Probabilmente la mia prima visita in posti abbandonati sull’isola.
Da pochi mesi mi ero trasferito a Malta, ed ero ancora innamorato del sole, del mare, e delle sue grandi potenzialità sia in campo lavorativo, sia in quello degli edifici abbandonati. Avevo più volte cercato altri esploratori in zona, postando sui vari gruppi facebook, ma non avevo trovato nessun maltese che facesse esplorazione urbana, almeno per come la intendiamo noi. L’unico urbex a Malta era un giovane francese, Simon Vienne, arrivato sull’isola da alcuni mesi, ma che purtroppo se ne sarebbe andato molto presto.

Prendiamo un appuntamento, ci conosciamo, e decidiamo di tentare col famoso Forte Delimara. Arriviamo nell’assolata penisola e iniziamo a vagliare le vie d’accesso. Un largo fossato pieno di sterpaglie ed assolutamente impraticabile corre su quattro lati del forte, mentre il quinto è a picco sul mare. Mura inscalabili della classica pietra gialla maltese e un portone massiccio blindato.

Stiamo parlando di un vecchio forte inglese, la cui funzione primaria era proprio quella di resistere, non certo di fare entrare i nemici. Motivo per cui le nostre ipotesi per entrare sono o tentare di arrampicarci sulla morbida pietra maltese passando della parte della scogliera o trovare un punto debole sul portone. Troppo pericolosa la prima e inutile la seconda. Ad un certo momento scorgiamo qualcosa di blu nel fossato, in mezzo ai rovi. Ci accorgiamo che si tratta di una scala di legno (anzi, due scale legate) lunghissima. Scendiamo nel fossato e, dopo innumerevoli punture di zanzara e colorite imprecazioni, riusciamo a portarla su.

La appoggiamo sul portone e capiamo che salendola, saremmo potuti arrivare fino a quasi la sommità del muro. il problema è che la scala è pericolante, altissima e sui lati ci sono altri cinque metri di fossato, quindi una caduta da quell’altezza non sarebbe auspicabile. Decido di andare per primo, ma dopo pochi scalini ci accorgiamo entrambi che chi sta sotto, non è in grado di reggere la scala con una persona sopra. Scendo.

Torniamo nel fossato a prendere una corda che stava in mezzo a rovi e varia immondizia. Leghiamo quindi la scala a quella che suppongo fosse l’asta della bandiera, un bel tubo di metallo arrugginito, ma ancora solido. Mi inerpico con cautela e raggiungo la cima, dove trovo cocci di vetro ad aspettarmi. Li aggiro, entro nella struttura, e dopo pochi minuti sposto la sbarra di ferro dal portone, permettendo a Simon di entrare.

Il forte è molto grande, ma completamente vuoto. Ci sono varie strutture all’interno della piazza d’armi e qualche torretta, una delle quali circolare, che credo servisse per i cannoni antiaerei. Pur essendo stato costruito nel 1888, non troviamo targhe o altro che ce lo ricordino. Decidiamo quindi di inoltrarci nei sotterranei. Ed è qui che troviamo il tesoro del forte! I tre leggendari cannoni semovibili da 38 tonnellate, gli unici rimasti al mondo, dato che gli altri sono stati tutti distrutti. Non sono un appassionati di armamenti, ma resto comunque affascinato di fronte a questo mostro di metallo arrugginito. Tutto intorno è buio, ed anche le finestre avanti le bocche di fuoco sono state murate.
Soddisfatti, ce ne torniamo a casa.

Successivamente sarei tornato più volte al forte per mostrarlo ad altri amici, ed ogni volta la situazione di ingresso cambiava, fino a che, nell’ultimo periodo, ricordo che restò addirittura aperto per qualche mese.

Questo è solo uno dei tanti esempi che vi mostreremo nei prossimi mesi di come la politica maltese si disinteressi dei propri beni storici in favore di nuove e agghiaccianti costruzioni moderne che stanno distruggendo l’isola.

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Alessandro Tesei
Alessandro Tesei
Fondatore ed admin di Ascosi Lasciti, creato per radunare alcuni tra i migliori esploratori urbani, da sempre innamorato dei luoghi dimenticati. Vincitore di numerosi premi internazionali in ambito documentaristico e reportaggistico. Si occupa essenzialmente di videomaking, fotografia e graphic design.

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