Poemetto Surreale

Da Settembre 16, 2018SPECIAL EDITION 💣

“Il sonno della regione genera mostri o splendide realtà…”

La noia, l’occhio gravato da una lacrima, sognavo patiboli fumando la mia pipa, mentre nella testa si creavano le più mirabolanti immagini di me stessa, come altro da me.
Mi ritrovai all’improvviso scaraventata oltre lo specchio di Alice, in una realtà dove succedevano le cose più strane. Rinunciai al fumo per i fiori. Alla fine, il fumo nuoce alla salute, mentre i fiori giovano all’animo.
Iniziai a diventare scherzosa e giocherellona, mentre nella vecchia realtà tutti mi dicevano di essere burbera e scontrosa.

Mentre giocavo, udii, a destra, una voce così sinistra. Chi mai sarà? Cosa succede? Ascoltiamo un poco… Odo dei passi, meglio stare in silenzio! I passi potrebbero sentire me e, non sapendo a chi questi passi appartengano, è meglio che cerchi di nascondermi. Magari si tratta del postino, o di un arrotino, ma il mio timore è che possa essere un becchino… oddio, ma che succede? mi sento sollevare e mi vedo spostare…

“Ma come vi permettete, sono una signora… e distinta, per giunta! Non vedete come sono raffinata ed elegante con la mia pipa tra le labbra, mentre penso che al mondo, non dovrebbero esistere armi e che i cannoni dovrebbero sparare solo fiori?
Pace, pace per tutti, e per mantenere la mia, di pace, vi prego, mettetemi giù! Fatelo ora o potrei adirarmi!
E adesso dove mi trovo? Come mai questa vecchia stufa è spenta?
Uff!!! che caldo!
C’è una sedia vuota, chiesa se arriverà qualcuno a raccontarmi una storia…Bene… se non arriva nessuno forse potrei andare io da qualcuno, quindi gambe in spalla! Devo uscire da questa cornice dove il proprietario dei passi, che si rivela essere un facchino, mi ha depositato.

Un momento… non so dove mi trovo! Magari sono in un luogo pericoloso, potrei essere in un deserto pieno di pescecani, questa cornice mi sembra sicura, forse un poco stretta, ma sicura… magari è meglio che me ne stia qui tranquilla, tranquilla… e se i pescecani dovessero entrare all’improvviso? Ho deciso, è meglio che mi muova… ma resta il problema dei pescecani, mi sembra di aver visto uno dei loro brutti musi guizzare da questo vecchio pavimento di legno… uscirò con cautela, diamo un occhiata!

Eccomi qui, sono fuori dalla cornice, ora posso esplorare il mondo, vedere cosa c’è intorno.
“Torno subito” dissi a me stessa, sí, perché è vero che volevo esplorare, ma è anche vero che so di essere una persona distratta, che si perde in un bicchier d’acqua, quindi ho messo in atto uno stratagemma geniale. Mentre io sarei andata ad esplorare il mondo, io sarei rimasta nella cornice a fare da pescecane da guardia per vigilare sul mio ritorno.

Sapete?!? esplorare il mondo, quando non lo si conosce, è un poco come muoversi alla cieca, occorre andare a tentoni e prestare attenzione a non scontrarsi con qualcuno, o tanto peggio… con qualcosa.

Bene!! mi sembra di aver camminato a sufficienza, ora è tempo di riposarsi, è anche tempo di vedere come sto nella mia cornice, direi che è tempo, anche se sono in anticipo, di farmi una telefonata per vedere come sto. Telefonata conclusa, mi sono domandata se stavo bene, e dato che sto bene mi sono raccomandata di fare attenzione alla mia esplorazione. Mi sono rassicurata: è da molti minuti che sono in viaggio, pertanto sono esperta, ora dovevo solo decidere che direzione prendere.

Ho deciso, andrò verso le alte vallate del nord, voglio salire in cima ad un pozzo, per osservare le stelle e, con i miei magici occhiali-gamma, osservare quelle che ad occhio nudo non si vedono.
Aspetta, certo che ad occhio nudo non si vedono: le stelle sono spente. Occorrerà accenderle, ma dato che non possiedo accendino (vi ricordate che rinunciai al fumo per i fiori vero? – ora invece dell’accendino ho un utilissimo annaffiatoio vuoto) dovrò escogitare un nuovo stratagemma.
Indosserò i miei super occhiali, quelli che mi rendono la più bella del reame… la più bella, non perché sia l’unica, ma perché sono la più bella tra questa folla di nessuno… sono vanitosa, lo ammetto, chi mi conosce dice che non ho occhiali se non per vedere me stessa.

Discesa che fui nella cima del pozzo mi misi a ricercar le stelle, ma era difficile scrutare in quell’abisso nero e senza fondo… Senza fondo? ma se io sono scesa in cima al pozzo, ed il pozzo è senza fondo su cosa sono appoggiata? Aiuto! Cado!!!

Caddi verso il cielo, per ore ed ore… caddi fino a quando non mi fermai. Dopo non caddi più. Mi ritrovai in un selva oscura, che la via, a curve, era smarrita. Mi ritrovai prigioniera in questo pozzo sfondato… non cera, plastica o metallo, nessuna via di uscita.
Aspettai… aspettai…ed aspettai… mi annoiai, il tempo non passava… il tempo era immobile… neanche il principe azzurro passava, non passava il principe e non passava il tempo, ed io mi annoiavo.

Ebbi modo di riflettere durante tutto questo tempo che non passava… ho pensato a tutto, e meditato a lungo sui problemi più oscuri dell’esistenza. La mia indagine è stata puntuale come quella di uno scienziato o di un detective. Sono giunta alla conclusione che la conclusione non c’è. Divenni triste, un mondo senza conclusione è un mondo infinito, ma se è infinito significa che non ha estremi, se non ha estremi non ha fine né inizio, ma se non ha inizio non esiste, quindi io non esisto. Ma se non esisto allora non sono prigioniera di questo pozzo dalla cima profondissima, e se non sono prigioniera sono libera, libera di andare dove voglio. Mi rimetto in cammino. Ho già perduto troppo tempo, che non passa, o meglio, che, dato che lo ho perso, è già passato… il tempo è così, passa e se ne va, e quanto ti accorgi che lo hai perduto capisci che è come se lo avessi divorato, e distrutto.

Saziatami che fui del mio tempo perduto che non passa mi rimisi in cammino. Volevo uscire da questa avventura per tornare ad una vita serena e stabile, volevo trovare un posto tranquillo e felice dove stabilirmi, dove poter mettere radici, ma come al solito fui confusa, trovai il luogo che cercavo, mi ci stabilii e misi radici… più o meno…

Rating: 5.0/5. Dal voto1.
Attendere....
Emanuele Bai
Emanuele Bai
Classe '80. Tipo eclettico e poliedrico, si interessa di cultura generale. Appassionato dal 2003 di fotografia e dal 2006 di urbex, partecipa attualmente a molti progetti inerenti l'esplorazione urbana, scrivendo inoltre per "UrbanPost" e partecipando alle mostre del gruppo "Manicomio Fotografico". Fra i primi autori di Ascosi Lasciti, da anni, sfrutta la fotografia per viaggiare attraverso l'Europa e la scrittura per viaggiare dentro di sé.

Lascia un Commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.