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E’ molto tempo che sentivo parlare di questa fabbrica abbandonata, una delle più famose della nostra regione.
Datata anni ’30 e nata come simbolo dell’infallibilità del regime fascista, si occupò dapprima di trimotori da addestramento e poi, con l’inizio della guerra, finì per costruire modelli bellici.
Nel dopoguerra e con l’occupazione nazista la produzione venne spostata al nord e questa fabbrica fu adibita ad allevamento di funghi.

Ed è proprio durante la guerra che lo stabilimento fu ampliato con alcuni cunicoli sotterranei, per proteggere la produzione da eventuali bombardamenti.  Dotato di due gallerie del vento lunghe 130 metri, fu il primo edificio in Italia ad avere questo sistema di sicurezza.  La scalinata del complesso, ora sopraffatta dalla natura, collegava la struttura, principalmente sviluppata su due livelli .
In questi spazi e nel grande capannone a vetri sul retro, veniva svolta tutta la produzione, tranne l’assemblaggio e il collaudo che venivano effettuati presso l’aeroporto adiacente.

Oggi sono sola in questa esplorazione. Il posto si trova sulla strada.
Parcheggio non molto lontano e inizio a girare per cercare l’ingresso.  Davanti non c’è modo di entrare, allora prendo una stradina che costeggia l’edificio e da lì mi infilo nella parte laterale del blocco principale.
La prima parte che mi appresto a visitare è il nucleo primario, dove non rimane molto, tranne qualche mobile accatastato e decine di bolle di produzione funghi.
La luce che filtra, attraverso l’edificio in stile fascista, crea un atmosfera davvero bella e ne esalta il suo particolare fascino.

Continuo la mia esplorazione : in uno dei due tunnel trovo le scritte “DUCE” ai lati. Qui posso immortalare uno degli scatti più belli della giornata, fino a quando non arrivo al capannone.
Lì mi si apre davanti una struttura bellissima, tanto affascinante quanto precaria, con il soffitto a vetri ed una scalinata in ferro per scendere al piano inferiore.
Il tetto non scherma più la luce, quasi accecante in questa zona. E’ così grande che non riesco a immortalarlo tutto nell’obiettivo.
Scendo poi ai piani inferiori, per scoprire altre meraviglie, ma purtroppo c’è solo muffa, qualche secchio ed attrezzo per i lavori. Nulla di più.

E’ stata comunque una bella esplorazione, questo posto mi ha veramente stupita, e merita sicuramente una visita prima della sua scomparsa, cercando sempre di fare attenzione, perché in alcuni punti, è davvero pericolante.

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti, con l’esplorazione urbana, ci spingiamo in luoghi talvolta pericolosi, per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage.

Se questa fabbrica abbandonata ha stuzzicato la vostra curiosità e vi siete appassionati al genere, ecco a voi un catalogo di industrie abbandonate. Altrimenti perché non fare un giro tra i luoghi abbandonati dell’ intera Emilia Romagna?

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