_SBP5503┬®Ci sono posti abbandonati che, per la loro particolarità, sono destinati a rimanere nella memoria, a sopravvivere al tempo e tornare a splendere come testimoni del passato.
Siamo in Repubblica Ceca, nella regione di Pilsen (nota tra l’altro per la famosa birra), a poco meno di cento km dal confine con la Germania.
Non è certo un posto dove si può andare in giornata, anche perché la strada negli ultimi cinquanta chilometri è da percorrere lentamente, non solo perché stretta e in stato mediocre, ma anche per apprezzare il paesaggio davvero suggestivo.
Ma se pensate di compiere un viaggio da quelle parti, non potete tralasciare una visita alla piccola chiesa di St. Georges nel villaggio di Lukova.

Noi arriviamo nel pomeriggio, dopo aver contattato il custode che ci attendeva per le 16:00. Il tempo non è certo dei migliori; cielo nuvoloso, freddo e qualche goccia di pioggia, fanno da cornice al paese di poche case e alla chiesa, rendendola ancor più tetra di quello che sia in realtà.
Nell’aria si comincia a sentire l’odore della legna che arde, segno che ormai la stagione calda stia volgendo al termine, in giro non c’è nessuno, ma si sentono voci di bambini che giocano…. Sembra di essere nel film Sleepy Hollow…
Mandiamo una mail al custode che arriva in pochi minuti.
Un omino esile, di una certa età, un leggero sorriso sul volto e gli occhi che trasmettono semplicità e serenità. Cammina verso di noi con in mano una piccola tanica contenente alcune banconote.
Si chiama Petr Koukl ed è lui che ha in gestione la piccola chiesa semi-abbandonata ed è sempre lui che, con l’aiuto delle donazioni volontarie, cerca ogni giorno di strapparla alla rovina e all’oblio.
Parla tedesco e molto poco inglese, ma cerca di spiegarci qualcosa con l’aiuto del suo album fotografico, dopo di che apre la porta laterale della chiesa e ci fa entrare.
Se dall’esterno la chiesa aveva vagamente un’aria sinistra, al suo interno è veramente inquietante, e a poco valgono le foto scaricate da internet… trovarvisi dentro è un’autentica esperienza, che suscita qualcosa tra la paura e il rispetto.
Sulle vecchie panche di legno siedono delle figure umane avvolte da teli bianchi, e la trama e le aperture rivelano il vuoto al loro interno, come silenziosi fantasmi del passato, intenti a pregare.

L’impatto emotivo è forte, e per un attimo si è pervasi da un senso di timore reverenziale nei loro confronti. In certi momenti sembra quasi di sentire bisbigliare e per quanto immobili, si ha la sensazione irrazionale che possano prendere vita.
La storia della chiesa di St. Georges di Lukova risale al 1352, anno della sua costruzione, ma gli eventi che l’hanno accompagnata nei secoli le hanno costruito intorno la triste nomea di chiesa maledetta.
Nel 1796 un grande incendio la distrusse quasi interamente e solo quattro anni dopo cominceranno i lavori di ricostruzione che dureranno poco più di mezzo secolo, trasformandola nell’edificio gotico che si vede ancora oggi.

Un secolo dopo, nel 1968, durante un funerale crolla completamente il tetto sui fedeli presenti nella chiesa; 32 furono le vittime del drammatico evento e da allora la chiesa venne abbandonata segnandone il crudele destino.
Circa cinquant’anni dopo la chiesa era ormai completamente abbandonata, in rovina e a rischio demolizione.
E’ a questo punto che nel 2014 l’artista ceco Jakub Hadrava decide di mettere in opera un suo ardito e bizzarro progetto.
Prende amici e conoscenti, li ricopre prima con del cellophane e quindi con garze e tele impregnate di gesso.
Nascono così le famose figure “fantasma” della chiesa di St Georges.

Sono 32 fantasmi, a ricordo delle 32 vittime del disastro.
Da questo momento la chiesa comincia ad assumere notorietà e oggi vengono da ogni parte d’Europa e del Mondo per ammirarla e conoscere la sua strana storia.

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Stefano Barattini
Stefano Barattini
Fotografo dal 1979, e grande amante di viaggi. Dal 1990 inizia la collaborazione con la rivista Mototurismo e in seguito Scooter Magazine. Attualmente ha trovato nell'esplorazione urbana il suo maggiore interesse. Ha pubblicato vari libri a riguardo, e collabora con alcuni progetti importanti, tra cui il suo gruppo "Manicomio Fotografico".

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