Invisibili ai più. Mimetizzati fra i monti e il mare. Velati dall’avida mano della natura…Sono i forti militari !
Grandi costruzioni in pietra o cemento ed ahimé, talvolta amianto, disseminati in tutti i territori marittimi.  Poi ci sono alcune coste, come quella ligure, dove la loro presenza si avverte più nitidamente.

Siamo a La Spezia, cittadina in rapida ed intensa espansione turistica negli ultimi cinque anni.
Ma, nonostante la forte aria di novità e cambiamento, ci sono temi vecchi come l’aceto balsamico.
Eh no, non stiamo parlando dell’eco-mostro Locanda San Pietro o della chiacchieratissima Piazza Verdi. Né della probabile candidatura a sindaco di Vittorio Sgarbi, araldo dei pini secolari.
Qui si tratta del meno noto tema di rivalutazione dei tanti, troppi, forti militari abbandonati.
Quanti ne conta la provincia ?
Si stima che, tra batterie, opere miste e fortezze, il numero si aggiri attorno alle 51 unità, senza contare eventuali fortini divorati da liane e rovi!
Si, perchè le acacie e altre piante infestanti rosicchiano metri di mura ogni mese.
Assediano lentamente le palizzate, risalgono i fossati per impadronirsi definitivamente di questi autentici cimeli storici.
E’ il caso di FORTE BRAMAPANE, letteralmente coperto dalla vegetazione.

Al contrario di ciò che si potrebbe pensare, questa splendida opera fortificata non ha preso il nome da un austero comandante della marina, né dal suo paese ospitante, bensì dai tanti racconti che attorniano la fama del luogo.
Pare che i prigionieri di guerra, rinchiusi e isolati nelle segrete, in preda ai crampi della fame urlassero a squarciagola ; tanto che gli abitanti della zona, impietositi, iniziarono a portare sacchi interi di pane raffermo, per lasciarli furtivamente davanti alle celle dei poveretti.
Ma il “Brama-pane” non è l’unico colosso militare infestato dalle ortiche.
Il non meno sfortunato FORTE BASTIA ha avuto la stessa sorte, dopo il tentativo di riutilizzo come scuderia.

E’ possibile trovare ancora adesso le selle logore in pelle, cassettiere piene di attrezzi per l’ippica e cumuli di sterchi secchi.
Si scoprono proprio attraversando i lunghi tunnel interrati che collegano una stanza all’altra.
Una leggenda popolare, addirittura, afferma che i condotti sotterranei crollati conducessero non soltanto ad altri vani pieni d’armi e mezzi bellici, ma a tutte le strutture militari della provincia.
La più vicina, raggiungibile dal Bastia, sarebbe stata quella di un altro forte riadattato a dimora per equini ; anch’esso, tutt’oggi, è finito in mano alla natura e ai gruppi improvvisati di soft-air.
Stiamo parlando di FORTE MONTALBANO.

I pallini bianchi presenti mostrano quanto sia frequentata l’area, sebbene le condizioni non lo permetterebbero.
E non alludiamo alla sicurezza delle pavimentazioni, di per sè pericolanti, ma alla presenza massiccia di lastre d’eternit, usate a dismisura nei periodi di guerra.
Motivo per cui chi pratica queste simulazioni di battaglia, tra uno sparo ed un salto, dovrebbe porre particolare attenzione a dove poggiare i piedi. E’ noto a tutti come l’asbesto (o amianto) , proprio se calpestato o sbriciolato, liberi nell’aria le sue pericolosissime polveri nocive.
Dove, invece, il soft-air viene praticato con maggiore sicurezza e tutela è FORTE PIANNELLONI. Forse il meglio conservato fra tutti.

Sopra ognuna di queste strutture nascoste si ricamano voci di avvenimenti bizzarri e movimenti sospetti. Quasi tutte, però, concordano ad additare il “Piannelloni” come loro protagonista.
E non parliamo dei soliti rave party, testimoniati da cumuli di spazzatura, o dei rapporti sessuali più avventati, firmati sul pavimento dalle “O” in lattice.
Qui si tratta di riti pagani o delle cosiddette “messe nere”.
Nella stanza bianca sotto il pianterreno sono state rinvenute carcasse di animali domestici e, rovistando tutt’ora fra la polvere, si possono pervenire alcune candele nere.
E’ un peccato, dunque, come questo ed altri sistemi difensivi ottocenteschi, eretti per volere di Napoleone, siano rimasti alla mercé dei vandali.
Ma non a tutti, fortunatamente, è toccata la stessa sorte.
Alcuni di essi sono stati adattati a locande o ristoranti. Altri ad aree di raccolta e aggregazione.

Forte Canarbino, addirittura, è divenuto uno dei più frequentati poligoni di tiro della città.
Non solo. Ben due strutture dell’isola Palmaria, angolo di paradiso nel mar Ligure, sono state riutilizzate come orto botanico e come area di produzione elettrica da fonti rinnovabili, con finanziamenti dell’UE.
E per tutti gli altri?
E’ nata nel 2011 un’organizzazione non-profit dedita al loro recupero : dallapartedeiforti
La loro missione è ridare importanza a ciò che ha perso valore.
Compito arduo, poichè siamo abituati ad associare un alto valore solo ad un alto prezzo.

Per vedere altre foto o esplorare altri forti del territorio, fai click qui.

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti, con l’esplorazione urbana, ci spingiamo in luoghi talvolta pericolosi, per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage.

Se questi forti militari abbandonati hanno stuzzicato la vostra curiosità, ecco una lista di strutture militari abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati in Liguria?

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David Calloni
David Calloni
Amministratore del progetto e coordinatore del team. Laureato all'università di Genova e all'università di Verona. Fotografo, scrittore freelance e autore di Libri, con il prezioso supporto degli infaticabili collaboratori di Ascosi Lasciti e del fondatore admin Alessandro.

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