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Sulla via della seta

Da Maggio 6, 2014 Gennaio 5th, 2019 3 Commenti

A volte capitano colpi di fortuna, che si manifestano con una straordinaria scoperta di un membro del nostro team…

In questo caso specifico, era in atto la ricerca di una persona scomparsa, e, come capita di solito, vengono setacciate tutte le case e le zone abbandonate in una ampio raggio di territorio. Un addetto a queste ricerche, conoscendo la passione del mio amico per i luoghi in abbandono, ha ben deciso di svelargli la scoperta di questo posto speciale, ed è così che ha permesso anche a me di provare la rarissima emozione di visitare una fabbrica rimasta praticamente intatta per oltre 30 anni.

L’azienda in questione doveva produrre maglieria in pura lana, a giudicare dagli enormi scaffali con ancora impacchettati innumerevoli capi di abbigliamento invernale, di varie fogge e colori, ma tutti riconducibili alla moda di qualche decennio fa.

E’ presente, come capita molto spesso, anche una zona abitativa, e un’altra destinata agli uffici. Inutile dire che il salotto, comprensivo di divano, televisione e vecchi liquori, e le stanze, con bambole, foto, ed addirittura un giradischi d’epoca mi hanno immediatamente fatto comprendere l’unicità dell’esplorazione, lasciandomi quasi stordito per la quantità di  lasciti presenti.

Gli uffici sono ancora dotati di poltrone e vecchi telefoni, scartoffie varie, penne, oggettistica da ufficio datata ed estremamente affascinante…per non parlare delle scatole contenenti bottoni, fibbie e vari altri accessori.
Solo questa zona, fra appartamento e uffici, è talmente vasta e satura di spunti, che potrebbe richiedere ore ed ore di maniacale osservazione.

Ma la sorpresa più grande, si manifesta quando decido di abbandonare la parte alta e scendere nel cuore dell’industria, formato da un enorme stanzone nel quale il ristagno dell’acqua ha fatto proliferare muffe ed alghe, rendendo l’aria pesante e difficilmente respirabile. Scendendo, mi accorgo che le scale stanno cedendo, tanto che un paio saltano via; anche questo conferma il mio sentore di essere fra i primi a calcarle dopo chissà quanti anni.

Il pavimento è scivoloso ed il pericolo di cadere nella melma verdastra è assai concreto, anche perchè la difficoltà di concentrazione è notevole. La stanza è piena di vecchi macchinari tessili arrugginiti, di maglioni già imbustati, e di tutto quello che probabilmente è rimasto congelato dall’ultimo giorno lavorativo della fabbrica. E’ difficilissimo anche iniziare a scattare, troppi spunti e tutti magnifici, dettagli incredibili di ragnatele che si intrecciano sui telai e sulle macchine da cucire della Singer.

Una continua epifania che mi convince anche a metter via il mio fedele 8mm, per dedicare qualcosa di più a questo posto così meritevole. Le scoperte si susseguono, e l’emozione tocca picchi incredibili quando capitiamo in una piccola biblioteca dove ritroviamo molteplici numeri, dagli anni ’40 agli anni ’80 di riviste cinematografiche come “Schermi” e “Cinema”, e fotografiche quali “Zoom” e “L’illustrazione italiana”, alcuni marciti a causa delle copiose infiltrazioni, altri ancora salvabili.

Il tempo vola, e ci accorgiamo di aver già passato quasi 4 ore a respirare muffa, sforando addirittura il momento del pranzo. Appagati dall’esplorazione, ci dirigiamo all’uscita, in cerca del primo ristorante ancora aperto nelle vicinanze.

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Alessandro Tesei
Alessandro Tesei
Fondatore ed admin di Ascosi Lasciti, creato per radunare alcuni tra i migliori esploratori urbani, da sempre innamorato dei luoghi dimenticati. Vincitore di numerosi premi internazionali in ambito documentaristico e reportaggistico. Si occupa essenzialmente di videomaking, fotografia e graphic design.

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