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Quella che vi stiamo per raccontare è una di quelle situazioni che capitano a tutti gli esploratori urbani, prima o poi.
Da mesi cercavamo una location che ci facesse girare la testa.  Uno di quei posti che definiamo “vergini”.
Conoscevamo un posto simile non molto lontano da casa, in una zona industriale in costante declino.  Una veloce ricerca su Google Earth, uno scambio di opinioni con un amico che lavora nella zona e…boom!
Eccolo qui, un posto incensurato.

Per luoghi come questo, il fine settimana è il momento giusto per entrare.
Ci diamo appuntamento per la domenica. Insolita, perché esploriamo sempre al lunedì, per motivi di lavoro.
L’opificio in questione è abbandonato da qualche anno, per fallimento economico.
Zona sfortuna e scarsa richiesta del mercato hanno mozzato le gambe a questo gigante.
Entriamo senza troppi problemi nella prima fabbrica ormai bonificata, dopo un piccolo tratto all’aperto (dove forse siamo esposti un po’ troppo) e due sole porte. Ci ritroviamo nel cuore della nostra meta.
Non è quello che immaginavamo…ma quello che speravamo!

La produzione è ferma.
I bicchieri da caffè sono ancora sulle scrivanie, nessun graffito, solo qualche visita da parte dei ladri di rame.  Tutto questo puzza!
Siamo in estasi come bambini in un negozio di caramelle.  Ci sparpagliamo dentro gli uffici, montiamo la macchina sul treppiede e iniziamo a scattare.
Passano solo pochi minuti prima di sentire dei rumori dietro ai macchinari.  Guardiamo in quella direzione ma non vediamo nessuno.
I soliti piccioni, pensiamo. La fabbrica abbandonata ne è piena.
Ci rincontriamo dentro una piccola officina stracolma di materiali da far impazzire anche l’esploratore più accanito.

In estasi. Siamo così rapiti da questo posto che non ci accorgiamo che sono passate già due ore dal nostro arrivo, un piccolo campanello d’allarme risuona nella nostra testa.  Lo ignoriamo.
Dirigendoci verso l’uscita notiamo una porta, un’altra fantastica stanza ci aspetta.
Scaffali e scaffali di piccoli motori.
Pezzi di ricambio e attrezzi vari sono accatastati come nel peggior appartamento di un accumulatore seriale ed è in questo momento, mentre stiamo scattando questa foto, che ci accorgiamo dell’imminente incontro.

Un tuffo al cuore. Con la coda dell’occhio vediamo un non molto agile carabiniere farsi strada verso di noi.
Ci afferra per un braccio e inizia ad urlarci domande che naturalmente non ascoltiamo, perché non siamo lì con la testa, ma davanti ad un tribunale a firmare scartoffie, difesi da Perry Mason in persona.
Ritorniamo con le mente in quella stanza per sentire l’ultima domanda del furibondo omone, minaccioso ed austero.
“Chi siete? ” “Cosa facevate qua dentro?” ” Cosa cercavate?”.
La prima risposta che riceve, lo spiazza : “…foto…” .  Ci guarda come se fossimo matti.
Con nostro stupore ci accorgiamo di essere circondati : ben due pattuglie di carabinieri e vigilantes ci stavano cercando da due ore piene.
Ad uno di noi esce spontaneo un “Buongiorno” al quale segue la voce di un poliziotto in borghese “Buongiorno un cazzo!”.
Accompagnati in caserma, iniziamo una lunga spiegazione, durante la quale mostriamo le nostre foto, a valore delle argomentazioni.
Lentamente la tensione si distende e compare un sorriso amichevole sotto i baffi del burbero ufficiale.

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti, con l’esplorazione urbana, ci spingiamo in luoghi talvolta pericolosi, per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage.

Se questa fabbrica abbandonata ha aperto lo stomaco della vostra curiosità e alimentato la voglia di esplorare virtualmente insieme a noi altri luoghi abbandonati, ecco una lista per categoria. Altrimenti perché non dare un’occhiata all’intera regione della Sardegna?

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Join the discussion 3 Comments

  • Luigi Sanna ha detto:

    Ecco mi sembrava di conoscerla… si ma ora è messa decisamente peggio e non è sorvegliata, per quanto ne so è stata messa in Vendita a oltre 1 Milione di Euro. Ricordo che una sera entrammo quando era ancora in Produzione, inverno, notte, ricordo il caldo era tremendo (un rumore assordante), facemmo un giro veloce e ci imbattemmo in un Operaio seduto in quelle scale di ferro, rimanemmo di pietra salvo poi notare che l’Operaio era addormentato… schizzammo via. Peccato vederla oggi così, nei pressi c’è anche la Ferriera ma quella è abbandonata dagli Anni 70′, ormai è uno Spettro! Cmq. bravi, gran bel Lavoro 😉

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