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Porciorasco : il borgo fantasma di nobili e bestie

Articolo di Aprile 17, 2018Ottobre 4th, 20194 Comments
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Tortuosa e dissestata è la strada che conduce a Porciorasco, paese abbandonato nello spezzino tra i più grandi in tutta la Liguria.
Costituito da una ventina di focolari diroccati. Nessun’anima viva. Da più di trent’anni il borgo fantasma di nobili e bestie vige in uno stato di assoluto degrado.
I tetti, uno ad uno, cedono sotto il peso dell’acqua e del tempo.
Altri edifici, anche senza manutenzione, sono comunque riusciti a conservarsi bene.
Uno di questi, il primo che incontriamo dalla dissestata strada principale, è la piccola cappella abbandonata adiacente al cimitero del paese.
Sporgendoci dalla finestrella, possiamo seguire con lo sguardo le linee degli splendidi affreschi sbiaditi alternarsi alle rime delle ragnatele e delle crepe sul muro. Un vero peccato per queste pareti dipinte con cura maniacale.

Proseguendo, raggiungiamo il fitto nucleo abitativo, formato da un intreccio di case rurali in pietra e palazzine dall’aspetto più recente.
La prima parte del paese, ex villaggio rurale seicentesco, ospitava contadini e agricoltori.
La frazione più nuova invece, nata negli ultimi dell ‘800, dava riparo ai dipendenti dell’azienda autoctona.
Quest’ultima, specializzata nel settore primario, era conosciuta da tutti gli abitanti dell’area per due motivi : il primo è la fama che si era creata per l’economia locale, utilizzando tecniche innovative importate dalla Sardegna.
Il secondo, ma non meno importante, è che la famiglia dirigenziale De Paoli possedeva una villa padronale così grande da occupare quasi la metà del paese.
Al suo interno sono ancora custoditi pomposi arredamenti e incantevoli affreschi.

Di fronte questa palazzina, si erge la chiesa col suo alto campanile.
L’accesso all’edificio sacro, purtroppo, è serrato da lucchetti e porte ferrate, ma riusciamo ad entrare nella torre adiacente.  Saliamo sulla cima del campanile, con cautela ed angoscia da possibili crolli di una vorticosa scala pericolante. Giunti sotto la campana di ottone e circondati da un panorama mozzafiato, a tutto tondo sui monti, ogni ansia svanisce e lascia il posto ad una gioia così esplosiva che decidiamo di liberarla suonando un rintocco.
L’eco che ne scaturisce, sulla silenziosa valle, denota la solitudine millenaria dell’isolamento di questo paese.
Parzialmente abbandonato da un secolo e completamente svuotato dagli anni ’80, non sembra però essere mai stato realmente solo.
Giornalmente, pastori e agricoltori fanno visita, con i loro greggi, ai campi e alle vie del posto : strade deserte, calpestate da mandrie di bestiame.

Inoltre si è spenta solo da pochissimo tempo l’ultima anima, custode di tempi lontani, che si era rifiutata di vivere fuori dalla terra natia.
Siamo onorati di averle parlato e ascoltato la sua storia, prima che esalasse gli ultimi respiri.
Ed è grazie a lei se il suo borgo Possu-Asco, dal dialetto locale “pozzo secco”, non è mai rimasto veramente disabitato.
Soltanto adesso, senza l’ostinata signora, lo si vede là, isolato tra i monti, senza più abitanti.
Ciò che lo rendeva forte in passato, celato da briganti e invasori, l’ha svuotato nell’ultimo secolo di ogni persona, stanca di vivere lontana da una civiltà in continua evoluzione.

In realtà la mancanza dell’ultimo abitante del borgo, potrebbe non essere stata sgradita a tutti : il rifiuto dell’ardita vecchierella a cambiar dimora impediva la rivalutazione del paese.
La data della sua morte, infatti, coincide pressapoco con l’inizio dei neo-lavori edilizi che, ad oggi, sono giunti a buon punto. Il palazzo è stato totalmente spogliato dei suoi arredi e gli edifici sono stati messi in sicurezza.

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