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La stagione estiva è quasi finita in Sardegna, approfittiamo dei primi lunedì liberi per riprende a gironzolare tra le strutture abbandonate dell’isola.

Trentatré gradi, tre ore di macchina e finalmente arriviamo nel profondo sud, in un luogo simbolo dell’abbandono Sardo.
Parcheggiamo la nostra macchina in una stradina secondaria, pensando di dare meno nell’occhio, ma nel tempo che intercorre tra preparare l’attrezzatura ed entrare, veniamo visti e salutati da pescatori intenti ad andare nel vicino istmo.

La Centrale Termoelettrica venne inaugurata nel 1939, la prima in Italia idonea a utilizzare il carbone Sulcis polverizzato.
Ora si presenta come un’immensa struttura pericolante.  Gli ingressi sembrano murati.  Approfittiamo di un buco nel muro per entrare in una prima parte dell’edificio.  Passano pochi secondi prima di sentire quel inconfondibile suono di macchina, passi e vetri rotti.
Il nostro primo pensiero è quello di verificare se all’interno ci siano persone. Magari proprio quel giorno inizia la riqualifica del posto, improbabile ma possibile.
Usciamo dalla prima struttura decisi a percorrere il perimetro per capire da dove vengano quei rumori. Giriamo l’angolo ed eccoli là, due simpatici pescatori. Avevano parcheggiato la loro macchina a pochi passi dalla centrale su delle bottiglie rotte.  Salutiamo e continuiamo la ricerca di una vera e propria entrata.

Un enorme corvo si alza in volo, non sappiamo se prendere bene questo presagio, proprio quando stiamo valutando di entrare da una delle finestre, troviamo quello ch’è l’ingresso al cuore della centrale.
Gli svariati anni di saccheggio, vandalismo e, molto probabilmente, di bonifica hanno ridotto l’edificio a un vero e proprio scheletro, covo di piccioni, topi e strano a credersi (non per noi che ormai ci siamo abituati) di pecore.
Sono molte le notizie che si possono reperire su questa centrale elettrica abbandonata. Si parla che negli anni della seconda guerra mondiale assicurò la fornitura elettrica non solo al complesso industriale del bacino carbonifero ma anche all’ aerea metropolitana di Cagliari.
Tutto questo grazie a generatori di vapore del tipo a irradiazione totale, a unico passaggio di gas verso l’alto, capaci di produrre 500 chilogrammi all’ ora di vapore.
Una sala macchine con quattro gruppi turbo-alternatori più quello per i servizi ausiliari erogavano una potenza complessiva di 40.320 kW.

L’unica vera testimonianza di tutto questo è la stanza del quadro comandi divenuta simbolo di questo immenso edificio, essa continua a resistere al tempo e alle intemperie che arrivano dal vicino mare.

L’obiettivo dell’esplorazione è toccare il fondo e la cima, toccare… per vedere se la porta si apre.

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Se questa centrale elettrica abbandonata ha stuzzicato la tua curiosità, ecco una ricca lista di fabbriche e industrie abbandonate. Altrimenti perché non esplorare virtualmente i luoghi abbandonati in Sardegna?

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