La Fortezza a Est

Da Dicembre 11, 2015 Aprile 22nd, 2018 BELGIO urbex, FORTI e STRUTTURE MILITARI

_SBP4983┬®

Siamo a Liegi, in Belgio, e poco a Est della città, su una piccola altura che domina il quartiere Amercoeur, si trova un’imponente costruzione immersa in un vasto parco.
Si tratta del Forte de La Chartreuse, e ha una storia bi-centenaria.
Originariamente la collina ospitava, fino alla rivoluzione francese, un monastero certosino (Ordine di Chartreux).
La posizione strategica che domina la valle della Mosa determina la costruzione della fortezza, tra il 1817 e il 1823, per mano degli olandesi, che all’epoca amministravano quella parte del Belgio.
Il forte venne utilizzato fino al 1881 come fortificazione e in seguito come caserma.
Durante la prima guerra mondiale (tra il 1914 e il 1918) divenne una prigione sotto il dominio dei tedeschi che la utilizzarono anche nel secondo conflitto mondiale, tra il 1940 e il 1944, con la medesima destinazione d’uso.
I due anni successivi venne invece utilizzato dagli americani come ospedale militare.

Le ultime notizie lo danno in mano all’esercito Belga fino al momento del completo abbandono nel 1988.
Quando arriviamo sul posto, il tempo è nuvoloso e freddo, l’umidità è elevata, ma non esitiamo ed entriamo nel parco da uno dei cancelli semi aperti che rendono il passaggio agevole.
All’interno del parco ci sono altre costruzioni, più moderne rispetto al forte vero e proprio. Sicuramente sono ampliamenti risalenti all’epoca dell’ ospedale militare americano.
Seguiamo il viale interno asfaltato, tutta l’area è perfettamente accessibile e popolata da svariati soggetti: ragazzi curiosi, atleti improvvisati che fanno jogging, fotografi con modelle, vecchiette e buffi signori con rispettivi cani al seguito…
Insomma, manca il chiosco delle patatine e bibite e siamo pronti per un picnic.
Arriviamo quindi al forte e rimaniamo a bocca aperta, non tanto per la struttura in se che sotto il cielo plumbeo assume un’aria quasi minacciosa, ma per la rigogliosa vegetazione che lo sta letteralmente divorando.

Mai nella mia vita avevo visto betulle uscire dai muri e protendere i rami verso l’alto.
Non c’è finestra o anfratto che non sia invasa da alberi, arbusti o cespugli… l’impatto è impressionante… è il caso di dire che la natura si sta prepotentemente riprendendo gli spazi sottratti dall’uomo.
Entriamo nel complesso principale senza problemi. Dentro, l’atmosfera è tetra, l’aria pesante, e la luce che filtra dalle piccole finestre riesce a illuminare debolmente gli ambienti. I muri, quasi interamente in mattoni a vista impregnati di umidità dei lunghi e stretti corridoi, aumentano il senso di disagio e oppressione.

Il forte è composto da un copro centrale e due caseggiati quasi gemelli disposti ai lati con un angolo ottuso. Percorriamo tutto il complesso cercando di coglierne l’essenza, ma l’umidità rende difficile tenere le ottiche pulite ed è quasi impossibile utilizzare il panno per pulire la lente frontale, perché ormai umido anche lui, e ogni respiro rischia di farla appannare.
Tutto il complesso è vuoto e molto deteriorato, i graffiti sono ovunque e ormai sono parte della storia del luogo, come segni indelebili del tempo che cambia e scorre inesorabile.

Girando, incontriamo un fotografo con alcune modelle, ci salutiamo e ognuno prosegue per la propria strada. Sulle scale, nelle stanze e lungo i corridoi, luce e ombra giocano a rincorrersi creando effetti raramente riscontrabili in altri posti, complici anche le rigorose geometrie della fortezza.
Troviamo anche ciò che rimane dei bagni e delle cucine, pochi elementi che li identificano come tali, e anche qui, la luce gioca un ruolo fondamentale.
Gli ambienti cupi obbligano a tempi anche di 30 secondi per rimanere con gli ISO al minimo, e a volte non basta.
Stiamo dentro per quasi tre ore e non abbiamo il tempo per visitare i due stabili più moderni, quindi ci limitiamo a documentare la parte della fortezza vera e propria, che è quella storicamente più interessante.

E’ stata un’esperienza molto bella ed è strano che molti esploratori locali la snobbino, perché secondo me ha, fotograficamente parlando, molto da dire.

 

Ancora da votare.
Attendere....
Stefano Barattini
Stefano Barattini
Fotografo dal 1979, e grande amante di viaggi. Dal 1990 inizia la collaborazione con la rivista Mototurismo e in seguito Scooter Magazine. Attualmente ha trovato nell'esplorazione urbana il suo maggiore interesse. Ha pubblicato vari libri a riguardo, e collabora con alcuni progetti importanti, tra cui il suo gruppo "Manicomio Fotografico".

Lascia un Commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.