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Abbiamo Noi il Potere

Da Ottobre 11, 2015 Aprile 11th, 2018 4 Commenti

Quando si cercano posti abbandonati, la parte più lunga è la ricerca.
Noi, questa volta, avevamo già avuto le coordinate e sapevamo che la meta sarebbe stata bella, anzi, magnifica.
Avevamo anche il punto d’accesso all’edificio… ma non sapevamo esattamente cosa ci avrebbe atteso all’interno.
Era tardi e discutevamo se andare a vedere o lasciar perdere, dato che il giorno seguente ci sarebbe toccato il viaggio di rientro in Italia con ben due location da fare, e i chilometri erano davvero tanti, più di mille.

All’ultimo momento decidiamo di fare un giro di perlustrazione verso sera, con una deviazione dal percorso di circa 60 km.
Appena arrivati ci troviamo di fronte una struttura immensa, lunga quasi 300 metri e alta almeno 7 piani.
La zona operativa è posta tra una cava (dove lavorano alacremente) e un parco gestito dai pompieri dove stanno facendo delle dimostrazioni a dei bambini.
Ciò nonostante, complice l’imbrunire, riusciamo a raggiungere il punto di ingresso, un accesso spalancato nel basamento.
Appena dentro, una stanza con qualche tubo, alcune apparecchiature, ma nulla di che.  Dalla porta si accede all’interno del complesso e le nostre potenti torce cominciano a illuminare l’ambiente.
Quale meraviglia, trovarsi all’interno di una centrale elettrica praticamente intatta, senza graffiti, senza vandalismi… enorme e bellissima.

Cominciamo a girare per stabilire i punti migliori che ci serviranno l’indomani, quando torneremo per le foto. Il tempo a disposizione non sarà più di 4 ore, poi dovremo prendere la via di casa.
Saliamo le scalette in metallo e arriviamo al piano superiore dove si trovano le sale di controllo… con tutti gli strumenti, leve e pulsanti. Ce ne sono almeno 3, identiche, che comandano ciascuna 3 forni. Ogni settore comandato da una centrale è gemello degli altri, quindi potremo dividerci e non darci fastidio l’uno con gli altri.
Decidiamo a questo punto il piano d’azione e andiamo in hotel, l’indomani sarà un gran bel giorno.

Sveglia alle 6:00, ingresso alla centrale alle 7:00 e uscita prevista per le 11:00… questo è il piano.
Una volta arrivati ed entrati, puntiamo la sveglia per sicurezza (quando si esplora e si fotografa non ci si rende conto del tempo che passa) e accendiamo le radio per rimanere sempre in contatto.
La luce del giorno filtra e disegna gli ambienti mostrando la centrale in tutta la sua immensità.
C’è tanto da vedere, troppo, ma la voglia di scoprire è tanta, quindi cominciamo a girare alla ricerca degli spunti migliori.
Entrando in un’altra parte della centrale ci sono nuove sale comando e spazi immensi recintati da balaustre.
Alcuni oggetti sono messi in bella mostra e quindi sorge un sospetto, avvalorato da alcuni cartelli e da una rapida ricerca in rete a posteriori.

Ma la fabbrica quale vita ha avuto?
La costruzione di questa centrale risale al 1937 e rimase operativa fino al 1998.
Funzionava inizialmente a lignite (nei pressi ci sono i binari che scaricavano nel sotterraneo il materiale combustibile) e successivamente integrata con un impianto a gas. Aveva 4 grandi ciminiere che furono demolite nel 2001.
Il primo blocco  (6 x 35 MW) è stato costruito tra il 1937 e il 1940. A partire dal 1943 è stato avviato un importante progetto energetico commerciale (primo nel mondo) che però, seppur completato in soli due anni, non entrò mai in servizio. Dopo la seconda guerra mondiale, tra il 1953 e il 1959, la centrale è stata ristrutturata aggiungendo un secondo blocco (12 x 36 MW) per adeguarsi alla crescente richiesta di energia per uso industriale e civile.

Numerosi altri interventi migliorativi proseguono negli anni con l’avvio di una centrale dotata di turbine a gas, fino alla definitiva chiusura nel 1998.
Tuttavia questo spazio è stato utilizzato fino al 2013 per eventi, mostre d’arte e visita guidate. Ecco il motivo delle transenne nuove e degli oggetti in esposizione.
Oggi è chiusa e in abbandono, anche se c’è personale che gira di tanto in tanto per controlli di routine.

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Stefano Barattini
Stefano Barattini
Fotografo dal 1979, e grande amante di viaggi. Dal 1990 inizia la collaborazione con la rivista Mototurismo e in seguito Scooter Magazine. Attualmente ha trovato nell'esplorazione urbana il suo maggiore interesse. Ha pubblicato vari libri a riguardo, e collabora con alcuni progetti importanti, tra cui il suo gruppo "Manicomio Fotografico".

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