Sono anni che notiamo questo bellissimo palazzo, in stato di abbandono.
Data la sua posizione molto esposta, non è facile penetrare nell’edificio senza essere scambiati per malintenzionati.
Di accessi da strutture adiacenti non se ne parla, essendoci negozi, uffici ed abitazioni tutte intorno, con persone che vanno e vengono di continuo.
Motivo per cui spesso è meglio provare a parlare con enti, eventuali proprietari o forze dell’ordine, per evitare spiacevoli malintesi.
Una volta entrati, immediatamente ci rendiamo conto dell’assoluta unicità di questo luogo.
L’umidità e l’affollamento dei piccioni rendono l’aria pesante e ci fanno capire perché i mobili sembrino letteralmente squagliati.
Il piano nobile è di notevole fattura e si passa da stanze ammobiliate e perfettamente affrescate, ad altre decadenti e appesantite dal lento trascorrere degli anni.
Una libreria piena di volumi antichi è andata irrimediabilmente persa e ormai può essere solo un soggetto fotografico.

L’atmosfera del luogo è surreale. I tendaggi sono ancora in ottimo stato.
Troviamo lampadari integri in ferro battuto, altri in vetro che non hanno retto il passare del tempo, poltrone pregevoli, il solito immancabile pianoforte a muro ed uno stupendo e raro pianoforte a coda, i cui tasti risultano incastrati dall’umidità.
Ogni stanza è piena di scorci e lasciti di estremo interesse.
I tavoli e gli armadi sono ancora pieni di lettere, vestiti e oggetti di vita quotidiana.
Viene subito voglia di tuffarsi nella vita di chi ha solcato questi pavimenti qualche decennio prima.
Voci locali dicono che la signora di casa abbia perso un bambino e ha deciseìo di ricordarlo con immagini appese su tutti i muri di casa. Effettivamente troviamo alcune probabile prove di questo triste racconto.

Alcuni cassetti sono fuori posto e il vestiario è sparso sul pavimento.
Questi particolari ci raccontano che non siamo i primi ad aver messo piede qui dentro.
Opera dell’ultimo erede, fattosi vivo dopo la morte della sua antenata?
Così pensano i locali che conobbero la famiglia. E la tesi pare avvalorata da alcune lettere trovate in giro. Nessuna certezza, comunque.
L’unica sicurezza è che la stabilità della struttura non è delle migliori. In alcune stanze il soffitto è precipitato, contribuendo allo sfacelo di questo luogo incantevole.
Il retrocucina ci svela particolari di vita quotidiana congelati nel passato: cibo servito a tavola e mai consumato, calze appese e mai più ritirate.
Il piano superiore, pieno di guano e gravemente pericolante, ci presenta una camera con letti in ferro battuto e una collezione di bottiglie vuote di amari, flaconi medicinali, deodoranti e scatole.
Praticamente, l’ultimo ospite della magione, invece di smaltire i rifiuti, preferiva conservarli ordinatamente in soffitta. (Beh, ognuno ha le sue manie! Vogliamo parlare di chi ama visitare posti abbandonati?)

Sembra che l’edificio appartenesse ad una signora di famiglia facoltosa, morta da almeno 25 anni, e che non ci siano attualmente eredi in vita.
Il palazzo è fermo nell’oblio, oblio che non traspare immediato dalle sue facciate e che solo ad una acuta osservazzione si può notare.
Così, nell’andirivieni quotidiano, migliaia di persone, ogni giorno, sfiorano queste mura, con noncuranza, senza soffermarsi a guardare le crepe sulle pareti, l’intonaco scrostato, le finestre e le porte perennemente accostate.

Ed è proprio la noncuranza la piaga maggiore dei nostri tempi.
Se ognuno di noi provasse ad essere più curioso, ad interessarsi di più a ciò che lo circonda, siamo certi che le cose potrebbero migliorare.
Quindi il nostro consiglio è semplice : siate curiosi!

Qui, il video esplorativo: https://www.youtube.com/watch?v=vrYvy5bCHUw

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Alessandro Tesei
Alessandro Tesei
Fondatore ed admin di Ascosi Lasciti, creato per radunare alcuni tra i migliori esploratori urbani, da sempre innamorato dei luoghi dimenticati. Vincitore di numerosi premi internazionali in ambito documentaristico e reportaggistico. Si occupa essenzialmente di videomaking, fotografia e graphic design.

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