Oh che bel castello…

Da Luglio 22, 2014 Ottobre 28th, 2017 PALAZZI, VILLE e CASTELLI, PIEMONTE urbex

Oh che bel castello…!“. Così iniziava la famosa canzoncina. Ed è proprio il caso di esclamarlo anche qui.
_SBP4743©Il castello che visiteremo è un raro esempio di castello di “stampo medievale”, quasi perfettamente conservato, che si erge in una piccola radura circondata da alti alberi, alle pendici delle colline piemontesi.
La sua storia è alquanto bizzarra ed, in verità, non risale affatto al periodo medievale… ma è molto più recente : parliamo dei primi anni del ‘900.
Difatti, se arrivate al borgo e chiedete del castello storico, sarete indirizzati in centro paese ad un altro maniero, assolutamente autentico e datato 1170.
Per farla breve, un noto conte del novecento, imparentato con i nobili del paese, accampava diritti di eredità sul castello vero.
Ci furono diversi anni di liti con i parenti, al termine dei quali lo sventurato rimase “a bocca asciutta”.
Parecchio contrariato, decise allora di farne costruire uno identico, ma ancora più bello, ad appena duecento metri dall’originale, per far morire tutti d’invidia.Chiamato un famoso architetto da Torino, esperto in palazzi medievali, iniziarono i lavori che, in soli tre anni, portarono a termine un’opera unica nel suo genere.

Il ” bel castello” che è n’è uscito fuori è la riproduzione fedele di una autentica fortificazione, con ben 4 torri, fossato, ponte levatoio e portone con griglia a scomparsa.  Le torri sono tutte merlate e le mura racchiudono un cortile (oggi sommerso dalla vegetazione) con un bel pozzo artesiano in pietra e ferro battuto.
Il complesso, ai giorni nostri, giace in stato di abbandono e le sue stanze, riccamente affrescate, sono state svuotate.
Il tetto è stato parzialmente sistemato di recente. Quasi tutti gli infissi e le porte sono accatastate in modo ordinato, come se qualcuno avesse iniziato opere di restauro mai portate a termine.
Dalla statale una breve strada sterrata, coperta dall’erba, porta al castello.L’ingresso è abbastanza agevole, dal muro laterale che porta nel cortile.  Già la facciata posteriore lascia “a bocca aperta” ed attira lo sguardo, come una calamita, verso l’unica torre a pianta circolare che racchiude la scala nobile.
Altre due rampe, invece, poste ai lati, portano ai seminterrati, ai piani alti e alle altre torri.

Prima di entrare ci soffermiamo sotto il porticato e l’ingresso principale.
Tutti i soffitti sono finemente decorati e gli stemmi di famiglia sono ovunque ma colpisce all’occhio la scritta che sembra riportare “LITIS” posta sopra l’ingresso principale, forse a voler ricordare gli anni passati a combattere il parentado ( seppure, come ci segnala l’utente Antonio Baldini, la scritta non sia realmente “litis” ma “jhs” che sta per “jesus hominorum salvator”, presente tantissime volte sugli architravi di ingresso a simboleggiare la fede del proprietario.)
Entriamo subito nelle due principali stanze al piano terra, senza alcuna difficoltà. Le porte sono aperte.
Sono pulite e non c’è eccessiva umidità. Quindi gli affreschi non hanno subito gravi danni, eccezion fatta per i ricordi lasciati dai soliti ignoranti che hanno inciso sui muri ogni genere di ingiuria.
Le pareti sono completamente affrescate con scene puramente bucoliche o narranti la storia del paese e dei suoi nobili.

I Soffitti a cassettoni sono perfettamente conservati e decorati e si alternano a finestre con vetri policromi… Rimaniamo in silenzio per un po’, solo ad ammirare questa magnificenza, prima di cominciare a fotografare.
Altre stanze, sempre al piano terra, presentano altre decorazioni più o meno elaborate ma una, in particolare, “salta all’occhio” perché è l’unica con una boiserie in legno intagliato, fino a metà parete.
Scendiamo nei sotterranei, decisamente malmessi, dove troviamo la grande cucina dotata di montacarichi per portare le vivande al piano superiore.
Mentre giriamo armati di torcia notiamo come i muri, in alcuni punti, nascondano alcune intercapedini simili a passaggi segreti. Proviamo a esplorarle e vi passiamo “a stento” ma non sembrano portare in alcun luogo.
Nella stanza vicino alle cucine c’è ancora il grande impianto di riscaldamento : è una vera opera unica poiché, considerato il periodo di edificazione, i condotti ben progettati portavano l’aria calda in tutto il castello.Salendo le scale si arriva alle stanze superiori, tante, tra le più piccole e le più ampie, tutte con i soffitti decorati a “gusti” e modi sempre diversi.

Anche le balconate coperte, che collegano diverse parti del castello, sono completamente dipinte, così come i corridoi e la scala a chiocciola nella torre rotonda.Riuscire a trovare le inquadrature migliori non è cosa facile; ad ogni passo si aprono dinnanzi a noi nuovi colori, nuove luci e nuove prospettive… sembriamo bambini in un parco giochi, sempre più entusiasti ad ogni gradino che saliamo.
Tutti i pavimenti, eccetto uno esterno in legno ormai marcio, sono in ottime condizioni e non sembrano esserci grossi pericoli. Solo in pochi punti la pavimentazione mostra alcuni buchi, ma la struttura nel complesso sembra solida.
Dall’alto si ammira una splendida vista su tutta la zona e sul bel cortile.
Si possono notare i lavori di ristrutturazione del tetto, non del tutto finiti. Da sotto, la travatura è sana e speriamo che i lavori almeno delle coperture vengano terminati per preservare questo autentico gioiello architettonico.
Sembra incredibile che un tal maniero sia stato lasciato a morire così, senza nessuno interessato a prendersene cura.
Ma, si sa, considerato come una ” copia “, viene sminuito di valore e quindi il comune ha certo più interesse a mantenere il castello “autentico”.Continuerà a guardare, con invidia, il “gemello” poco distante, ma la “vera star” è lui! Ed ogni bambino che giocherà nel parco del paese volgerà il suo sguardo verso il “falso” castello medievale esclamando “Oh che bel castello…

…per vedere altre foto del castello abbandonato, visita questa pagina.

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Stefano Barattini
Stefano Barattini
Fotografo dal 1979, e grande amante di viaggi. Dal 1990 inizia la collaborazione con la rivista Mototurismo e in seguito Scooter Magazine. Attualmente ha trovato nell'esplorazione urbana il suo maggiore interesse. Ha pubblicato vari libri a riguardo, e collabora con alcuni progetti importanti, tra cui il suo gruppo "Manicomio Fotografico".

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