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E’ a Porciorasco, paese fantasma ligure, che sono testimoniati i primi indizi storici di questo palazzo nobiliare abbandonato.
Su un architrave del centro abitato, si trova ancora marchiato il sole della mesoamerica, segno dell’antica rotta dei templari in cerca d’argento.
Un’altra incisione comprova l’esistenza di una grossa abitazione a disposizione dei cavalieri, per facilitare il loro passaggio in queste zone. Ma per avere la certezza storica del palazzo bisogna arrivare a fine ‘seicento quando don Stefano, parroco del paese e capostipite della generazione De Paoli, acquistò e ampliò considerevolmente una struttura preesistente.
E fu tra queste mura che, grazie alla tenacia e alle competenze dei membri della famiglia, si instaurò un reticolo di attività economiche, scambi e lavori coi contadini della valle.

Nacque da qui il primo centro di raccolta di prodotti locali: fenomeno unico nella storia della zona.
Prestiti in denaro, scambi e compravendite di beni, in cambio di prestazioni di mano d’opera, posero le basi della futura prospera azienda.
Questo sistema poteva contare su tecniche valide, nel settore primario, proposte dalla famiglia. E crebbe al punto da contare quattordici possedimenti terrieri.
Inoltre, se dal punto di vista lavorativo gli imprenditori autoctoni si dimostrarono competenti, anche dell’aspetto umanistico e religioso non sembrarono carenti.

Commissionarono un importante lavoro ad un abilissimo scultore genovese :
un statua di legno, rappresentante la “Nostra Signora di Lavasina”, che doveva riprodurre in tre dimensioni l’originale dipinto conservato in Corsica.
Come mai fu scelto proprio questo singolare pezzo d’arte corsa?
Un’ipotesa spiega il probabile nesso tra i De Paoli ed i celebri Paoli, famiglia nobiliare dell’isola francese.
E così, per oltre duecento anni, la famosa statua della madonna con bambino” fu ospitata nel paese ligure per volere del parroco e di tutti i membri della sua stirpe.
Gli ultimi discendenti morirono negli anni ’30 e la proprietà fu ereditata dalla ministra italiana Gotelli, la quale, prima di diventare onorevole, mise a disposizione la dimora ai partigiani del territorio.
In seguito alla sua morte, il palazzo nobiliare è rimasto inevitabilmente abbandonato.

Dopo trent’anni di incuria, decidiamo di varcare le sue soglie.
La teniamo come ultima tappa del tour nel paese deserto di Porciorasco, poiché abbiamo grandi aspettative da questa palazzina.
Aspettative che non vengono fortunatamente deluse.

Al piano terra sono situati la cucina e i magazzini, anticamente usati per conservare vino e cereali; mentre i sotterranei pare che fossero predisposti per la lavorazione del ferro, la stagionatura dei formaggi e la tessitura.
Troviamo botti di legno, contenitori in pietra, gabbie per gli animali, tutte quasi intatte.
Salendo le scale, giungiamo alla porzione superiore, il piano nobile, destinato ad uso residenziale.
Qui vivevano dieci componenti della famiglia, oltre a un numero indefinito di servitù.

Soffitti e pareti, decorate da affreschi ed arazzi sbiaditi, ci accolgono nel meraviglioso salone principale.
Camini in pietra e scaffali di legno massiccio accompagnano il nostro cammino, conducendoci verso la pericolante scala per l’ultimo piano.
Saliamo nel sottotetto, con saloni dedicati alla tessitura.
Sebbene le condizioni siano peggiori , anche qua sopra non mancano arcolai, fusi e altri attrezzi con cui si filava e cardava la lana.
Sono rimaste testimonianze di ogni epoca : decorazioni e stemmi della nascita seicentesca dell’edificio; lettere e documenti datati 1700 ;  abiti ricercati, tipici dell’ottocento; elettrodomestici del dopoguerra.   Le bellezze che potete ammirare in quest’angolo senza tempo raccolgono quattro secoli di storia.

Dalla fine del 2015, l’intero paese è stato acquistato da una facoltosa famiglia scozzese per la realizzazione di un B&B ed un centro benessere.   I lavori di ricostruzione procedono a gonfie vele :  pare proprio che dopo decenni di abbandono si sia giunti ad un (lieto?) fine.

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

Noi di Ascosi Lasciti, tramite l’esplorazione urbana, ci spingiamo in luoghi pericolosi o inagibili, per poterli raccontare. Come sempre, raccomandiamo di NON VISITARLI, ma di seguirci solo attraverso i nostri reportage. Per poter prendere parte attiva senza rischi a questa missione, iscriviti e partecipa al nostro gruppo.

Se questo palazzo nobiliare abbandonato ha stuzzicato la vostra curiosità, ecco una ricca lista di ville e palazzi abbandonati. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati della Liguria?

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