“…Arrivò alla costruzione dell’Ossario e, non sapendo cosa fosse, anzi credendolo una casetta dove potersi nascondere, aprì la porta, si buttò dentro e cadde a capofitto su quel gran mucchio di ossa sparpagliate. TAP TAP TAP… ” Bianca Pitzorno – Ascolta il mio cuore

Un altro luogo abbandonato del tutto singolare. Oggi visiteremo un luogo molto particolare, anche se purtroppo le fotografie si limitano alla parte più interessante del complesso: la chiesa.
Altre foto non mi sono state possibili, a causa dei pericolosi abitanti abusivi.
Il convento, alienato come proprietà religiosa verso la fine del 1700, è ora una bella corte rustica, fino a qualche anno fa’ sede di un’importante azienda vinicola; era intitolato a San Giuliano e, fin dall’anno 1176, veniva citato come monastero di suore benedettine, con privilegi papali e protezioni romane.

Un edificio datato. Il complesso architettonico del ‘400 sorge su una realtà edilizia di epoca altomedioevale, dove si nota il riutilizzo copioso di materiale edilizio di epoca romana.
La chiesetta presenta, all’esterno, un’elegante abside ad archetti in cotto, le cui mensole sono trasformate in volti umani.
Poveri amabili resti!

Qualche testimonianza ha resistito al tempo. L’interno presenta molte tracce di affreschi e, nel catino dell’abside, il Cristo in Maestà (13° secolo). Fuori, un discreto campanile sovrasta, minimamente, gli altri edifici dell’ex convento.

Un luogo ricco di fascino ma profondamente deturpato dai ladri che lo hanno saccheggiato senza pietà.
La sorpresa si trova proprio all’interno della chiesa: le cripte sono state aperte e profanate da gentaglia senza scrupoli, e la cosa che più impressiona di questo posto sono proprio le ossa umane disposte sul pavimento davanti all’altare.
Poveri amabili resti, che ne sarà di loro e di questo luogo?

“…TAP-TAP-TAP.. e dalla porta si affacciò la statua di una bella ragazza in camicia da notte, con i capelli sciolti e con un bambino nudo (anche lui statua) in braccio.
<<Non uscirai da qui>> le disse <<fino a che non avrai rimesso in ordine queste ossa, ricostruendo completamente ogni singolo scheletro.
Bada che se mancherà anche un solo ossicino microscopico, non ti lascerò uscire.>>
Arpia Sferza si mise a piangere disperata. <<Non ci riuscirò mai!>>
<<Voglio essere generosa>> disse allora la statua. <<Per tenere legate insieme le ossa di ogni scheletro potrai usare questo>> e lanciò come una palla un grande gomitolo di lana rossa.
Arpia Sferza ci mise un anno e mezzo a riordinare tutti quegli scheletri. Aveva quasi finito, però all’ultimo mancava una gamba intera.
<<L’hai perduta? Che sventata che sei! Cercala bene!>> diceva la statua della nonna Prisca. Ma lo faceva per prenderla in giro, perché sapeva benissimo che la gamba non c’era. Quello scheletro apparteneva ad un mutilato, ad un soldato che in guerra era stato ferito alla gamba destra e gliel’avevano dovuta tagliare. Il fatto era accaduto da qualche parte della Russia e la gamba era stata seppellita lassù. Dopodiché il soldato era tornato a casa con le stampelle, e solo molti anni dopo era morto ed era stato seppellito, con una gamba sola, in quel cimitero.
Arpia Sferza piangeva e diceva: << Ho guardato dappertutto e non la trovo.>> Alla fine la statua le disse: <<L’unica cosa che puoi fare se vuoi uscire da qui é dargliene una delle tue.>>”

Rating: 5.0/5. Dai voti4.
Attendere....
Jonathan Della Giacoma
Jonathan Della Giacoma
Classe '87 e svizzero, Jonathan è uno tra i più famosi autori nel campo "Urbex" e tra i più attivi nel progetto Ascosi Lasciti.
Attratto dalla storia, dalla bellezza estetica, dall'architettura, ha visitato edifici abbandonati in tutta europa.

Lascia un Commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.