Quanto Cambia un Posto Abbandonato in Due Anni? Ritorno a “Le gioie della campagna”

E’ mezzanotte di due anni fa’ e mentre si torna verso casa, dopo una giornata devastante tra le braccia dell’abbandono più sfrenato, mi arriva un messaggio del buon Sampietro, da non confondere con il portinaio del paradiso, mi raccomando. Recitava così: Coppà, domani si va alla villa di campagna. Sono le 17:45.
La mattina dopo, ovvero poco più di dodici ore successive all’sms, si parte per questa villa abbandonata di campagna, che poi tanto di campagna non le è più. (Fai click qui per vedere foto e informazioni dell’esplorazione)

Dopo due anni, il germe della curiosità e della malinconia ci ha spinti a tornare nello stesso posto.
Ovviamente vi chiederete “Se c’è già un articolo perché farne un altro sulla stesso edificio abbandonato”? La risposta è presto detto: per portare l’attenzione su un aspetto fondamentale delle nostre esplorazioni: Quanto cambia un posto abbandonato in due anni? Si parla di poco tempo. E cambia eccome. Ovviamente, in peggio.

La struttura esterna è rimasta grossomodo inalterata in questo lasso di tempo.  Non ci sono stati atti vandalici né tantomeno occupazioni da parte di abusivi. Una cosa però è mutata radicalmente: le macerie, firma indelebile dello scorrere del tempo e testimone di una degenerazione dell’edificio, alla mercè dei fenomeni atmosferici, che avanza rapidamente. Addirittura, nella parte attigua alla cappella, ci sono infiltrazioni talmente persistenti che la polvere mista alla terra e ai sedimenti dei mattoni ha creato una specie di fanghiglia collosa.
È un peccato che la villa versi in queste condizioni. Ricordiamo che fino a non molto tempo fa’ era luogo di ritrovo per diversa gente di questo borgo, addirittura si organizzavano partite di bocce nel parco della villa.

Dunque quanto cambia un posto abbandonato in due anni? Lascio a voi i commenti; le foto parlano da sole.

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Francesco Coppari
Francesco Coppari
Classe 1986. Fotografo per passione dal 2007, ha collaborato a vari progetti della FIAF. Appassionato di fotoreportage, ha trovato nell’Urbex un altro modo di incrementare il suo bagaglio culturale. Tra le altre cose si occupa di gestire il nostro affiatato Gruppo Facebook.

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