Il gigante addormentato

Da Settembre 26, 2014 Ottobre 28th, 2017 ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE, LOMBARDIA urbex

10486184_912399045453984_192397654333596212_oOggi desideriamo portarvi all’interno di un vero gioiello architettonico.
Una vera opera come mai ne abbiamo viste prima e che, per la sua importanza, è stato sottoposto, nel 1980 dal Ministero per i beni culturali, a vincolo di tutela come monumento di archeologica industriale.
Si tratta di un grande cementificio sorto in Lombardia nel lontano 1883, che, crescendo nel corso degli anni, arrivò a raggiungere gli attuali venticinquemila metri quadrati di superficie calpestabile.
È stato il primo in Italia nel suo genere e, a lungo, il più grande ed innovativo d’Europa.
Purtroppo capita spesso che grandi industrie e opifici, veri fiori all’occhiello del nostro paese, siano andati lentamente e inesorabilmente verso il declino fino alla chiusura definitiva, complice la concorrenza di paesi con mano d’opera a basso costo.

Questo gigante di cemento si trova in pieno paese. Il suo accesso è difficoltoso a causa del continuo passaggio, soprattutto pedonale.
Doveroso ricordare che occorre prestare la massima attenzione, a causa delle numerose aperture nelle pavimentazioni.
Ciò che colpisce al primo sguardo è la grazia che riesce a mantenere nonostante la mole massiccia.
La facciata presenta elementi architettonici pregevoli, con ricchi ornamenti.
I percorsi aerei necessari per il trasporto dei materiali si trovano a grande altezza e sono sostenuti da bellissime arcate in cemento armato.
Sempre del solito materiale sono i colonnati in stile dorico che si trovano nella parte alta del complesso.
Mentre, nella parte inferiore, i grandi locali ospitano enormi archi in sequenza, tanto da sembrare le miniere di Moria de “Il Signore degli Anelli”.10467137_912398938787328_3969823969731985701_oDetto questo entriamo e cominciamo a visitare la parte bassa.
Gli ambienti sono davvero enormi, disposti su diversi piani e quasi completamente al buio.
L’unica illuminazione filtra dalle aperture del soffitto, bocche di ispezione dei forni, che, grazie all’umidità presente e al pulviscolo, crea bellissimi fasci di luce.  Gli spiragli luminosi evocano l’ interno di un’astronave aliena. Ed è assolutamente necessaria una buona torcia accompagnata da scarpe robuste con scuola spessa, per camminare sui detriti senza rischiare le caviglie.
Siamo in cinque e, per non intralciarci, decidiamo di dividerci mantenendo il contatto via radio, per ogni evenienza.
A ogni angolo si presenta un nuovo scenario, un misto tra ambienti spaziosi e cunicoli che probabilmente servivano all’ispezione.
In alcuni passaggi notiamo transenne e protezioni; scopriamo quindi che in tempi recenti sono state organizzate visite guidate lungo un percorso obbligato messo in sicurezza.
Saliamo lungo un piano inclinato per raggiungere la parte superiore e restiamo letteralmente a bocca aperta di fronte alla quantità di colonne che, in file ordinate, si perdono in lontananza.

E’ la sala nel cui pavimento si trovano le bocche di ispezione, spesso poco visibili e quindi occorre fare molta attenzione.
Passiamo diverso tempo a cercare la migliore inquadratura, cosa non facile a causa delle infinite possibilità offerte.  Una balconata sul retro mette in mostra le alte arcate che sorreggono i passaggi aerei, di straordinaria bellezza.
Si può salire ancora lungo un altro piano inclinato per raggiungere i locali delle ciminiere, (ben 6) dai quali sarebbe possibile, tramite una scala a pioli, salire sul tetto. Non sembrerebbe difficile, ma per questioni di sicurezza non osiamo oltre.
Da qui si accede finalmente ai percorsi aerei.
Su tutti, come sui piani declivi e in altre parti del complesso, sono ancora presenti le rotaie per i carrelli dei materiali, e, in alcuni punti, delle piccole piattaforme girevoli per il cambio di direzione. Un’opera decisamente notevole.
Il percorso non presenta difficoltà ed è ben protetto, ma siamo tremendamente in alto, tra l’altro ben visibili dalle abitazioni circostanti, quindi… meglio fare in fretta.
Arrivati a metà strada ci giriamo per ammirare nella sua interezza questo gigante, e rimaniamo colpiti dall’imponenza e al tempo stesso dalla leggerezza della sua struttura. Facile capire perché sia stato posto sotto vincolo architettonico.
Il nostro giro si conclude, e fa piacere sapere che c’è un importante progetto di rivalutazione dell’intero complesso del quale riporto l’obiettivo principale:
“Trasformare questo monumento di archeologia industriale da fabbrica abbandonata, in una fabbrica della cultura, del lavoro e del tempo libero quale forum di funzioni polivalenti, luogo di aggregazione affascinante ed innovativo dove potersi incontrare, riposare, lavorare, fare cultura e formazione.”

Speriamo che non sia la solita storia ….e che questo progetto vada in porto !

 

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Stefano Barattini
Stefano Barattini
Fotografo dal 1979, e grande amante di viaggi. Dal 1990 inizia la collaborazione con la rivista Mototurismo e in seguito Scooter Magazine. Attualmente ha trovato nell'esplorazione urbana il suo maggiore interesse. Ha pubblicato vari libri a riguardo, e collabora con alcuni progetti importanti, tra cui il suo gruppo "Manicomio Fotografico".

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