umane, nemmeno l’ombra.

L’edificio è molto grande : al piano terra c’erano i locali lavorativi, le cucine, le lavanderie, la sala delle dispense, le stalle e tutto quanto il necessario per garantire il sostentamento alle suore.
Dal primo piano in poi c’erano le celle di clausura, gli spazi comuni e, soprattutto, la bellissima cappella con gli stalli del coro. Questo vano è relativamente ben conservato, anche se ho purtroppo constatato come stia iniziando ad essere razziato dai ladri.

Le ex camere delle ” suore nomadi ” sono state spogliate praticamente di tutto nel momento in cui le stesse se ne sono andate. Ora restano solo locali vuoti. Al massimo sono rinvenibili alcune reti da materasso, qualche vecchia sedia ed un semplice scrittoio. Nulla più.
Tutte i dormitori erano simili : quadrati di circa tre o quattro metri, una porta ed una finestrella 30 per 30.
Le inquiline vivevano in povertà e preghiera. L’unica ricchezza che accettavano era la fede e l’unico locale “opulento” di tutto il complesso era la cappella, molto spaziosa e tutta rivestita in legno.

Al suo interno, una volta con un dipinto riproduce la vicine montagne e la forma del convento stesso. Ma dove dovrebbe essere rappresentato il cielo è raffigurata soltanto una luce ed un grande crocifisso.
Davanti alla volta c’è un semplice altare, la mensa di un falegname ; poi si apre la grande navata con gli stalli del coro, tutti in legno massello, che corrono paralleli alle pareti della cappella stessa.
Dietro al coro ci sono gli alloggiamenti per le consorelle, anche questi tutti in legno.

Di tesori, questo luogo ne nasconde molti : sparpagliati tra le celle di clausura si possono rinvenire copie delle regole seguite dell’ordine, opuscoli di preghiere, vecchi libri. In una sala è collocato ancora un grosso scrittoio.
Accanto alla cappella principale ci sono altre “cappellette minori“, poi la stanza dei paramenti sacri, la ruota di clausura e una grossa statua di san Bruno.
In un’altra area della costruzione è edificata l’immensa cucina, attrezzata con grandi forni.
Del refettorio non resta quasi nulla.
Tra i locali di servizio, ho trovato di notevole interesse una stanzetta con una statua della madonna ed un inginocchiatoio.

Li accanto si apre la dispensa… uno spettacolo stupefacente.  Addossati alla parete c’erano degli scaffali pieni di vasi di varie dimensioni, di fiaschi e di bottiglie, tutto in vetro, tutto coperto dalla polvere dell’oblio.
Accanto ai vasi, un grosso tavolo da lavoro, poi un pentolone sul suo piedistallo, casse di legno e casse di cartone.  E ancora, scatole vuote di budino e barattoli di passata di pomodoro, sempre vuoti : Le monache hanno sprecato il meno possibile.  Sempre in questa stanza si trovano una vecchia croce, stivali di gomma, una ruota di bicicletta e una pila di valigie. Qualcuno, nel mio gruppo, ha visto qualche cosa di artistico in questo marasma di oggetti, dell’ordine in questo caos.

Una sistematina qui ed una lì, un paio di oggetti spostati e l’aggiunta di elemento estraneo, (una maschera antigas che avevamo portato con noi) ed è nata la foto con la quale vorrei salutarvi. Alla prossima esplorazione!p18kjles2v1hls9nd1sijp4jedl

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Emanuele Bai
Emanuele Bai
Classe '80. Tipo eclettico e poliedrico, si interessa di cultura generale. Appassionato dal 2003 di fotografia e dal 2006 di urbex, partecipa attualmente a molti progetti inerenti l'esplorazione urbana, scrivendo inoltre per "UrbanPost" e partecipando alle mostre del gruppo "Manicomio Fotografico". Fra i primi autori di Ascosi Lasciti, da anni, sfrutta la fotografia per viaggiare attraverso l'Europa e la scrittura per viaggiare dentro di sé.

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