In questo articolo descriverò un interessante reperto di archeologia industriale.
Si tratta di un ex zuccherificio dove si produceva zucchero dalla barbabietola.
L’area da esplorare è vastissima. Gli edifici sono per lo più vuoti e ormai privi di macchinari ma l’imponenza degli stessi, e un cielo da cartolina, regalano alcuni scatti interessanti.

L’impianto nacque nel 1905 e subì un’ impennata produttiva negli anni ’30 e soprattutto negli anni ’60(periodo di massimo ampliamento delle strutture) guadagnandosi la reputazione di eccellenza a livello europeo.
Alcune strutture furono danneggiate da un disastroso “famoso” terremoto nel 1915 e dalla seconda guerra mondiale, ma furono presto ricostruite, mettendo così in evidenzia diversi stili architettonici.
Nel 1936 fu aggiunto un sistema di recupero degli scarti di lavorazione finalizzato alla produzione di fertilizzanti, poi le fornaci per lavorare calce e laterizio, le officine meccaniche utilizzate per riparare i macchinari, un deposito e le distillerie per produrre alcol etilico.

Nel 1970 fu costruito un silo, la cui forma ricorda quelle delle centrali nucleari.
La fabbrica era collegata tramite raccordo ferroviario a Roma e al porto di Napoli.L’attività industriale cessò nel 1986,anno in cui nell’opificio lavoravano circa 100 operai.
Nel nuovo millennio il ministero per i beni e le attività culturali ha dichiarato che il sito fosse divenuto di interesse archeologico-culturale, ponendo il relativo vincolo.
Dal 2006 il sito appartiene ad una società privata costituita da imprenditori e da un deputato di Forza Italia che sono riusciti ad aggiudicarsi i 26 ettari occupati dall’ex zuccherificio ad un’asta fallimentare per 3.3 milioni di euro.

Da una dolce nascita ad un amaro destino
.  Si è parlato di riqualificazione, di bonifica, di riconversione della struttura ma il presidio continua a versare da decenni in uno stato di totale abbandono ed è lo scenario prediletto dei senza tetto, tossici e prostitute.
Insomma, il primo caso di “dolce malavita“.

Christian Catinello

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Ascosi Lasciti Abruzzo
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Fondatori della nostra sezione abruzzese sono i fotografi Valerio Fanelli e Christian Catinello. Esperti ricercatori, si occupano principalmente della propria regione, ancora poco conosciuta nel panorama urbex italiano.

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