“E mentre il castello bruciava in una calda notte d’agosto, gli abitanti del paese non poterono che guardare increduli il simbolo del loro villaggio trasformarsi in un mucchio di cenere”

Un rogo. Improvviso. Dritto al cuore.
Quando venni a conoscenza della notizia piansi.
Mi colpì profondamente.
Questo luogo mi aveva trasmesso un turbinio di emozioni quando lo visitai per la prima volta.

Lo ricordo come fosse ieri. Correva il mese di maggio 2011 quando mi addentrai nel parco ridotto all’epoca ad un folto bosco del Chateau du Pont-Remy.
Ciò che lo rendeva affascinante era quello stile neogotico da possente maniero francese in pietra.
Pietra scolpita e decorata in cava da grandi maestri scalpellini e assemblata pezzo per pezzo sul posto, come un puzzle, come un castello della Lego da montare seguendo istruzioni e disegni.
(Le immagini in bianco e nero degli interni sono databili al 1920, circa).

Un mondo di dettagli. I particolari non mancavano, ma era impossibile avere una visione completa dell’esterno, visto che il bosco circostante lo inghiottiva.
E quando entrai al suo interno l’architettura esterna mi divenne incomprensibile. Ciò che trovai inizialmente non mi esaltò, belle stanze, decadenti e dai decori particolari, ma colme di pattume e rifiuti, come se fosse stato un magazzino o come se un barbone pianista folle vi ci avesse soggiornato per molto tempo. Già, é proprio di loro che voglio parlarvi ora, dei pianoforti abbandonati che trovai al suo interno, ed io sono uno che si lascia affascinare sempre dai pianoforti.

Nel Chateau du Pont-Remyne trovai ben quattro. Quattro pianoforti ancora conservati.
Quattro piccoli gioielli. Mi colpì in particolare un grancoda bianco, lucido, nella stanza che un tempo era adibita a sala biliardo.
Un enorme pianoforte bianco sommerso dal pattume, un immagine surreale di come la musica possa essere bella in un mondo che si sta distruggendo con le proprie mani. Sì, un po’ di salvezza, un po’di musica in questo triste mondo colmo di sporcizia.

Nei luoghi abbandonati, l’immaginazione non ha limiti, non conosce ragioni, ed é per questi viaggi immaginari nel passato e nel presente che questo hobby per me é estremamente importante.

Questo castello fu costruito sui resti di una fortezza del 1500, mantenedone intatta la torre. In questa nobile dimora soggiornarono molti personaggi illustri come Francois I e la moglie Eleonora, Enrico II, Enrico IV e anche il cardinale Richelieu. Fu acquistato nel 1817 dal conte di Maisniel Liercourt che lo ristrutturò completamente dandogli un aspetto in stile neo-gotico. Dopo la morte della contessa Coux, nel 1955, la dimora cadde in un profondo sonno, e dopo essere stata svuotata dai suoi arredi, fu abbandonata.

Finalmente, alla fine del 2011 cominciano i lenti lavori di restauro e la deforestazione del parco che riporta alla luce le meravigliose facciate del castello di Pont-Remy.
L’edificio sembra ormai salvo, ma l’incendio doloso del 2012 lo distrugge per sempre.

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Jonathan Della Giacoma
Jonathan Della Giacoma
Classe '87 e svizzero, Jonathan è uno tra i più famosi autori nel campo "Urbex" e tra i più attivi nel progetto Ascosi Lasciti.
Attratto dalla storia, dalla bellezza estetica, dall'architettura, ha visitato edifici abbandonati in tutta europa.

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