Villa Moglia : il gioiello seicentesco abbandonato anche dai fotografi

Lo chiamavano il gioiello del ‘600. Ed ora, di quel gioiello, resta solo un fantasma.
Villa Moglia è una meta molto conosciuta. Google maps porta proprio davanti al suo ingresso. E’ un posto storico, e famoso nelle campagne torinesi.
Quasi incomprensibile è il fatto che questo gioiello seicentesco sia così poco considerato dai fotografi di abbandono, anche perché si tratta realmente di un gioiello architettonico, nonostante lo stato di degrado in cui si trovino gli interni della struttura. Senza considerare che dentro si possono trovare anche un teatro e una chiesa.

Per fortuna siamo dotati di un mezzo quattro per quattro, dato che spesso in queste zone il tempo pensa di riempire il paesaggio di neve.
Ci avviciniamo. C’è un viale che porta proprio davanti all’ingresso ed è davvero un’apparizione incredibile, circondata dalla neve.
C’è un grande cancello coperto di rovi – sembra di essere all’interno di un film horror –  che si continua con una recinzione lungo tutto l’abitato che, in un punto, troviamo aperta. Attraversiamo questa falla per entrare nel giardino.
Il complesso del gioiello seicentesco ha una forma ad “U”. Sulla destra c’è la chiesa, e sull’altro lato il teatro, da cui si accede solo dall’interno.

Iniziamo dalla parte centrale, entriamo e ci troviamo davanti ad una scala bellissima, in un salone affrescato, pieno di mobili lanciati giù dal piano superiore e ammucchiati all’ingresso.
La scala, punto più debole di ogni struttura pericolante, ha una forma bellissima. Ci sono ancora i corrimani decorati e, nonostante i murales e le pareti ricoperte di muffa, si può ancora intuire facilmente come una volta potesse essere elegante questa zona dell’abitacolo.
Sulla parte destra della villa c’è un altro grande salone, anch’esso affrescato, con buchi nel soffitto e pavimenti non sempre stabili. Cerchiamo quindi di evitare le parti centrali, così da evitare rischi inutili.

Saliamo al primo piano, ci troviamo davanti a stanze con affreschi giapponesi, su cui ci interroghiamo molto e, dopo aver cercato alcuni spunti storici online, scopriamo che Villa Moglia era una filanda, con 25.000 metri quadrati di parco pieno di gelsi. Si narra che al suo interno fosse presente una delle più ricche biblioteche del torinese.
Purtroppo nessuno della famiglia originaria ebbe discendenti diretti e così l’immobile fu venduta a fine ‘800 ad un conte, che la cedette a sua volta ad un contadino, il quale pensò bene di vendere tutti i suoi arredamenti preziosi, fino a lasciarla vuota. Da lì passò ai salesiani, che ne fecero un noviziato di missionari, per finire poi al comune di Torino, in totale abbandono.
Nel 2005 fu messa in vendita per 5 milioni, ben sotto il suo valore. L’asta andò deserta e Villa Moglia, vincolata per i suoi 5000 metri dalla soprintendenza e per il suo impossibile restauro conservativo, resta tutt’ora al degrado. Oltre al disinteresse delle istituzione la villa è diventata il gioiello seicentesco abbandonato anche dai fotografi.

Continuiamo l’esplorazione della parte superiore.
Ad un certo punto ci fermiamo per cambiare le batterie alla fotocamera, avendone esaurita una solo per il piano terra. Sentiamo dei passi sopra di noi, chiari, distinti. Ci spaventiamo un po’. Siamo solo in due, ma subito decidiamo di andare a controllare, sicuri della presenza di qualcuno.
Saliamo le scale, il piano secondo è davvero pericolante, c’è una specie di sottotetto, stanze piccole e corridoi semicrollati pieni di piccioni, ma di presenza umana, nemmeno l’ombra. Forse un’illusione, ma giurerei che tra tutti i momenti più inquietanti delle mie varie esplorazioni in posti abbandonati questa è stata una di quelle in cui sento di non aver dubbi su ciò che ho udito.

Un po’ interdetti continuiamo il nostro tour, tornando al piano di sotto.
Cerchiamo l’ingresso alla chiesa, che è proprio alla fine del corridoio dell’ala est. Stupenda.
Cè una balconata da cui facciamo qualche scatto. Il soffitto è ancora decorato e, seppure le finestre della parte bassa risultino murate, resta il suo bellissimo altare, famoso per aver ospitato, secondo le voci del luogo, molti riti satanici. Tutto è abbellito dai pezzi di un organo sparsi ovunque.

Usciamo e passiamo all’altra ala della villa, percorriamo un lungo corridoio totalmente scoperchiato, pieno di sedie e seggiolini, forse una sala riunioni. In fondo finalmente troviamo il teatrino. Non ci sono parole per descriverlo, e credo che, fotograficamente parlando, ci siano pochi posti con una luce così favorevole agli scatti. Tutte le poltrone sono in fila e, per terra, si possono vedere mille divise da lavoro sparse ovunque.
Non credo a presenze sovrannaturali e men che meno ai fantasmi, ma di sicuro, la sensazione di non essere soli ci ha accompagnato per tutta la giornata.

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Marianna Arduini
Marianna Arduini
Esploratrice da sempre, insieme al suo compagno Mirco, ha trovato nell'urbex la possibilità di unire viaggio, fotografia e scrittura. La sua passione sono le chiese abbandonate e la sua zona d'azione è soprattutto il centro Italia. Artista a "tutto tondo", amante dei grandangolari estremi.

Entra nella discussione 2 Commenti

  • Avatar Paolo ha detto:

    Io ci sono stato da solo da poco, anche io ho sentito dei passi e alla fine era una grossa capra che si vede che era entrata per curiosità e non riusciva ad uscire. Devo dire che mi sono preso un bel colpo

    • Ascosi Lasciti Ascosi Lasciti ha detto:

      Tra istrici, tassi, gatti, cani, sorci, ecc… anche noi ne abbiamo presi parecchi di colpi!! Fa parte del gioco! 🙂

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