ARCHEOLOGIA INDUSTRIALELUSSEMBURGO urbex

Terre Rouge

Da Febbraio 14, 2015 Aprile 1st, 2020 Nessun commento

Con avvincente ottimismo, e pieni d’ intenti esplorativi, spingiamo per arrivare alla prossima meta del nostro primo ” viaggio urbex ” franco-belga.

Ahimè, le prime sconfitte non hanno tardato ad arrivare: dopo aver riscoperto luoghi mozzafiato ci siamo accorti che non eravamo i soli dentro la struttura abbandonata. Presi da un po’ di timore di essere scoperti in terra straniera abbiamo quindi deciso di riporre cavalletti e aspettative sulle nostre spalle e tornare in strada. L’amarezza è stata parecchia.
Il secondo colpo basso che la sfortuna ci ha giocato è stato in una cittadina industriale, dove il cantiere (ancora attivo per riqualificare la struttura) ci ha impedito l’accesso al Bureau Central.

Sono cose da tenere da conto, o no?
Non concordo a pieno con qualcuno che ha annotato questi “inaccessible” come fallimenti sul nostro piano di viaggio, perché queste mancate esplorazioni sono stati degli imprevisti. Cosa avremmo potuto fare? Nasconderci in una stanza ed aspettare con il cuore in gola che “l’intruso” se ne andasse? Osare ad entrare in un cantiere e cercare un pertugio, con il rischio di essere “fermeé” o peggio ancora di essere “emprisonneé”? Non possiamo mai sapere cosa può accadere: è tutto incerto quando si affrontano le esplorazioni urbane e può andar bene come può andar male. Certo è che rimane un’amarezza in bocca senza fine, specialmente perché non capita tutti i giorni di fare un viaggio del genere.

Tuttavia, è inutile stare a cercare passaggi impossibili e fare teorie assurde quindi, con l’aiuto da casa per chiedere coordinate e indicazioni, (alle volte può sfuggire qualcosa dagli itinerari) ci siamo diretti verso Lussemburgo, alla volta, per la mia gioia, della fabbrica abbandonata Terre Rouge.

Costruita nel 1872 e dedicata all’estrazione e lavorazione dell’acciaio, giace adesso dormiente e devastata dal 1997. L’associazione ARBED, acquistò lo stabile nel 1937 ma le fornaci chiusero nel 1977 (l’ARBED è adesso parte del gruppo Arcelor/Mittal). Le fornaci, dopo la loro definitiva chiusura, furono demolite, ma gran parte dello stabile giace ancora lì, al di là di una piccola ferrovia.

Il Terre Rouge è un gigante silenzioso e polveroso, amaro, e non a caso, dai colori caldi ed avvolgenti. Passata la ferrovia ed entrati nell’area, si giunge ad una grande spaccatura che regala un’immagine vertiginosa: un lungo canale passa infatti sotto ad alcuni macchinari giganteschi, dai colori scuri e grigi che contrastano a meraviglia con l’insana acqua blu del canale. Passare lungo lo stretto argine è d’obbligo per poter effettuare uno scatto di prospettiva ai macchinari e per giungere ad un’insicura scala che si arrampica fino in cima al Terre Rouge. Abbiamo salito i gradini uno per volta e con decisione, per non pensare ad un eventuale crollo della scala…

Arrivati in cima allo stabile si può godere di tutta la vastità dell’industria. Infinite prospettive dai colori caldi e rugginosi seguono un intersecare di binari e sentieri di ferro, testimoni della pesantezza del passato.
Tutto è solido e tutto è massiccio al Terre Rouge, tutto è imponente e tutto è…abbandonato a se stesso.

Grazie per aver spinto fino a qui la tua CURIOSITA’. La stessa che ci spinge a fare esplorazione urbana, in luoghi pericolosi, per raccontarteli.
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Elvira Macchiavelli
Elvira Macchiavelli
Elvira Macchiavelli fa parte del gruppo toscano. Studia scienze della formazione a Firenze, coltivando l’interesse per la scrittura. Molto attiva nel panorama urbex nazionale, ha un canale youtube "Where Elvi production urbex trip", un blog "Urbex at Info!" e ricopre inoltre il ruolo di membro fondatore del sito "esplorazioniurbane.it".

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