La fabbrica che ho deciso di esplorare ultimamente è un’ex conceria (struttura dove si lavoravano le pelli) abbandonata da almeno 15 anni.
Ci troviamo davanti ad un’area di quasi 40 mila mq cui si accede superando ciò che rimane della recinzione originaria che comprende una palazzina e diversi capannoni.
L’ex conceria ultimamente è tornata agli onori di cronaca sulle reti e sui giornali locali perché è stata riaperta e riesaminata la questione “inquinamento” : quello che “si vede” e quello che non si vede.
L’inquinamento che “si vede” è quello generato dai tetti pericolanti in eternit. Quello che non si vede è rappresentato da rifiuti interrati che hanno contaminato le acque sotterranee di composti pericolosi come solventi clorurati, idrocarburi pesanti e cromo3.

Di tutto ciò se ne parlava già in un’ordinanza del Comune nel 2008 dove si raccomandava il divieto di uso dell’acqua dei pozzi e di coltivare i campi in quelle zone : quel documento segnala un rischio di propagazione della contaminazione nella zona corrispondente a un raggio di circa 1000 metri dal sito ex conceria. Ma da quell’allarme sono passati 9 anni e tutto è ancora dimenticato. Da 12 anni esiste anche un progetto di recupero rimasto però “chiuso in un cassetto”.
Il Testo unico sull’ambiente recita che se il privato responsabile dell’inquinamento non provvede alla messa in sicurezza e alla bonifica o se tale soggetto non risulta individuabile, i Comuni o le Regioni devono intervenire secondo l’ordine di priorità fissato dal Piano Regionale.

Il Comune si è appellato alla Regione Abruzzo chiedendo di intervenire al posto del proprietario (una società fallita di Roma) e bonificare l’area. Ma si è trattato di un appello rimbalzato nel vuoto: infatti la bonifica dei terreni contaminati dai solventi usati per la lavorazione delle pelli e dei capannoni in eternit ha un costo di milioni di euro che la Regione non ha intenzione di accollarsi. Il sito è stato anche messo all’asta e le ben tre aste che ci sono state fino ad oggi sono risultate essere state sempre deserte soprattutto per le elevatissime spese di bonifica necessarie che nello specifico ammontano a più di tre milioni di euro.

L’area versava e continua a versare in uno stato di totale abbandono ed è diventata una “miniera d’oro” per i writers che dispongono di enormi spazi per dare libero sfogo alla loro arte, inconsapevoli dei rischi ai quali si espongono. Gli immensi capannoni, inoltre, sono spesso utilizzati come set per partite di soft air. Una simulazione di guerra, ma il vero pericolo non sono i proiettili ma l’ex fabbrica che uccide.

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Ascosi Lasciti Abruzzo
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Fondatori della nostra sezione abruzzese sono i fotografi Valerio Fanelli e Christian Catinello. Esperti ricercatori, si occupano principalmente della propria regione, ancora poco conosciuta nel panorama urbex italiano.

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