Su un muro della villa abbandonta si legge ancora questa poesia:
“Quando la tua pazzia
non desiderata,
Quando la tua pazzia
non voluta
viene strangolata
nelle sbarre della fossa
Tu
da impotente caprone
ti trasformi in uomo
e l’unico mezzo per farlo
L’unico mezzo
per stupire i camici bianchi
che ti vogliono curare a fondo
è quello di rinchiuderti
in una pazzia voluta
e quando vuoi essere pazzo
nessun camice bianco
riuscirà a trarti
fuori dalla fossa
Tu
vuoi essere pazzo
e sarai
un beato felice pazzo
per tutto il resto
della tua vita.
Pazzo.“

Le sue rovine sovrastano ancora il centro abitato.
Qua, un vero e proprio villaggio un tempo adibito a Manicomio, attende desolato che se ne decidano le sorti future, mentre il tempo, inesorabile, si abbatte su questo incredibile luogo alle porte della città.
La grande villa abbandonata, un tempo denominata Villa di Mezzogiorno, residenza di una agiata famiglia, fu trasformata da villa patrizia in centro di accoglienza per malati di mente.
Si narra che tale scelta fu compiuta per permettere ad uno dei figli, colpito da questi disturbi, di poter vivere in un ambiente sanitario che lo facesse sentire a casa, essendo la residenza nella quale era cresciuto.
Per questo, all’interno della villa si possono vedere i segni architettonici di una magione di lusso in contrasto con altri ambienti ben più inquietanti, che avevano lo scopo di curare le persone rinchiudendole.
Ancora molti disegni sono visibili sulle pareti, non si sa se tracciati dall’incerta mano di chi fu costretto a vivervi o dai numerosi visitatori che dopo l’abbandono della struttura si sono aggirati nei suoi sinistri corridoi.
Intorno al nucleo della villa principale, in oltre un secolo di attività, molti altri edifici sono stati costruiti creando un vero ghetto dove nascondere il disagio di queste persone.
L’atmosfera è surreale per le tante strutture così differenti fra loro e sorte in epoche diverse per esigenze di espansione.
La Villa è maestosa rispetto alle altre. Ha ancora l’altezzosità di nobile dimora, con tutti i suoi affreschi (o quel che ne resta) vivi su ogni muro e su ogni volta del soffitto.
Ha ancora gli immancabili segni di una recente attività manicomiale e di segregazione con le sbarre alle finestre, le porte massicce a chiudere le celle di contenzione. Durante la seconda guerra mondiale venne utilizzata come carcere dai nazisti, per poi essere venduta all’Amministrazione provinciale che la ampliò e tradformandola in un ospedale psichiatrico provinciale, quindi passò all’Unità Sanitaria Locale.
Ma questa è solo una delle storie perché la storia ‘vera’ delle ville non è chiara, sono almeno due le versioni che si trovano in giro. La prima è quella che vi ho appena raccontato. La seconda invece racconta che in origine sorgessero due ville patrizie, con annessa la casa per i mezzadri, sulla collina. Le ville furono acquistate nel 1868 da un facoltoso medico del Manicomio di Pesaro, originario della Lunigiana. Il dottore, spinto dalla sua voglia di fama e ricchezza, sognava di aprire una Casa di Cura per malati mentali di cui diventare il direttore …e così fece!
Le due ville furono trasformate in manicomio e il complesso acquistò subito molta popolarità. Per soddisfare la numerosa clientela, il dottore decise di ingrandire il complesso sanitario e iniziò la costruzione di nuovi edifici che oggi si trovano disseminati su una vasta superficie. I pazienti furono suddivisi nelle diverse strutture in base al sesso, allo status sociale e al grado e tipo di malattia. La clinica ospitava pazienti affetti da moltissimi tipi di disturbi mentali (anche epilettici, alcolisti, ipocondriaci) e, grazie alla riservatezza che il luogo offriva ai malati, questo divenne famoso non solo tra le famiglie facoltose ma anche oltre il confine italiano, accogliendo pazienti da tutta Europa.
Alla fine dell’Ottocento il dottore morì lasciando la conduzione del manicomio al figlio che continuò l’opera del padre ampliando le strutture, per poi costruire una centrale elettrica all’interno del complesso e un lungo corridoio per permettere comodi spostamenti al personale tra i principali edifici.
Nel 1920 abbandonò l’attività e cedette tutto ad un gruppo di privati fino al 1950, quando il complesso fu acquistato dall’Amministrazione Provinciale che lo convertì in Ospedale Neuropsichiatrico Provinciale.
Il resto è storia abbastanza recente.
Nel 1978 , come sappiamo, la Legge Basaglia impose la chiusura di tutti i manicomi italiani.
Le pratiche attuate fino a quel momento nei manicomi si basavano sulla reclusione, e non sullo studiare la vera causa della presunta malattia, finendo per diventare una sorta di carcere per i malati di mente dove spesso venivano praticate vere e proprie torture.
Da allora, i pazienti sono gradualmente diminuiti fino al recente completo abbandono delle funzioni sanitarie e all’utilizzo per altri scopi, compresi quelli dell’istruzione e della formazione di personale sanitario in altri padiglioni. Così l’ex manicomio passò alle dipendenze della USL che nel 1990 lo abbandonò, lasciandolo esposto al più triste deperimento, e al contempo ai più alti gradini dell’Olimpo Urbex italiano.
Se vuoi vedere altre foto di questo affascinante manicomio clicca qui
Foto stupende… Ma come sei entrato?
Ciao Viola, Contatta Chris Morri per questi dettagli, è lui che ha scritto l’articolo!:)
Piccola critica: perché non trovo scritto che siamo a Pistoia?
Grazie dell’appunto Giulia .Tuttavia la nostra non è una svista , bensì una scelta . Nel 99% dei casi non riveliamo l’esatta ubicazione di questi posti, per preservarli dall’azione di vandali/sciacalli !
Ciao, mi accodo anche io al commento sulle location, trovo piuttosto noioso per chi giunge sul sito che non ci siano mai indicazioni sui luoghi che visitate.
Chi giunge su questo sito è fondamentalmente chi si sta documentando sul prossimo posto da visitare o fotografare, non un vandalo che va e spacca dove gli capita. Non ce lo vedo (il vandalo) a cercare su internet il prossimo posto da sfasciare, magari raggiungibile dopo svariati km a piedi, idea mia eh… magari mi sbaglierò.
Capisco che l’urbex sia un settore fotografico delicato, ma spesso mi accade che cercando info su posti abbandonati vengo catapultata qui e ogni volta mi trovo a pensare “ah ma è il sito dove non c’è nessuna info” e chiudo un po’ sconfortata.
All’ennesima volta mi sono sentita di lasciare un commento… anche perchè i posti sono molto belli ma senza indicazione alcuna impossibili da trovare o intuire dove siano.
Grazie per l’ascolto…
Buonasera Valentin
Buonasera Valentina. Rispondo personalmente.
Talvolta, quando il posto è già molto conosciuto o depredato scriviamo “nomi e ubicazione” dell’edificio abbandonato. La maggior parte delle volte invece la situazione è quella da te descritta.
Ti voglio dare una risposta approfondita, come analitica era la tua osservazione.
Solitamente di vandali ne esistono di due tipi:
1) Vandalo\sciacallo vero e proprio “di professione”. In questa categoria esistono i “più poveri” che, come da te detto, non stanno a guardare su internet, ma scoprono e depredano ciò che trovano fisicamente.
Poi c’è quello più “benestante col vizietto della cleptomania\piromania”.
2) Vandali occasionali= persone che esplorano con amici, senza sensibilità dei posti, che lasciano cartacce, prendono un piccolo souvenir o si lasciano andare a qualche piccolo atto di rabbia (spaccano solo una bottiglia o rovesciano oggetti). Di questi 1 + 1 +1 +1…….=1000 danni. Tra questi aggiungo anche ragazzini incoscienti che graffitano e agiscono senza freni inibitori.
Io penso che maggiore sia la fatica per trovare un posto e maggiore è il rispetto che si prova per esso.
Punti di vista. Certamente questo modo di fare nostro non ci porta visualizzazioni nè contribuisce a far crescere il nostro pubblico. Quindi va a nostro pieno svantaggio. Nella vita bisogna però seguire anche un po’ di etica personale.
Grazie di tutto. Spero tu capisca e inizi a comprendere realmente il nostro pensiero.
Ciao, innanzi tutto grazie per la risposta. Leggo in ritardo ma ci tengo a risponderti a mia volta.
Certo che apprezzo la scelta etica – e non avevo dubbi che i motivi fossero altri – ma dall’ altro lato penso anche che non siete voi né i custodi né i responsabili di questi luoghi abbandonati.
Ad esempio, cercando in rete, finisce poi che le informazioni si trovano lo stesso, o su altri blog analoghi o cercando per immagini. Insomma lo sai anche tu, il web è vasto e chi sa cercare trova… quindi alla fine la vera segretezza non esiste al giorno d oggi, se non forse tenendo le foto nascoste nel proprio hard disk. ;)
Credo invece che pubblicare foto di luoghi abbandonati bellissimi come quelli che pubblicate voi può servire a svegliare un po’ di coscienze (per fortuna non ci sono solo i vandali!!!) e far capire quanti beni preziosi si stiano perdendo e sgretolando in anni di incuria.
Giusto un paio di giorni fa sono andata a visitare ( da fuori, io non pratico urbex, ma ho un debole per i posti in decadenza) la stazione radiofonica dove Marconi fece la sua prima trasmissione intercontinentale, fa male al cuore vederla ridotta ad uno scheletro svuotato e invaso dalle piante.
Magari un Urbex li potreste farvelo un giorno Se capitate da quelle parti ;)
Buon proseguimento!