Ritrovamenti a catena

Nelle ville e nei palazzi si rinvengono lettere, documenti, corrispondenze di ogni tipo, che raccontano molto a chi sa osservare.
Raccontano di famiglie e generazioni ormai estinte o di possedimenti perduti, spesso affidati ad enti incompetenti e lasciati nell’oblio senza più manutenzione.
Raccontano di come le ricchezze e gli sfarzi, costruite e mantenute per decenni, siano state solo vane illusioni, imperi finanziari e immobiliari disgregati in una manciata d’anni.
E’ facile immaginare il sorriso compiaciuto del vecchio marchese, ignaro che, un secolo più avanti, alcuni ragazzi incoscenti avrebbero giocato tra le rovine di casa sua, spoglia e decrepita.
Gli imperi dell’uomo sono mere illusioni : è quello che più constatiamo dalle nostre esplorazioni.
Il luogo di oggi ne è un chiaro esempio.
Trattasi di uno dei tanti possedimenti abbandonati e della triste storia dei nobili proprietari locali.
Il palazzo che mostriamo fu la loro prima residenza, in un piccolo paesino dell’entroterra.
La cosa davvero curiosa è il mezzo tramite cui siamo venuti a conoscenza di questo luogo.

Tutto è iniziato con l’esplorazione di una villa abbandonata : Villa marchesa.
Quella fu la dimora dell’ultimo erede in vita, in cui abbiamo trovato menzione dei possedimenti limitrofi e della palazzina che accingiamo a esplorare.
Capire come entrare non è difficile, essendo spalancata addirittura la porta anteriore.
L’interno si rivela inizialmente molto particolare, giacchè il pianoterra è stato recentemente riutilizzato da qualche ente turistico: al suo interno rinveniamo scaffalature di prodotti tipici.
La data di scadenza, delle confezioni integre, ci permette di datare a sei anni questo stravagante caso di abbandono nell’abbandono.
Ed è un vero peccato perché l’arredo, composto per lo più da tavole in legno massello, è tanto rustico quanto pregevole e facilmente riutilizzabile.

Da qui, si accede al resto del palazzo, le cui condizioni peggiorano man mano che saliamo.
Al primo piano ci imbattiamo in quelli che supponiamo essere gli ex alloggi della servitù, con parte dell’antica mobilia, sedie, scaffali.
Salendo, è di forte impatto emotivo trovare il piano nobile, preda dei cedimenti strutturali.
Grossi soffitti, finemente affrescati, sono parzialmente crollati ed inquietanti crepe si intravedono tra ciò che resta della carta da parati, diramandosi in ogni direzione.
I grezzi servizi igienici, fin troppo datati, ci suggeriscono chiaramente come questa porzione di palazzo sia dimenticata da almeno 50 anni.

Come al solito, non ci resta che indignarci per lo stato in cui beni storici vengono lasciati, in attesa che il prossimo terremoto finisca i lavori di smantellamento, tra il finto sgomento dei politicanti di turno e l’indifferenza colpevole della popolazione.

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Alessandro Tesei
Alessandro Tesei
Fondatore ed admin di Ascosi Lasciti, creato per radunare alcuni tra i migliori esploratori urbani, da sempre innamorato dei luoghi dimenticati. Vincitore di numerosi premi internazionali in ambito documentaristico e reportaggistico. Si occupa essenzialmente di videomaking, fotografia e graphic design.

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