OSPEDALI e MANICOMI abbandonatiVENETO urbex

Un Manicomio per Pochi

Da Agosto 11, 2016 Maggio 2nd, 2018 Nessun commento

urbex veneto - manicomi abbandonati - ascosi lasciti matteo montaperto (13)Una delle motivazioni che ci spinge all’avventura e alla scoperta di luoghi abbandonati è senza dubbio l’atmosfera che si respira in questi posti dimenticati da anni. Luoghi con un vissuto, con persone che vi sono entrate e uscite per ragioni differenti.
Questo che andiamo a presentare, però, oltre alle caratteristiche appena elencate, ha indubbiamente qualcosa in più.
Costruito negli anni ’20, appositamente lontano dai centri abitati limitrofi, il manicomio abbandonato si affaccia imponente, dall’alto, su uno splendido panorama di colline e montagne.
La strada che conduce a quello che era il grande cancello d’entrata è ora dissestata e polverosa. La difficoltà nel raggiungere questo edificio sta anche nel fatto che, come accennato prima, si trova isolato sul retro di un colle per rimanere lontano da tutto e, oggi, da tutti. L’impatto visivo, una volta superato il cancello arrugginito all’ingresso, è impressionante. La fotografia non rende di certo ciò che i nostri occhi si trovano davanti in questa piovosa mattina. Tutto il parco attorno alla struttura abbandonata si è trasformato negli anni un una sorta di bosco impenetrabile, per alcuni tratti. Tutta la vegetazione bagnata dalla pioggia emana un odore di montagna e di natura selvatica.

L’edificio è altissimo e sorge su quattro piani, con il secondo di questi che presenta una veranda enorme. I muri non sono poi così dissestati, mancano solamente i vetri alle finestre e le varie porte.
Decidiamo di percorrere la via più breve passando sotto il porticato a pian terreno ma ci rendiamo conto che alcune porte sono state sbarrate dall’interno e non vi è possibilità di passaggio. Sulla parte destra la fitta vegetazione impedisce qualsiasi accesso, pertanto la scelta vira inevitabilmente verso una piccola entrata sulla sinistra dell’edificio.
Ci accorgiamo subito di una scala con i gradini in marmo ancora del tutto integra (corrimano a parte) che conduce ai piani superiori.
Facendo attenzione alle chiazze d’acqua presenti sulle scale dovute alle infiltrazioni e alla pioggia, che non accenna a diminuire, ci rechiamo al primo piano del manicomio.
La struttura appare abbastanza semplice all’inizio: due grandi saloni centrali accerchiati da un unico corridoio che passa da essere interno su tre lati ad esterno sulla parte laterale dell’edificio. A metà corridoio interno, notiamo un ascensore oramai distrutto con un pozzo profondissimo che, con ogni probabilità, collegava tutti e quattro i piano del manicomio più i sotterranei.  Ai lati dell’ascensore e alla fine dei corridoi vi sono altre rampe di scale che conducono al piano superiore.   L’edificio si presenta ora più degradato al suo interno con svariate scritte alle pareti e alcuni muri scrostati o addirittura bucati.  Nelle piccole stanze che troviamo non vi è, ormai, più nulla e le piante lasciate crescere “alla rinfusa” spesso quasi invadono l’ambiente privo di vetri alle finestre.
Il penultimo piano è quello più problematico ma anche quello più affascinante : la stabilità dei muri appare precaria. Si vede la presenza di quelli che di certo dovevano essere i bagni dell’istituto. Alcune mattonelle sono staccate dalle pareti e rimangono visibili gli scheletri di un paio di armadi in legno.

I grandi stanzoni del piano inferiore sono, in linea, sotto di noi ma qui si trovano sostituiti da svariate camere dotate di un panorama bellissimo che fa letteralmente a pugni con lo stato di abbandono di queste stanze.
All’interno di una di queste che troviamo ciò che rimane di una sedia a rotelle. È stata lasciata al centro della piccola stanza senza la ruota di sinistra. E l’ex sedia a rotelle, in quella posizione, sembra la carcassa di una nave affondata a riva.
Nella stanza successiva, invece, troviamo una piccola collina di detriti e uno strano cerchio di metallo appeso con un filo di ferro arrugginito allo stipite. Tale oggetto rimane tutt’ora un mistero.
Le ultime stanze di questo piano sono senza pavimento e una piccola voragine si apre al centro delle stesse.  Purtroppo anche l’accesso all’ultimo piano è impedito da due piccole porte sbarrate dall’esterno e dalle scale pericolanti. Chissà quale vista ci avrebbe atteso, una volta arrivati in cima.
Quest’avventura finisce così, sempre sotto la pioggia. Le sensazioni alla nostra uscite sono molte e l’impressione di aver toccato con mano dolore e sofferenza è tangibile.
Veniamo a scoprire, poi, da alcune ricerche che questo manicomio abbandonato fu inizialmente classificato come “Ospedale di prima categoria per tubercolosi polmonare”. Le pazienti, in principio, erano tutte donne affetta da tbc e disagiate economicamene. Si trasformò negli anni, prima dell’abbandono, in un vero e proprio manicomio.
Il cancello arrugginito ci è ora alle spalle. Un ultimo sguardo a questa immensa struttura per il colpo d’occhio prima della scritta ‘The end’.

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Matteo Montaperto
Matteo Montaperto
Commediografo, teatrante, comico ed esploratore urbano. Come si conciliano queste personalità? Fa parte del carattere di Matteo. Autoironico ma determinato.
Amministratore del profilo Instagram di Ascosi Lasciti e autore di articoli, principalmente nel Lazio.

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