Maiali della Guinea e Sperimentazione Animale

Da Agosto 22, 2015 Marzo 16th, 2018 ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE, LOMBARDIA urbex

Ogni tanto capita, girando per esplorazioni, di imbattersi in posti alquanto strani.
Non tanto per la struttura in sé, ma per la destinazione d’uso ed… i contenuti.
E’ questo il caso di una piccola industria chimica cosmetica-farmaceutica che pochi anni fa’ ha chiuso i battenti per trasferirsi altrove.
Siccome non mi piace fotografare i posti abbandonati senza conoscerne la storia, ho cercato documentazione in giro per la rete.
Poche però sono le informazioni reperibili, limitate ad un paio di laconici articoli che denunciavano la mobilità per i dipendenti che vi lavoravano.
Decido dunque di indagare sul posto e, con alcuni amici esploratori già pratici del luogo, cominciamo la visita .
Si accede con facilità e ci si trova nella parte retrostante il complesso che forma una “U” con l’ala destinata ai magazzini, alla centrale termica e a macchinari vari.
Più avanti si trovano la parte centrale con gli uffici e l’altra ala, il cui incredibile contenuto sarà descritto più avanti.

Dal punto di ingresso si accede alla centrale termica e altre apparecchiature.
I locali non sembrano invasi da amianto ma le precauzioni non sono mai troppe : guanti e mascherina sono sempre consigliati.
Dentro c’è poco o nulla ma la luce crea interessanti contrasti.
Da qui si accede senza difficoltà ai laboratori.
La decadenza è notevole e l’umidità elevata ha staccato l’intonaco che si è depositato ovunque.
Sono ancora presenti, non distrutte dai vandali, provette e beute, qualche imbuto e flaconi con chissà quali sostanze. Poi i classici banconi piastrellati da laboratorio e alcuni faldoni ormai fradici, impossibili da consultare.
L’ambiente è molto suggestivo e non è facile trovare il giusto punto di ripresa per renderlo al meglio.

La visita prosegue in una zona sotterranea molto buia, con altri macchinari di cui non si capisce bene l’utilizzo.
Il passaggio agli uffici rimane in vista, dalla strada: bisogna fare attenzione anche alle case vicine.
Prosegue il giro veloce.  In questa zona non c’è nulla di interessante e non vale la pena perderci tempo.
Quando i miei compagni erano entrati qui la prima volta, non era possibile accedere all’ultima parte del complesso perché tutte le porte erano chiuse.
Questa volta, invece, un varco che dà sul cortile interno è miracolosamente aperto e, per noi… si è aperto un mondo!
Entriamo e saliamo subito le poche scale che ci portano al primo piano.
Cominciamo a girare e notiamo molte apparecchiature particolari.  Cominciamo a fotografare, e ad un certo punto, in fondo a un corridoio abbastanza buio, vediamo qualcosa di strano.

Solo avvicinandoci con le torce capiamo che si tratta di gabbie.
Tutto il piano è formato da stanze contenenti gabbie per animali, dalle più piccole per topi e cavie, alle più grandi per i cani.
Rimango bloccato, a metà tra l’orrore di quello che doveva rappresentare questo luogo e la curiosità di proseguire nel percorso.
Vince la seconda emozione e proseguo.  Tutto è pulito, senza alcuna traccia dei poveri “ospiti” costretti a una vita senza alcun futuro, ma il posto è davvero inquietante.
Al secondo piano una nuova stupefacente scoperta : laboratori d’analisi con macchinari e apparecchiature di precisione, un paio di sale operatorie e….un piccolo lettino da dissezione in acciaio.
La visita assume, sempre più, aspetti inquietanti che non mi sarei mai immaginato.
Trattandosi di un’industria che si occupa di farmaci e cosmesi è certo che gli animali servissero per testare i prodotti.

Credevo che questo posto fosse stato chiuso in via definitiva ma, da quello che ho appreso, si è solo trasferito.  Temo per la sorte di altri poveri animali.

Rating: 4.7/5. Dai voti12.
Attendere....
Stefano Barattini
Stefano Barattini
Fotografo dal 1979, e grande amante di viaggi. Dal 1990 inizia la collaborazione con la rivista Mototurismo e in seguito Scooter Magazine. Attualmente ha trovato nell'esplorazione urbana il suo maggiore interesse. Ha pubblicato vari libri a riguardo, e collabora con alcuni progetti importanti, tra cui il suo gruppo "Manicomio Fotografico".

Entra nella discussione Un commento

Lascia un Commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.