Skip to main content
il tempio della notte - poggio diana - discoteche abbandonate - urbex italia - urbex emilia - edifici abbandonati

Questa discoteca abbandonata animava lo sguardo di chi solo ne pronunciasse il nome, il Tempio Artemide: club per raffinati buongustai della vita, immerso tra note di melodie che segnarono intere generazioni della vita notturna.
Fu ampliato negli anni ’30 e destinato al culto della notte per la clientela turistiche. Nei decenni successivi visse il suo massimo splendore, ospitando le più celebri orchestre dell’epoca e ambiti concorsi di bellezza, fino al calibro di Miss Italia. Tra i tanti ospiti fissi, chi non conosce i re della notte Califano, Lucchina e Fred Bongusto? Ma oltre i vips e prestigiosi artisti, il Tempio fu progettato per contenere tremila persone.

Posizionato in collina, per necessità di ampi spazi, il complesso comprendeva la sala da ballo principale, un ristorante, una piscina e persino un campo di tiro a volo, affiancato da un teatro all’aperto.

La natura, nel suo ruolo di unificazione di questo enorme complesso, era confinata esternamente: interi stormi esposti all’interno di grosse voliere , sul corso di un viale alberato, affiancavano arbusti in fiore ai confini di prati curati maniacalmente.
Lasciato per trent’anni alla forma originaria, fu ristrutturato dagli anni ’60, con una porzione del parco sacrificata per una sontuosa fontana marmoea.
Nella realizzazioni degli interni fu partecipe il celebre artista “liberty” Galileo Chini, che si occupò della decorazione e dell’architettura. La fantasia stilistica che scaturì dalla compartecipazione con più figure professionali ultimò un edificio di stampo rurale-nordico (evidenti i richiami ai tipici chalet in legno) con decorazioni barocche miste a neoclassica. Il tutto per stupire,affascinare, divertire. E così, la storica discoteca, capace di superare tutte le mode e i passaggi di consegna, sembrava avere ingannato il suo inevitabile conto alla rovescia. Così fu, o almeno fino agli anni ottanta.

Da qui in poi inizia il declino, fino alla prima clamorosa chiusura.
Siamo a fine anni novanta e il turismo della zona si riduce esponenzialmente ogni anno. Le mode cambiano, le massa spostano il tiro. Nel nuovo millennio, si susseguono una serie di chiusure e riaperture, fino all’ultima definitiva del 2010. E dopo anni di abbandono incontrollato, regna l‘anarchia di sciacalli e vandali.

Non a caso, accanto a vetri rotti e cocci di ceramica, troviamo estintori vuoti e pietre sferiche, adatte ai vandali per ottime parabole balistiche.
Sulla moquette, segnata da fuochi dolosi, scopriamo servizi di porcellana infranti e argenteria polverosa. Nel guardaroba invece, giacche e cappotti scordati nella ultime serate, attendono invano i legittimi proprietari. Nelle cucine, pile di piatti e utensili su merce avariata: anche qui, come nei camerini, il tempo sembra essersi fermato. Tutto, o quasi , è intatto. Tra bicchieri scheggiati sul balcone e poltrone rovesciate sulla pista, possiamo ammirare i muri affrescati del salone principale. Da qui, attraverso l’imponente vetrata esposta ai monti, si vede il parcheggio sottostante perdere lentamente terreno per cederlo alle erbacce. Si scorge anche la lussuosa piscina in marmo raccogliere solo melma e acqua piovana .
Dunque il Tempio Artemide orami discoteca abbandonata, fusione tra elementi antichi (specchi e armadi in legno massiccio) e innovativi (appendiabiti elettrico, impianti stereo) ha svettato per un secolo, ignaro che la vegetazione, confinata al suo esterno, se ne sarebbe reimpadronita. Ora le piante crescono indisturbate. Invadono i viottoli. Venano l’asfalto. Spaccano i marciapiedi. Si annodano attorno alle grate delle voliere, quasi a farsi beffa della loro attuale impotenza.

E’ la rivincita della natura, che scavalca i muri.
Risale le scale. Avanza piano e silenziosamente, più dei passi furtivi che calpestano questi luoghi dimenticati, saccheggiando ciò che l’uomo non ha ancora preso o rotto.

Foto : Jonathan Della Giacoma
Testo : Davide Calloni

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti, con l’esplorazione urbana, ci spingiamo in luoghi talvolta pericolosi, per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage.

Se questa discoteca abbandonata vi ha impressionato e alimentato la voglia di esplorare virtualmente insieme a noi altri luoghi abbandonati simili, ecco una ricca lista di discoteche e locali abbandonati. Altrimenti cliccando qui si può esplorare virtualmente luoghi abbandonati in tutta Italia.

Per un aggiornamento quotidiano sulle nostre attività, basta seguirci sulla nostra pagina Facebook oppure sbirciare tutte le nostre foto migliori su Instagram.

(Visited 1.628 times, 1 visits today)
Rating: 4.0/5. Dai voti5.
Attendere....