Siamo nel cuore dell’abruzzo, in un paesino dimenticato da tutti. Dimenticato a causa del tragico terremoto dell’Aquila del 2009, troviamo un piccolo tesoro, di quelli che fanno volare la mente e i pensieri a tempi più sereni e innocenti: un asilo. Per la precisione un “asilo delle suore”, ancora ricco di lasciti e di racconti dimenticati. L’esplorazione è stata molto cauta in quanto il sisma ha deteriorato la struttura. Abbiamo preso tutte le “precauzioni del mestiere” e gli accorgimenti del buon senso. Fortunatamente non ci sono state grosse difficoltà nel visitare questa scuola.

L’abbandono in realtà non è avvenuto a causa del sisma. Esso è stato abbandonato a cavallo del 2000, quindi prima del terremoto dell’Aquila.
Da piccolo io andavo all’asilo comunale, simile, per forma esterna ma non per arredo arredo, a questo. Nella struttura è presente una cappella e una sala con un pianoforte a coda (forse l’aula di musica), cose che, per quanto memoria abbia, non le ho mai viste nella materna che frequentavo.

L’edificio è predisposto su due piani. Il primo dovrebbe essere stata la zona di apprendimento e di attività ludiche. Ci apre la strada un peluche a dimensione bambino, che ci accompagna poi in un aula con materiale didattico sparso in tutti gli angoli, da testi per imparare a leggere e scrivere, a VHS con qualche cartone animato istruttivo. Nel corridoio c’è quello che resta della Vergine Maria, dipinto forse caduto in terra a causa del sisma successivo all’abbandono. Ultimo, ma non d’importanza, il teatrino con tanto di palcoscenico e ancora qualche cartellone colorato appeso alla parete.

Arrivare al secondo piano non è facile. Si deve passare per un cortile interno, percorrendo una malconcia rampa di scale. Questa parte doveva ospitare l’alloggio delle suore. E non solo. Ci sono, in ordine, cucina, mensa, la presunta aula di musica con il pianoforte a coda e la cappella. Qui ancora sono adagiate in modo ordinato le panche, ciò che rimane dell’altare e mezzo soffitto crollato.

Un ultimo lascito. Mentre finisco il giro e faccio gli ultimi scatti, mi cade l’occhio su un gioco che andava in voga negli anni ’90: Mastermind, chi non se lo ricorda. Subito il pensiero va alla mia infanzia, in cui, pur non sapendo le regole del gioco e inventandocele di volta in volta, era il passatempo preferito di tutta la mia classe.

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Francesco Coppari
Francesco Coppari
Classe 1986. Fotografo per passione dal 2007, ha collaborato a vari progetti della FIAF. Appassionato di fotoreportage, ha trovato nell’Urbex un altro modo di incrementare il suo bagaglio culturale. Tra le altre cose si occupa di gestire il nostro affiatato Gruppo Facebook.

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