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ARCHEOLOGIA INDUSTRIALETOSCANA urbex

La casa dello zucchero

Articolo di Giugno 25, 2014Ottobre 28th, 2017Nessun commento

La nascita, la storia e la morte del colosso della mia città.lo zuccherificioQuesta è la nascita, la storia e la morte di un colosso toscano : la ” casa dello zucchero”.
La grande struttura in mattone occupava una vasta zona di un lungo viale, che percorrevamo da piccoli, ed era corredata di due giganteschi silos. Una sera, mentre facevamo ritorno a casa, vedemmo alcune luci muoversi al suo interno: per lungo tempo lo zuccherificio è stato luogo di incontri poco raccomandabili.
Come si sia arrivati a tale degrado? Tutto iniziò nel 1899.  Si vociferava sull’apertura di una nuova fabbrica.  E i progetti c’erano, erano chiari : la società Etruria, in accordo con la Banca Tirrena, stipulò accordi e inviò finanziamenti per stravolgere le sorti economiche di un piccolo paese in espansione. Le foto in bianco e nero la presentavano brulicante di operai: viva e attiva come un organismo. Camion carichi di bietole partivano dai campi.
Lo zuccherificio le divorava: venivano sminuzzate, dalle quattro tagliatrici, fino a ricavare migliaia di quintali al giorno.    Poi, venivano centrifugate dalle turbine, fino a separare i cristalli di zucchero dagli scoli.
Infine, la casa dello zucchero raffinava il prodotto completo preparandolo al commercio.    A vantaggio dell’egemonia locale, si chiudeva un occhio sulle potenziali ripercussioni ambientali : il fumo della ciminiera appestava i dintorni e i vapori emanati rendevano la strada appiccicosa.
Nonostante qualche sporadica protesta, furono anni fiorenti quelli del 1923: i padiglioni furono ampliati e la coltivazione incrementata.

Poi tutto iniziò, lentamente, a crollare.
Per tagliare le spese, i camion disponibili erano sempre meno e la chiusura dei cancelli più vicina.
Un pomeriggio del 1971, le macchine finirono il loro ultimo ciclo. Suonò l’ultima campanella per gli operai. Fu la fine di un ciclo.
A distanza di 115 anni dalla sua nascita, decidiamo di dare una rapida occhiata a quello scheletro che da anni giace nel suo letto di guano di piccioni e ruggine. Al suo interno, non rimane molto dei vecchi arredi e utensili.
Tuttavia, per il nostro stupore, li troviamo tutti, sparsi ovunque :  sono i macchinari e gli ingranaggi arruginiti, che un tempo erano il cuore pulsante della fabbrica.
E non sono l’unico elemento rimasto intatto : da qualsiasi posizone, attraverso le finestre sfondate, si può vedere la ciminiera altissima, che ancora oggi sovrasta il paese, nonostante le nuove palazzine snelle e slanciate. Quella torretta ricorda quotidianamente, ai paesani, di non appartenere più ai vecchi anni prosperi.
Per decenni il complesso è rimasto in disuso e immerso in un silenzioso degrado. Solo nel 2007, si è iniziata a diffondere la notizia di un possibile recupero urbano.  Una SRL ha rilevato gli ottantamila metri quadri e firmato un contratto a scadenza.

Dieci anni, per attuare un ambizioso progetto di rivalorizzazione. La struttura sarà mantenuta esteticamente ma non ospiterà più macchine, bensì spazi verdi, appartamenti e strutture commerciali. Un quartiere sorgerà al posto del colosso, senza soppiantarne la forma originaria.

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