Super Duper Mart : il Supermercato Abbandonato “Congelato” agli Anni ’80

Da Gennaio 9, 2018 Maggio 4th, 2018 AREE COMMERCIALI e TERME, MARCHE urbex

In un noto videogioco post apocalittico in stile “futuro retrò”, c’era una missione in cui ci si doveva introdurre in un supermercato abbandonato.
Ecco, a me sta per capitare la stessa cosa. Unica differenza : non stiamo vivendo in un “domani post-nucleare”.

E’ il 2 di gennaio. Devo dire che, per i miei viaggi attraverso i posti abbandonati d’Italia, l’anno comincia bene.
Non capita tutti i giorni di trovare una “chicca” così. Questo luogo è più di un semplice market abbandonato. E’ un luogo d’infanzia e carico di ricordi.
Avrò avuto al massimo 4-5 anni quando ci misi piede l’ultima volta, credo. Mia madre non era solita andarci a fare compere. Era scomodo, non era fornitissimo e si vociferava che il laboratorio artigianale fosse sporco.  Ella preferiva i grandi centri commerciali con una più vasta scelta di acquisti e promozioni. Non sapevo che, così facendo, lei, come tanti altri consumatori, avrebbe favorito la crescita di agglomerati di negozi e la rapida chiusura di tante piccole attività, a conduzione familiare, come queste.

Mala-gestione . E’ pure vero che i figli del proprietario non brillavano di inventiva e voglia di lavorare, così come tutte le cose, il supermercato chiuse e presto ci si dimenticò della sua esistenza.
Ma torniamo a noi. Era la sera di capodanno quando un semplice “appoggiarsi alla porta” la fece aprire, mostrando una parte di questo splendore al degrado.
L’indomani non è quindi tardata ad arrivare l’esplorazione di questo edificio lasciato all’abbandono
Tutto, più o meno, è rimasto come era alla sua chiusura. Tutto è come “congelato” a più di vent’ anni fa. Sono quelle cose che ti entusiasmano e ti riempiono di commozione.

Al pianterreno di un condominio di quattro piani. Qui si cela questa meraviglia abbandonata: al piano terra è ubicata tutta la parte del supermercato, con “tutto e di più”.
Davvero. Cose che erano finite nel dimenticatoio del marketing riaffiorano come spiriti erranti, come le caramelle sfuse non confezionate. Ora queste “chicche” le hanno solo alcuni distributori a gettone o negozi specifici con tanto di bilancia.

Un’altra sorpresa ci attende. Scendendo le scale, si accede al laboratorio dolciario, enorme, con una forno a muro degli anni ’60 e una cella frigorifera tutta tassellata in assi di legno.
E’ pieno di topi. Ogni tanto si sente qualche squittio mentre fotografo, colpa delle farine e altri prodotti scaduti abbandonati in giro.

Il tempio del consumismo. Al primo piano c’è il magazzino abbandonato, il tempio del consumismo. Chiedete un articolo in voga di fine anni ’80 od inizio ’90. Qua c’è, disposto a raccontare la sua storia. E così altri articoli che erano in vendita. Notevole anche la dispensa da liquor store con ogni tipo di grappa, amaro, whiskey e vermouth. Tra gli scatoloni bombardati da escrementi di piccione forse potrebbe spuntare una bottiglia di Rosso Antico con il famigerato colorante E123; ma non oso controllare dato il fetore immondo.

Un luogo così non si era mai visto.
Nonostante due ore di esplorazione e le centinaia di foto scattate, salta fuori sempre un dettaglio da documentare. Ma ormai è ora di andare, l’ultima foto non la faccio, è di un lecca-lecca, come quelli a “girella americana” che mia madre non mi voleva mai comprare, malgrado i miei capricci.
Scende una piccola lacrima.

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Francesco Coppari
Francesco Coppari
Classe 1986. Fotografo per passione dal 2007, ha collaborato a vari progetti della FIAF. Appassionato di fotoreportage, ha trovato nell’Urbex un altro modo di incrementare il suo bagaglio culturale. Tra le altre cose si occupa di gestire il nostro affiatato Gruppo Facebook.

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