Siamo al nord quest’oggi. Il sole della capitale me lo sono ormai lasciato alle spalle da qualche giorno.
Torno in Veneto per lavoro e, in giornata, mi reco per un servizio fotografico ai confini con la Lombardia. Nel pieno centro di questa piccola città mi trovo a parcheggiare la mia automobile esattamente di fronte ad alcune transenne che non celano per niente un’enorme struttura completamente decadente.

Le persone passeggiano tranquillamente con le borse della spesa senza curarsi di ciò che hanno davanti ai loro occhi.
Capisco che questo edificio abbandonato è sicuramente in uno stato marcescente da parecchi anni. Mi informo rapidamente con un passante e i miei sospetti vengono confermati.

Decido di entrare all’interno del grande cortile che è diventato accessibile grazie a svariati passaggi aperti tra le transenne.
Mi rendo subito conto che l’area è immensa e che alle spalle della stessa vi è una linea ferroviaria. Prima di arrivare alla fiancata dell’edificio in mattoni rossi, sorpasso alcune piccole “casette” ormai deserte. Sono tutte annerite dal fumo e da alcuni probabili incendi che hanno ormai distrutto quasi tutto.

Abusivi ovunque. Girando attorno all’edificio mi rendo conto che, purtroppo, alcuni pertugi rimasti accessibili sono divenuti l’attuale abitazione di senzatetto. Facendo attenzione mi addentro nella parte retrostante dello scheletro in mattoni rossi e lo spettacolo di degrado si fa ancora più intenso.
Oltre ad una miriade di cassette di legno impilate l’una sull’altra trovo dei separee costruiti semplicemente con bastoni e lenzuola e mi rendo conto che mi trovo all’interno di un ex “condominio” a due piani le cui stanze sono piene di scarpe, materassi e oggetti lasciati all’incuria.

Mi guardo intorno. Nei pressi di questo “salone” c’è un’ulteriore capannone reso inaccessibile apparentemente da un cancello di ferro battuto. Entro dalla parte retrostante e non trovo altro che sanitari abbandonati e qualche cianfrusaglia.
La parte più interessante forse della struttura è proprio quella adiacente al parcheggio in cui ho lasciato la mia vettura. Un enorme scheletro che una volta era sicuramente un tetto ora avvolge tutta una nuova area di cemento.

Altri segni di abusivi. Trovo ancora resti di fuoco e addirittura la carcassa di un furgoncino incendiata. L’impressione è quella di essere all’interno della pancia di una balena…un po’ come Pinocchio.
Tornando alla macchina incontro un senzatetto col quale scambio trenta secondi di chiacchiere. Sento poi delle voci alle mie spalle e lui con fare molto gentile mi “consiglia” di recarmi all’uscita. Saluto ed eseguo.

Altri incontri. Incrocio, poi, due signori ben vestiti del Comune, i quali sono venuti a controllare come stanno le cose, dicono. Mi chiedono cosa facessi lì e io spiego le mie ragioni. “A tuo rischio e pericolo” mi dicono.
“A mio rischio e pericolo” rispondo sorridendo.

La carcassa che vediamo ora era una fabbrica di ceramica, che è ormai in stato di abbandono da oltre vent’anni. Meta di senzatetto e vagabondi ha subito recentemente molti incendi dolosi al suo interno. Le istituzioni non se ne curano. Controllano ogni tanto come stanno le cose… a loro rischio e pericolo.

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Matteo Montaperto
Matteo Montaperto
Commediografo, teatrante, comico ed esploratore urbano. Come si conciliano queste personalità? Fa parte del carattere di Matteo. Autoironico ma determinato.
Amministratore del profilo Instagram di Ascosi Lasciti e autore di articoli, principalmente nel Lazio.

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