urbex-emilia-romagna-marianna-veicoli-abbandonati-bugatti-8Tra le tante fabbriche abbandonate che ho visitato, questa è fra quelle con maggiore fascino.
Sarà per il suo nome e per la sua storia. In fin dei conti, è una delle aziende più famose che abbiamo avuto in Italia.
Circolava voce che ci fosse ancora un prototipo di automobile al suo interno, il che fece scattare la molla della mia curiosità.

L’inventore di questo grande marchio, da sempre appassionato di motori, era stato, in età giovanile, pilota di un auto a tre ruote da lui progettata, ma, dopo un incidente, si era ritirò ed iniziò a disegnare modelli d’auto a quattro ruote. Dopo diversi anni di esperienze lavorative all’estero, fondò nel 1909 il marchio preso dal suo stesso cognome ed iniziò con la produzione di auto da gara. Ed è qui che arrivarono le più grandi soddisfazioni! Successivamente realizzò anche auto di grandissimo prestigio, adatte ad un mercato da re, infatti ne furono realizzati solo pochi esemplari.
Il marchio ha cambiato diversi proprietari ma ha mantenuto, negli anni, la classe italiana che lo ha sempre contraddistinto. Con l’arrivo della guerra, la produzione delle macchine terminò e i nazisti si impadronirono della fabbrica, che chiuse i battenti definitivamente nel 1952. Nel 1987 un italiano comprò il marchio e riprese la produzione nel modenese.

Nel 1995, ahimè, la fabbrica chiuse definitivamente.
E noi è proprio qui che ci accingiamo ad entrare. La via che porta alla fabbrica ha il suo stesso nome, e al cancello ci aspetta il guardiano giardiniere, che ci racconta un po’ di storia e ci apre le porte dei capannoni e degli uffici.

Non rimane più molto
: nessun arredo, uffici spogli, ma tutta la struttura è a vetri e tutto è “a vista”.
Sulle porte sono ancora ben visibili i marchi dell’azienda. Nello stesso edificio degli uffici c’è un salone circolare, con tre bandiere, probabilmente il salone esposizione, poi un paio di ascensori con colonne rivestite in pelle portano agli altri tre piani di uffici. Giro ogni singola stanza, resta ancora qualche fascicolo-cliente con il logo dell’azienda, qualche fax e carta intestata.  I giochi di luce che si creano in questo posto sono pazzeschi: si vede che non si era badato a spese.

 

Andiamo nella parte dei capannoni, ma del prototipo, anche qui, nessuna traccia. Forse era solo una leggenda metropolitana.
Anche qui è tutto a vetri. Sono rimaste solo le postazioni con braccio porta-attrezzi, per il montaggio, che scende dal soffitto. Sono tutte lì, in fila, una dietro l’altra, più i marchi con il numero di ogni capannone, ben impressi. In un soppalco, troviamo una stanza con alcune bobine pubblicitarie, delle macchine e dei progetti sparsi a terra, forse un magazzino, o addirittura l’archivio.

Finisce così la nostra visita. Alcuni capannoni sono stati adibiti a magazzino per i carri di carnevale, capannoni bianchi in fila con ancora ben impresso il logo e, a fianco, il capannone blu con il logo cancellato di questo grande marchio italiano. Qui c’erano la sala di progettazione dei motori e i banchi-prova, sfruttati in collaborazione con l’aeronautica.

Nel 1998 il marchio venne comprato dalla Volkswagen, che annunciò nel 2001 la produzione di una macchina con super prestazioni, la più veloce, potente e costosa macchina della storia, e così fu. La prima Veyron fu consegnata nel 2005 ad un prezzo di 1.100.000 euro, con un motore a 16 cilindri da 8000 litri con 1200 cv, il tutto per una velocità massima di 407 km orari.

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Marianna Arduini
Marianna Arduini
Esploratrice da sempre, insieme al suo compagno Mirco, ha trovato nell'urbex la possibilità di unire viaggio, fotografia e scrittura. La sua passione sono le chiese abbandonate e la sua zona d'azione è soprattutto il centro Italia. Artista a "tutto tondo", amante dei grandangolari estremi.

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