Il guardiano del manicomio

Da Ottobre 21, 2014 Ottobre 28th, 2017 LUOGHI INFESTATI, OSPEDALI e MANICOMI, VENETO urbex

Ecco un complesso di edifici abbandonati da evitare, specialmente da soli e all’imbrunire.a47La nostra visita inizia in un famoso ospedale in disuso.
Le struttura è abbandonata da anni, per obsolescenza, e infatti troviamo stanzoni vuoti e malconci.
Sulla scalinata, vediamo uno dei tanti brutti ceffi che occupano queste zone.
E’ un’eventualità possibile, quando si esplorano certi luoghi.
L’importante è prendere in mano la situazione, provando a simpatizzare.
E di fatto, con questo gesto, riusciamo non soltanto ad evitare situazioni spiacevoli, ma anche ad ottenere preziose informazioni : eccetto il lettino dell’obitorio, l’ospedale è stato svuotato.
Scopriamo inoltre l’esistenza, nei paraggi, di un ex manicomio affiliato, meglio conservato.
Ultima raccomandazione : stare attenti al pazzo con la catena.
In cinque minuti di viaggio, troviamo l’immenso complesso psichiatrico.

Non si tratta di un’ unica struttura, ma di più padiglioni, ognuno grande come un ospedale di provincia. Nuovo obiettivo? visitare più reparti possibili.
Entriamo nel primo. Non è facile mantenere la calma : le stanze sono buie e i soffitti scricchiolano. Inoltre è viva nella mente la figura del pazzo di cui siamo stati ammoniti.
I vani sono pieni di scaffali di radiografie e cartelle cliniche, deteriorate dal tempo e dai topi.
Nelle sale, lettini e comò arrugginiti accanto ad armadi pieni di panni ingialliti.
Madonnine e crocefissi sono gli unici ospiti fissi di questi luoghi dimenticati.
Tanti dei successivi settori, sono sbarrati e inaccessibili.Gli altri, non meno suggestivi, mostrano una serie di arredi tipici : lettini ferruginosi, attrezzi sanitari ben poco sterili, e camici tutt’altro che candidi.

In un reparto, ritroviamo una cosa familiare, già scovata in un vecchio ospedale per la cura della tubercolosi: un fornetto crematorio.
L’aria qui è greve, appesantita da fiocchi di polvere svolazzanti.
Arrivo nelle gigantesche cucine, capovolte nel disordine.
Tra i vari utensili opachi d’intonaco, saltano all’occhio una serie di macchinari molto antichi, che un collezionista non ignorerebbe.
Nel complesso sanitario, non manca una chiesetta per i pazienti : giace nascosta dalla vegetazione incolta, semidistrutta e spoglia, escluso l’altare ed i rilievi ornamentali ben dettagliati.

L’ex ospedale psichiatrico è conosciuto per alcuni accadimenti ed è farcito di superstizioni .
Edificato nei primi del novecento, ha vissuto quasi un secolo, fino all’inizio del suo declino : l’anno della celebre legge Basaglia, varata a sfavore dei manicomi italiani.
Una delle tante credenze, narra che si sentano ancora le urla disperate dei pazienti, lasciati soli dopo la chiusura imposta dallo Stato.
Ad una stanza, in particolare, viene attribuita questa caratteristica : sono quattro mura, con incisioni poche rassicuranti, che ospitarono una ragazza schizofrenica.

Un’altra leggenda racconta che, nell’aprile del ’45, una truppa tedesca in ritirata si fosse fermata a seppellirvi un tesoro, frutto delle razzie compiute nella zona.
Sarebbe infatti stato reperito un foglietto, addosso ad uno dei militari annegati, in cui era citato più volte il manicomio (irren-haus) e la parola “gold”.
Ed infine non manca la storia di un fantomatico deposito sotterraneo pieno di armamenti, delle solite truppe naziste.
Ma l’unico racconto fondato descrive il famoso “pazzo con la catena”.
Conosciuto come il guardiano dei reparti psichiatrici, trattasi di un energumeno, un certo Piccià, postino in pensione che, autoproclamatosi custode, compie vere e proprie ronde armate per scacciare chiunque provi a entrare.

…per vedere altre foto del complesso ospedaliero, fai click qui.

 

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Alessandro Tesei
Alessandro Tesei
Fondatore ed admin di Ascosi Lasciti, creato per radunare alcuni tra i migliori esploratori urbani, da sempre innamorato dei luoghi dimenticati. Vincitore di numerosi premi internazionali in ambito documentaristico e reportaggistico. Si occupa essenzialmente di videomaking, fotografia e graphic design.

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