PALAZZI, VILLE e CASTELLI abbandonatiPUGLIA urbex

Villa Rosa nel Paradiso Pugliese

Da Ottobre 11, 2016 Maggio 4th, 2018 Nessun commento

urbex-puglia-villa-rosa-1Una delle testimonianze pugliesi più recenti di architettura legata all’agricoltura è Villa Rosa.
Essa nasce non come una vera e propria “Masseria di campo” ma come elemento architettonico centrale e dominante, con attorno una serie di volumi annessi necessari alla gestione di circa 30 ettari di uliveto, vigneto e frutteto.
Progettata negli anni ’20 dal proprietario del fondo agricolo Vincenzo D’onofrio, noto imprenditore manfredoniano attivo nel campo della pasta, la villa porta il nome della sua amata moglie, la signora Rosa Longo, molto ben vista in città per la sua bontà e dedizione alla povera gente.

Dotata di numerosi volumi quali il magazzino degli attrezzi, la stalla, opifici per la lavorazione di olio e vino ed infine la casa del guardiano, Villa Rosa non ebbe molta fortuna, poiché la proprietaria morì nel 1935 e l’avanzare della guerra mutò la struttura in un comando delle forze alleate.
La struttura rimase in capo alla famiglia D’Onofrio fino alla morte del signor Vincenzo avvenuta negli anni ’60. Successivamente, gli eredi furono costretti, per motivi economici, a privarsi di questo gioiello, cedendolo al monsignor Cesarano.
Dopo una serie di vicissitudini ereditarie, l’intera struttura ora rientra tra le proprietà della “SMAR di Manfredonia” azienda pubblica di servizi alla persona, vincolata con destinazione a casa di riposo per il clero, per gli anziani e i disabili.
Nonostante diversi i progetti presentati e numerosi fondi europei, dai quali si potevano reperire risorse economiche atte al suo recupero, villa Rosa giace silente in attesa di buona sorte.

Vediamo meglio ciò che resta dell’edificio.
Situata ai piedi del Gargano la villa dista pochi chilometri dal centro abitato.  Si ha accesso alla struttura oltrepassando i muri a secco, caduti in più punti, tramite un viale costeggiato da ulivi.
Il primo volume che si incontra, molto semplice, doveva essere presumibilmente la casa del guardiano; a seguire troviamo le stalle circoscritte da un recinto o perlomeno da quello che ne rimane.
Dotate di due torrette cilindriche, questi fabbricati sono tra gli elementi che più richiamano all’architettura rurale locale, rimandando la visione sia alle torrette o garitte di fortificazione a difesa del brigantaggio ma anche con l’inserimento in esse delle tipiche piccionaie.
L’impianto principale è suddiviso simmetricamente in 3 elementi: a sinistra i locali di lavorazione dei prodotti agricoli, a destra il deposito/magazzino ed infine centralmente il corpo in mattoncini della vera e propria villa.

Lo stato di abbandono più che evidente lo si percepisce dall’ingresso principale dove ci accoglie un ampio foyer caratterizzato da un soffitto in cemento armato cassettonato decorato con grossi festoni. Diverse aperture si affacciano su questa stanza mostrandoci altri ambienti, anch’essi cassettonati.  La scalinata curvilinea ci invita a continuare il nostro percorso nel blocco centrale della villa.
Dal piano ammezzato che conduce al giardino posteriore, continuiamo a salire per arrivare al “salone” delle stesse dimensioni del foyer ma questa volta decorato con semplici stucchi al soffitto.

Vandalismi “gratuiti”. Paradossale è come l’inciviltà e l’incuria abbiano permesso ai soliti ignoti di poter depredare le grandi lastre di pietra ad incasso nel muro che fungevano da scalinata, della quale ne rimane poca traccia.
Gli affacci e la vista di cui si gode da ogni angolo di questa fantastica struttura sono indescrivibili: sul fronte principale si può ammirare il golfo di Manfredonia e nelle giornate terse si può scorgere tutta la litoranea fino a raggiungere con lo sguardo le città di Barletta e Trani, mentre la parte posteriore è dominata dal massiccio roccioso del promontorio del Gargano, con i suoi ulivi e mandrie al pascolo.

Per visitare l’intero complesso sono necessarie massimo due ore, soprattutto se si vogliono scattare molte fotografie. Assolutamente sconsigliato percorrere alcuni tratti in cui vi sono evidenti cedimenti strutturali o verde incolto, vi si possono celare pericolose insidie.

Alex De Muzio

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