Cristo si è fermato ad Eboli

“Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania. Cristo non è mai arrivato qui, né vi è arrivato il tempo, né l’anima individuale, né la speranza, né il legame tra le cause e gli effetti, la ragione e la Storia.IMG_2071Così inizia il romanzo che descrive questo antico Borgo medioevale abbandonato della Lucania.
Montedoro lo chiamavano, non troppo tempo fa’, per i campi di grano che, raccontano i locali, lo circondavano a perdita d’occhio. Ma l’origine del nome risale all’anno mille, grazie all’Arcivescovo di Tricarico che chiamò il territorio Graculum (in latino, piccolo campo arato).
Ripercorrendo la storia, si scopre che quello che ora è un fatiscente agglomerato di case, nel medioevo era un importante crocevia militare sulla valle tra i dei due fiumi che scorrono paralleli.
Passato il periodo del brigantaggio, arriviamo ai giorni nostri, alla storia che tutti conoscono: quella della frana che nel 1963 costrinse buona parte degli abitanti (quasi 2000) a trasferirsi a valle.
Perchè ciò accadde? Craco poggia su uno sperone fragile, in parte di marmo e tutto il resto argilloso.  Ma la frana non fu di origine naturale.

Pare che la vera causa sia riconducibile, piuttosto, alla mano umana, tramite la costruzione di un nuovo acquedotto che avrebbe dovuto distribuire preziosa e freschissima acqua alla città vecchia.
L’acquedotto fu costruito da un amico dell’allora sindaco. Questi lavori furono svolti in fretta, causando numerose infiltrazioni, che, riversandosi nel terreno argilloso si unì all’enorme pressione che l’acquedotto poteva raggiungere, minò le radici dei palazzi del paese. Il centro abitato quindi non franò a valle in un attimo. Piuttosto, è lentamente collassato su se stesso, per la progressiva mancanza di terra sotto le case.
Nel 1972 una alluvione non fece che aggravare la situazione, definitivamente compromessa nel 1980 dal terremoto che decretò l’abbandono del borgo. Questi sono i motivo per cui ora, sopra al monte, rimangono i resti di un paese fantasma.  Alcune case sono perfettamente rimaste conservate per anni, fino ai giorni nostri, per poi essere distrutte dai soliti atti di vandalismo, sciacallaggio ed incuria.IMG_7407Dopo aver appreso queste notizie, non posso non deviare sulla tabella di marcia nel ritorno verso casa da Cosenza.
(Premetto che ho visto il film ‘Cristo si è fermato ad Eboli’ solo al ritorno da questo viaggio, quindi la mia conoscenza visiva era limitata alle ‘solite’ foto che girano in rete.)
Per arrivare a Craco, la strada si snoda dal verde boschivo della costa, al giallo ocra delle sconfinate praterie su cui troneggiano come giganti addormentati i . È come percorrere il set di un film western o un film ambientato nell’antica Palestina, con le abitazioni che si fondono col paesaggio. Quando poi appare dietro una curva, ti strappa il fiato come una fortissima emozione. (La stessa che ho riprovato guardando il film).
Il suo profilo unico, su cui svetta la grande torre, le mille sfumature delle rocce, delle terre che si fondono con i mattoni, i pochi intonaci rimasti.

Rallenti, accosti per dare il tempo alla memoria di fissare per sempre questo quadro, e inizi a vedere le case arrampicate sulla roccia con quelle finestre scure che sembrano occhi che ti scrutano, per capire chi sei e cosa ci fai lì, visto che non ci abita più nessuno.
Ecco la prima impressione di Craco: un luogo dove solo il tempo si è fermato in un’epoca incerta, ancestrale, e dove nemmeno Cristo si è fermato!
Visitarla rimane per certi versi un’esperienza unica, passeggiare per le vie deserte calpestate una trentina di anni fa’ da contadini e anziani nella loro ‘routine’ quotidiana, affacciarsi nelle case ancora rimaste scoprendo tesori di poco valore come una stufa a gas, qualche sedia, o magari un affresco nei palazzi più lussuosi.
In ogni caso la visita è guidata (nella parte messa in sicurezza) e in un’oretta si ha la possibilità di ascoltare tutta la storia ‘moderna’ con i vari aneddoti e osservare la zona meglio conservata. Iniziamo percorrendo Corso Umberto, la via principale su cui si affacciano diverse casette a schiera: bottega/stalla al piano terra, abitazione al primo piano, tutte con le loro ringhiere finemente lavorate ormai coperte di ruggine che ci accompagnano in quella che un tempo era la piazza, con i resti del cinema, della pasticceria, del campanile della chiesa Madre.IMG_7395-zoom Non si può fare a meno di pensare che in quel luogo qualche decennio fa c’era vita: la domenica mattina in chiesa, i pasticcini a pranzo e, magari alla sera, al cinema per un bel film di Totò.
Da qui il cammino è tutto in salita.   In cima al paese si trova una piccola piazza, dove un tempo si concentravano i simboli del potere: da un lato il signorile Palazzo Grossi, dall’altro l’ingresso della chiesa Madre. L’accesso nei due edifici è limitato per ragioni di sicurezza ma si può scorgere, attraverso un balcone aperto, un bellissimo affresco dipinto sul soffitto del palazzo.   Quale migliore scusa per allontanarsi dalla guida e penetrarvi per osservarlo da vicino!
Cuore della visita a Craco è però la torre normanna (circa 1040 d.C.): da una finestra del bastione è possibile ammirare le sconfinate praterie della Basilicata e i famosi calanchi. Un capolavoro dipinto dalla natura, incorniciato in quella finestra di pietra (sottolineato dal commento di un ignoto visitatore).

Ma, da bravo esploratore urbano, non posso farmi mancare la visita non-ufficiale, così dopo essermi rifocillato a suon di panini e birra e dopo aver chiesto qualche informazione agli indigeni, prendo lo zaino e parto per la zona off-limits che, a onor di cronaca non si dimostra essere tanto off.
Dopo qualche metro di arrampicata stile stambecco mi ritrovo alle spalle del palazzo normanno (svettante sul chiosco del paninaro) che delimita la parte nord del borgo.
Camminando nelle viuzze ciottolate si può pensare di essere in un paesino medio-orientale, dai colori caldi che ancora coprono gli intonaci, le arcate che ornano ogni entrata e i soffitti a volta delle abitazioni. Solo le poche piastrelle rimaste con incisi i nomi delle vie ci ricordano di essere in una realtà locale.
Così tra un viottolo e un crollo, proseguo la mia visita-non-guidata infilandomi nelle varie case ancora integre, scoprendo intonaci ancora colorati, camini ad altezza uomo, stanze con soffitti a volta, infissi in legno che ancora sfidano la gravità appesi nel vuoto…
Mentre scrivo questo articolo penso al film appena visto, con questi edifici abitati, le vie sgombre da macerie e calpestate da bambini che giocano, gli intonaci dai colori ben visibili che si sovrappongono alle immagini scattate di muri ormai scrostati, di vicoli colmi di macerie, di soffitti senza più pavimenti.
Chissà se oggi sarebbe così, se solo Cristo di fosse fermato un po’ più avanti.

Immagini tratte dal film “Cristo si è fermato a Eboli” RAI – MOVIES
E dal set flickr: https://www.flickr.com/photos/56394514@N00/albums/72157657942753966

Chris Morri

 

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Chris Morri
Chris Morri
Classe ’76. Fotografo, grafico e musicista. Attualmente non collabora più con Ascosi Lasciti, ma si dedica a portare avanti il suo progetto personale: il P.L.A.I. (Posti e Luoghi Abbandonati Italiani)

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