Un locale famoso e ben fornito. Aperto dalla fine degli anni ’60, questo disco-club è stato ai vertici della movida marchigiana…e non solo!
Tappeti e divani che richiamano l’Oriente, i migliori djs alla consolle, la posizione a due passi dal mare e i giochi di luce suggestivi non sono bastati a salvare dalla chiusura questo locale molto gettonato, nel quale anche io partecipai ad alcuni eventi come animatore(… ma questa è un’altra storia!)

Nascita, successo e il rapido declino
. Il suo costruttore volle seguire la linea di un noto locale ligure che ebbe grande successo, ma purtroppo, come spesso accade, la gestione passò di mano in mano fino alla rovinosa chiusura di qualche anno fa’. Nemmeno l’entourage di un noto atleta locale bastò per riaprire.
Un vero peccato se guardiamo gli scatti che ho “rubato” per voi. La struttura si divide in due ambienti interni e tre esterni, quindi, oltre alle due sale al coperto disponeva di altri tre ambienti musicali nel giardino.
“Le Jardin” ha una sala centrale contraddistinta da una grande pista da ballo circondata da una serie di tavoli e altri due ambienti più piccoli, chic e raffinati.

Vari servizi distribuiti in più stanze. La discoteca offriva un edificio adibito a ristorante con circa un centinaio di coperti. Al suo interno troviamo disordine solo al pianterreno, e tutto sommato anche le cucine sembrano in buono stato. Salendo al piano superiore troviamo gli uffici, e anche qui tutto sembra fermo alla chiusura, eccezion fatta per qualche foglio sparso per terra. La sala “invernale” è in completa autodistruzione, le infiltrazioni sono onnipresenti, ed le sue mura in cartongesso hanno reso più rapido il declino del posto… forse tra qualche anno, con la giusta umidità, resteranno solo le macerie.

E ora spostiamoci nella zona  adibita a lounge bar. Essa sembra perfettamente conservata, ancora appese al muro possiamo trovare vecchie foto ricordo con Gerry Scotti e Raul Bova, entrambi di ritorno dagli anni ’90. Ai lati della stanza ci sono le sedie e i materassini per i divanetti ordinatamente accatastati. Lo stesso vale per le cucine, tutto sembra a posto e in ordine. Non presenta atti di vandalismo, tranne i segni dei carpentieri, effettuati penso per un tentativo di ristrutturazione.Tutto l’esterno, specialmente il perimetro, è invaso dalla vegetazione, mentre le piste da foglie secche e sporcizia. Anche la zona bar esterna ha vissuto momenti migliori, magari servendo qualche cocktail particolare ed eleaborato, mica come oggi che se vai a ballare in discoteca ti rifilano della broda non meglio identificata. In compenso la strobosfera versa in buone condizioni.

Che dire nel complesso? Tutta la location è in discrete condizioni strutturali, ma le intemperie unite allo scorrere inesorabile del tempo rendono l’abbandono abbastanza evidente. Per recuperare e ristrutturare il tutto ci vorrà un’ingente investimento, per non parlare della sala invernale che a causa dell’umidità dovrebbe essere rifatta da zero. Ma non fantastichiamo, purtroppo come spesso accade, questo luogo è sotto mire giudiziarie, quindi ormai non ci resta che ammirarlo e ricordare i tempi andati…

 

Grazie per aver spinto fino a qui la tua CURIOSITA’. La stessa che ci spinge a fare esplorazione urbana, in luoghi pericolosi, per raccontarteli. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage.
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Francesco Coppari
Francesco Coppari
Nato nel 1986. Fotografo per passione dal 2007. Appassionato di fotoreportage, ha trovato nell’Urbex un altro modo di raccontare storie. Tra le altre cose si occupa di gestire il nostro affiatato Gruppo Facebook.

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