Riflessi d’Epoca

Da Luglio 14, 2015 Novembre 9th, 2017 PALAZZI, VILLE e CASTELLI, SVIZZERA urbex

“Com’è vero che nel vino c’è la verità, ti dirò tutto, senza segreti.” William Shakespeare

Questa villa abbandonata per me fu molto importante, segnò la nascita della mia passione e fu uno dei primi posti abbandonati che visitai, trovandosi abbastanza vicino a dove vivo.
La si vedeva già da lontano, immersa nel verde. Si trovava sul lungolago di Melide, nella zona conosciuta come “alle cantine”.
E, nonostante i suoi giorni contati, un tempo si specchiava ancora vanitosa nel lago sottostante.

Villa Branca é sorta da quelle che erano semplici cantine. È stata l’esempio più importante d’architettura eclettica-liberty sul lago Ceresio, ed é stata descritta come di un fantasioso stile Medioevale che si situa tra il postromanico e il floreale, arricchito con bifore e trifore goticheggianti.
La sua bellezza era coperta da un velo opaco di tristezza che avvolgeva chiunque vi mettesse piede. Giardini pensili e pergolati situati nella parte alta della proprietà aggiungevano un ulteriore fascino alla dimora. Al pian terreno del corpo centrale si trovavano le due entrate principali: una per la cantina e una per la residenza privata.

Villa Branca soffriva.

I due ingressi, con tanto di porta decorata e leoni di pietra che li sorvegliavano, erano stati murati dall’interno, come per impedire che la villa urlasse il suo dolore. Le finestre, bloccate con spranghe di legno, impedivano alla luce della speranza di oltrepassare i vetri opachi. Molte tapparelle a nastro si erano strappate, chiudendosi come ghigliottine, decapitando per sempre la luce del sole. Nei piani superiori erano situate raffinate stanze dai soffitti affrescati e dalle graziose carte da parati.

In alcune sale erano presenti pregiati caminetti di marmo che qualche sciacallo ebbe l’idea di asportare e utilizzarli per la propria casa, sebbene alcuni di loro si fossero salvati, soprattutto il più grande e il più bello che si trovava nella maestosa sala aggiunta negli anni ’20. Essa era una della sale più belle della dimora, anche se molto danneggiata a causa di importanti infiltrazioni d’acqua provenienti dal tetto, che avevano rovinato buona parte dei coloratissimi affreschi.
Sopra il camino, affrescato sul muro, si trovava il grande stemma della famiglia Branca. Il salone era rivestito alle pareti di una preziosa boiserie e il soffitto era in cassettoni di legno finemente decorati con motivi floreali. La parete verso il lago era invece costituita da grandi finestre in piombo a vetrate colorate che ricordavano lo stile gotico.

Villa Branca era stupenda.

Il corpo centrale venne ultimato verso il 1912, al quale nel 1920 fu aggiunta per opera dell’architetto luganese Americo Marazzi, la parte destra, nonché il salone neogotico con il grande camino. Il parco della villa si estendeva per ben 46000 metri  quadrati.
Disabitata dal 1981 dopo la morte dell’ultima proprietaria Adele Branca.
Fu tristemente demolita dopo mille contestazioni il 2 giugno 2010 per lasciare posto ad una residenza di 49 appartamenti di lusso.

Ho amato questo luogo che purtroppo oggi non c’é più e l’ho sempre visto come una vecchia ricca signora consumata dal tempo.
Anche se oggi è scomparso, il suo ricordo e la sua bellezza rimarranno per sempre impressi nel mio cuore!

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Jonathan Della Giacoma
Jonathan Della Giacoma
Classe '87 e svizzero, Jonathan è uno tra i più famosi autori nel campo "Urbex" e tra i più attivi nel progetto Ascosi Lasciti.
Attratto dalla storia, dalla bellezza estetica, dall'architettura, ha visitato edifici abbandonati in tutta europa.

Entra nella discussione 3 Commenti

  • Avatar Alessandra ha detto:

    Da quando ho scoperto la pagina Facebook leggo sempre i vostri articoli e devo dire che è sempre un piacere, sia per i contenuti sia per come riuscite a comunicare l’amore per i posti desueti e decadenti ai quali siete legati (ammetto che sono anche un mio punto debole). Non avevo però eletto il mio preferito finora e credo sia questo: la villa è (era, ahimè) già una perla rara di per sé, ma filtrata attraverso gli occhi e la memoria dell’autore è un autentico spettacolo.
    Chapeau

  • Avatar Patrizia ha detto:

    Grazie non solo per le foto e per la storia che aiutate a tramandare, ma anche per i sentimenti di rispetto e pace che accompagnano il vostro lavoro e la vostra arte.

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