Conoscete il Palazzo del celebre romanzo? Potrei parlare del Palazzo Bonbon, vecchio edificio signorile nel cuore di Istanbul, costruito a metà degli anni Sessanta da un ricco emigrato russo per la moglie pazza. Oggi è un condominio fatiscente e infestato dagli insetti, abitato da un’umanità stravagante e coloratissima. C’è un professore universitario che si divide equamente tra la passione per le donne, c’è la misteriosa Amante Blu, c’è la stramba Igiene Tijen con la figlioletta Su. C’è la vecchia Madama Zietta, che custodisce il segreto del terribile odore che appesta il palazzo.
Ma oggi non parleremo di questo edificio situato in Turchia, fulcro del racconto della scrittrice Elif Shafak, la dimora odierna è un mashup di stucchi rinascimentali, sapore anni ’70 e casa della nonna.

Veniamo all’edificio abbandonato in questione. Situato nel cuore del centro storico di un paese nel centro delle Marche, fa capolino uno dei tanti lasciti storici italiani. Edificato in epoca rinascimentale, in tempi recenti esso è stato mutato in condomino con 3 appartamenti differenti. Non c’è molto da vedere, i piani sono quasi del tutto vuoti e simili tra loro, ma in compenso il palazzo si è conservato degnamente, quindi un minimo di attenzione la merita. Qua è la svetta la pomposa carta da parati, di diverso genere,  e il secondo piano è ancora parzialmente arredato. Il salotto con le poltrone è in buono stato e la cucina presenta un sano disordine.
Ma la cosa che vale di più vedere….è il panorama! Lo si può ammirare dal terrazzo dell’ultimo piano. Una visuale a 180 gradi del borgo vecchio e della prima zona industriale ora adibita a zona residenziale.
Dulcis in fundo le cantine (io le visito sempre alla fine, riservandomi spessissimo molte sorprese). Ogni palazzotto nobile che si rispetti ha le cantine, ma queste hanno qualcosa di strano, una parte è ostruita da detriti edili dell’epoca, forse per nascondere qualcosa. Non è raro durante gli scavi nei sotterranei storici, trovare qualcosa di ben occultato. Purtroppo nel mio caso non ho al seguito un’equipe di muratori.

Poche altre informazioni. Sfortunatamente non sono riuscito a reperire molte altre notizie a riguardo, tranne una cosa che mi ha incuriosito parecchio: il nome. Ora sia chiaro, questa magione ha il suo nome storico, ma è andato perduto in favore della nomea: Palazzo delle Pulci. Non è ben chiaro il perché di questo nome. Che ci abitassero molti mercanti? C’era più di un nucleo famigliare con cognome Pulci? Che un condomino era particolarmente laido da avere le pulci? Non si sa.
Resta un mistero, come le persone che vi abitarono in tempi passati.

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Francesco Coppari
Francesco Coppari
Classe 1986. Fotografo per passione dal 2007, ha collaborato a vari progetti della FIAF. Appassionato di fotoreportage, ha trovato nell’Urbex un altro modo di incrementare il suo bagaglio culturale. Tra le altre cose si occupa di gestire il nostro affiatato Gruppo Facebook.

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