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ABRUZZO urbexISTITUTI SCOLASTICI e COLONIE abbandonate

L’Asilo Abbandonato delle Suore

Articolo di Febbraio 22, 2018Nessun commento

Siamo nel cuore dell’abruzzo, in un paesino dimenticato da tutti. Dimenticato a causa del tragico terremoto dell’Aquila del 2009, troviamo un piccolo tesoro, di quelli che fanno volare la mente e i pensieri a tempi più sereni e innocenti: un asilo. Per la precisione un “asilo delle suore”, ancora ricco di lasciti e di racconti dimenticati. L’esplorazione è stata molto cauta in quanto il sisma ha deteriorato la struttura. Abbiamo preso tutte le “precauzioni del mestiere” e gli accorgimenti del buon senso. Fortunatamente non ci sono state grosse difficoltà nel visitare questa scuola.

L’abbandono in realtà non è avvenuto a causa del sisma. Esso è stato abbandonato a cavallo del 2000, quindi prima del terremoto dell’Aquila.
Da piccolo io andavo all’asilo comunale, simile, per forma esterna ma non per arredo arredo, a questo. Nella struttura è presente una cappella e una sala con un pianoforte a coda (forse l’aula di musica), cose che, per quanto memoria abbia, non le ho mai viste nella materna che frequentavo.

L’edificio è predisposto su due piani. Il primo dovrebbe essere stata la zona di apprendimento e di attività ludiche. Ci apre la strada un peluche a dimensione bambino, che ci accompagna poi in un aula con materiale didattico sparso in tutti gli angoli, da testi per imparare a leggere e scrivere, a VHS con qualche cartone animato istruttivo. Nel corridoio c’è quello che resta della Vergine Maria, dipinto forse caduto in terra a causa del sisma successivo all’abbandono. Ultimo, ma non d’importanza, il teatrino con tanto di palcoscenico e ancora qualche cartellone colorato appeso alla parete.

Arrivare al secondo piano non è facile. Si deve passare per un cortile interno, percorrendo una malconcia rampa di scale. Questa parte doveva ospitare l’alloggio delle suore. E non solo. Ci sono, in ordine, cucina, mensa, la presunta aula di musica con il pianoforte a coda e la cappella. Qui ancora sono adagiate in modo ordinato le panche, ciò che rimane dell’altare e mezzo soffitto crollato.

Un ultimo lascito. Mentre finisco il giro e faccio gli ultimi scatti, mi cade l’occhio su un gioco che andava in voga negli anni ’90: Mastermind, chi non se lo ricorda. Subito il pensiero va alla mia infanzia, in cui, pur non sapendo le regole del gioco e inventandocele di volta in volta, era il passatempo preferito di tutta la mia classe.

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