manicomio teramo (12)Avevo poche notizie di questo manicomio, sapevo solo che si trattava di uno fra i più grandi del sud italia, e che era poco conosciuto in ambito urbex.
Pochissime notizie e foto sul web, quindi la mia uscita è stata davvero una sorpresa.
Un amico del team abruzzese, mi conferma che c’è un’entrata, ma che non è sicura… va tentata la sorte.
La fortuna è dalla mia parte, in un attimo sono nel cortile interno, e da lì entro nella struttura. Nella prima parte trovo i classici  dormitori, un piano intero con letti, comodini con ancora le medicine nei cassetti, poi tre grandi sale illuminate di una luce incredibile, e un’insolita aria… come se ci fossero delle presenze.
Tutta quest’ala è destinata ai dormitori, e cercando un po’ di storia del posto, scopro che è stato costruito in diverse epoche, ma il corpo centrale, che è la parte più antica, è datato 1300 circa.
Ha avuto inoltre diverse destinazioni, da ospizio, congregazione di carità, ospedale di guerra, sanatorio, ed era completamente autosufficiente, infatti nelle sue cantine c’erano lavanderie e cucine, si parla anche di grotte per la macellazione e conservazione degli animali.

Continuiamo la nostra visita, spostandoci nella parte centrale della struttura, e finalmente ci troviamo davanti una scala a chiocciola che porta alla chiesa, magnifica, conservata benissimo, in stile barocco, presenta ancora l’organo e tutte le statue intatte, il leggio per i salmi e l’altare con tutte le panche in fila.
Per fortuna nulla è stato deturpato, tutto rimasto come all’ultima messa, e le statue dei santi sono stupende, un San Francesco con ai piedi un cinghiale e delle Madonne bellissime ancora nei piccoli altari laterali. E’ sicuramente una delle chiese più belle che abbia mai visto.

Usciamo dalla chiesa, e prendiamo un corridoio. Come in tutti i manicomi è davvero un attimo perdersi e trovarsi in qualche altra ala, e ci imbattiamo in stanze arredate con letti, qualche televisione, poi troviamo uno scaffale intero di documenti dei degenti, buttati all’aria, con ancora le cartelle cliniche e gli elettrocardiogrammi dei pazienti sparsi qua e là.
Vestiti e anche una sala con delle divise, ancora non ho ben capito quante destinazioni abbia avuto questo luogo, ma sembra che sia stato anche ufficio veterinario asl.

Girarlo tutto è impossibile, andiamo nei sotterranei, appena sotto il piano interrato, ci sono le lavanderie, e le stirerie, e una grossissima macchina per stampare, con tutti i toner a terra. Le quattro lavatrici industriali sembra non si siano mai fermate, e la biancheria è lì, pronta da sistemare.
Ospitò fino a 100 pazienti, e in uno dei suoi corridoi, reca una targa di marmo intitolata a uno dei direttori, come ringraziamento alla sua umanità. Fu infatti uno dei pochi a cercare di instaurare dei rapporti personali con i degenti, e a prendersene cura come in una vera famiglia, assistendoli e cercando di reintegrarli nella società, cercò inoltre di dare un aspetto più umano alla struttura, creò una biblioteca, tolse cancelli e inferriate, demolì alcune celle di isolamento, creò spazi aperti e laboratori, dove gli stessi pazienti lavorano come fabbri, calzolai, falegnami e sarti, come in una vera e propria cittadina. I malati miglioravano sensibilmente, e venivano incoraggiati al reinserimento nella società.

Fu questa umanità a fare la differenza dagli altri manicomi. Vi lavorarono fino a 350 persone, era proprio una città nella città, e tutti ricordano ancora i loro direttori e la forza nel portare avanti questo progetto, e quale straordinaria importanza abbiano avuto queste mura dal punto di vista storico e sociale.

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Marianna Arduini
Marianna Arduini
Esploratrice da sempre, insieme al suo compagno Mirco, ha trovato nell'urbex la possibilità di unire viaggio, fotografia e scrittura. La sua passione sono le chiese abbandonate e la sua zona d'azione è soprattutto il centro Italia. Artista a "tutto tondo", amante dei grandangolari estremi.

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