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Una domenica di Giugno, in giro a esplorare luoghi abbandonati, decidiamo di andare a fare qualche scatto in un’ università speciale. La facoltà in questione fu colpita pesantemente dal terremoto del 6 Aprile 2009 che lesionò gravemente aule didattiche e dipartimenti, togliendo purtroppo, la vita a molti studenti.

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Giungiamo sulla collina e attraversiamo il vasto bosco vicino sul quale è ubicata l’università abbandonata. La prima cose che ci colpisce sono le altissime conifere che, con le loro lunghe punte, sembrano voler accarezzare il cielo.
Mano a mano che camminiamo lungo il bosco cominciamo a intravedere uno degli edifici che facevano parte della facoltà. Si tratta di una imponente struttura che nacque per volere di Mussolini come colonia montana estiva e che ospitava i figli dei marinai provenienti da tutta Italia. Poi negli anni ’70 fu adibita a università.

Il complesso è circondato da una rete abbastanza alta. Comprende vari edifici, ma decidiamo di esplorarne velocemente solo uno, per mancanza di tempo. Trovato un punto aperto nel recinto, con molta pazienza lo oltrepassiamo. Solo dopo esserci avvicinati alla struttura possiamo notare i grandi segni del sisma e lo stato attuale delle mura esterne.
Le porte sono tutte chiuse ma riusciamo a entrare tramite una finestra scorrevole che non era stata bloccata dall’interno. La visita, come accennavo prima, è veloce e “superficiale”. Ciò che vediamo e su cui soffermiamo gli scatti fotografici sono i lunghi corridoi, le stanze e i tavoli su cui sono poggiate pile di tesi di laurea, i vani pieni di libri di matematica, fisica e chimica, gli spazi con pc e stampanti, i pavimenti tappezzati da floppy disc e cd di vari software e, infine, gli sgabuzzini con attrezzature di ogni tipo.

In molti penseranno che sia ovvio, quando ci si reca in questi posti dismessi, essere circondati dal silenzio. Ma in questa esplorazione, il silenzio che percepiamo è diverso. Trasmette angoscia ed un profondo senso di depressione. La mente si blocca. Non riesce a vedere al di là delle macerie. Non vede il professore seduto sulla sedia del suo studio; non vede lo studente attraversare i corridoi o salire-scendere le scale o la laureanda ferma a leggere gli annunci affissi in bacheca; non vede gruppi di studenti  parlare del successo/insuccesso per l’esame appena dato. Non ci riesce, tanto è il profondo senso di disagio che può percepire tra le mura diroccate di questa università abbandonata. Si vede solo desolazione. E un calendario, fermo alla data del disastroso terremoto, rammenta ciò che si vorrebbe dimenticare.

Se questa università abbandonata ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una lista di edifici scolastici abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati in Abruzzo?

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.
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