Tempo di Fitness

Da Novembre 5, 2015 Gennaio 14th, 2018 LOMBARDIA urbex, PARCHI DIVERTIMENTO

Premessa : questo luogo abbandonato non è del genere che preferisco per fotografare ed esplorare. Personalmente preferisco visitare ambienti più antichi, dove si respira ancora l’aria di un tempo, storie del passato che riemergono dopo tanti anni attraverso l’esplorazione, la ricerca e la documentazione fotografica.
Però questa nuova esperienza mi attira come un’ape col miele, così quando un caro amico mi ha lanciato l’amo…ho abboccato come un Luccio davanti a un’esca sfavillante.

Ubicazione del complesso abbandonato. Trovare il posto è relativamente facile e, dopo un breve giro di perlustrazione, anche l’accesso non risulta difficile.
Questo Acqua Park è stato chiuso appena un anno fa’ e già molte aree di esso versano in uno stato di degrado e vandalizzazione che stride con il buono stato di altre strutture, dello stesso complesso.
La sua storia è una delle tante storiacce nostrane e comincia verso la metà degli anni 2000 :
a quei tempi, neanche troppo lontani, era un’oasi di ristoro per tanti che cercavano refrigerio nelle calde giornate estive.  Amato soprattutto per i numerosi servizi offerti, che non erano solo gli impianti acquatici esterni con le varie attrazioni, offriva una vasta gamma di piscine interne, un’attrezzata e moderna SPA, diverse palestre e un palazzetto da pallacanestro.

Ma non è tutto oro ciò che luccica. E così, una serie innumerevole di problemi hanno portato al declino e al fallimento della società che lo aveva in gestione.    Mancanza di manutenzione, igiene scarsa, acqua fredda, controlli di legge non eseguiti e irregolarità amministrative sono solo alcune delle mancanze che, da un anno a questa parte, hanno decretato la definitiva chiusura del centro.
Oggi lo stato delle strutture è di completo abbandono e l’atmosfera che vi si respira è assai strana.
Inizio a girare per il parco, tra scivoli multicolori e simpatici personaggi che una volta erano fonte di gioia e divertimento per i piccoli ospiti.
Nella vasche ristagna l’acqua ormai verde per le alghe e il caldo di luglio fa immaginare come doveva essere vivo e chiassoso questo luogo.

Un’altra grande sorpresa. Proseguo il giro e arrivo nel palazzetto col campo di pallacanestro; una bella struttura ancora in buono stato che potrebbe benissimo essere utilizzata con pochi interventi, penso.  Pan01┬®

Torno alla zona “svago”. Salgo su alcuni scivoli e osservo dall’alto la composizione della struttura; era proprio un bel parco, con tante attrazioni in grado di soddisfare grandi e piccini… un vero peccato vederlo ridotto in questo stato.
Termino il giro all’esterno e torno ad esplorare la parte coperta :
un’altra piscina, e poi la reception con il bar e gli spazi comuni.   Da qui si accede alla SPA, con percorsi salute, bagno turco, sauna… tutto sospeso nel tempo in un’atmosfera surreale.
Poi una piccola infermeria e gli spogliatoi con gli armadietti le cui serrature continuano paradossalmente a emettere una flebile luce rossa lampeggiante… evidentemente le batterie non sono ancora scariche… una sorta di “SOS lanciato nello spazio”.

Salgo le scale. Arrivo di fronte a ciò che non mi sarei mai aspettato di trovare, le palestre, che con mio grande stupore sono ancora completamente attrezzate.
Resto attonito di fronte alle numerose apparecchiature ancora in perfetto stato, e mi ci vuole un po’ di tempo prima di cominciare a scattare.
Cyclette, tapis roulant, macchine per i pesi… è tutto li, come se l’attività fosse terminata da poco… e, cosa ancor più assurda, le attrezzature sono perfettamente funzionanti, basta una breve pedalata e il display si illumina e comincia a fornire i suoi dati… tutto così irreale e sinistro al tempo stesso.

Ancora sorprese. Di fianco, un’altra palestra con la parete a specchio accoglie oggetti e materiali in uso per la boxe… e poi panche per sollevamento pesi con le relative rastrelliere in un’altra piccola saletta.
Fotografare non è facilissimo poiché le molte superfici specchiate riflettono tutto, e il rischio di finire nell’inquadratura è alto, ci vuole un po’ per decidere il punto di ripresa, ma è anche divertente in fin dei conti.
Il giro è durato una mezza giornata ed è stato molto appagante. Certo che pensare che questo centro sia stato lasciato andare in questo stato fa stare male, soprattutto pensando al costo non solo della struttura, ma anche della quantità di macchinari ancora utilizzabili presenti al suo interno, tutte attrezzature professionali che non costano certo poche centinaia di euro.
Ma come detto all’inizio… è solo un’altra storiaccia… all’italiana.

…per esplorare tutto il complesso, visita questa pagina.

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Stefano Barattini
Stefano Barattini
Fotografo dal 1979, e grande amante di viaggi. Dal 1990 inizia la collaborazione con la rivista Mototurismo e in seguito Scooter Magazine. Attualmente ha trovato nell'esplorazione urbana il suo maggiore interesse. Ha pubblicato vari libri a riguardo, e collabora con alcuni progetti importanti, tra cui il suo gruppo "Manicomio Fotografico".

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