Sono sempre io, Andrea.
Oggi vi racconto di un’altra pagina della nostra vita da “Pecore Nere“.
In genere è la notte ad essere la testimone delle nostre imprese e quando non è così è certo che non ci piace bazzicare alla luce del sole. Non posso negarlo.
Devo anche ammettere che ho perso il conto delle volte in cui, ritrovandomi in un certo posto, mi sono fermato e mi son detto: “Lo stiamo facendo veramente!”.
Quella notte l’ho pensato, forse due, probabilmente tre volte. Poi mi sono guardato attorno e ho deciso di non farmi altre domande. Inutili e forvianti.
Erano altre le cose verso le quali avrei dovuto prestare attenzione. Poco importava il come e il perché, contava solo il fatto che eravamo li di notte, nel nulla, lontani da tutto e tutti ma perfettamente al centro di un paese fantasma: il villaggio Asproni.

Raccontano, nel vicino paese di Gonnesa, che uno spettro si aggiri da queste parti. Non è poi una cosa così insensata. Direi.
Quantunque fossi io uno spettro errante (e un giorno ne sono certo lo sarò, per il solo gusto d’esserlo) vorrei certamente prendere dimora eterna in un posticino come questo.
La presunta anima in pena è quella che ha abbandonato le spoglie mortali del Cavalier Toro nella primavera del 1936.

Siamo nel Sulcis-Iglesiente, ridente e gioioso territorio sito nel sud-ovest della Sardegna. Proprio qui, in fatto di miniere e di estrazione dei metalli, ne sanno due righe.
Oramai è opinione diffusa che da queste parti furono addirittura i Nuragici ad iniziare a coltivare le vene di minerale superficiale. Dopo di loro i fenici, i cartaginesi, i romani e via che andiamo. Da queste parti per millenni hanno amato scavare buche, trincee e gallerie. Buche trincee e gallerie nelle quali noi oggi amiamo intrufolarci.
Ma questo mi pare abbastanza evidente.
E’ noto. Estrarre il minerale è una questione molto faticosa e le maestranza necessarie sono numerose soprattutto se parliamo della fine del XIX secolo. Anche muoversi non era assolutamente agevole. Non ci si deve quindi stupire se ad ogni miniera degna di nota andava a corrispondere un villaggio.
Nel nostro caso era la miniera di Seddas Moddizzis a fare scopa con il Villaggio Asproni e questo ha avuto senso di esistere fintanto che la miniera era tale. Produttiva…

Ora la miniera è dichiarata sterile e il villaggio quindi disabitato dai vivi. E’ un paese fantasma.
Ma da dove viene tutto?
Giorgio Asproni nasce a Bitti (il paese dei famosi tenores) il 03 Novembre 1841, muore ad Iglesias il 06 Marzo del 1936. Gli sono stati risparmiati gli orrori della seconda guerra mondiale ma non quelli della prima.
E’ stato un imprenditore e ingegnere italiano. Sicuramente uno dei pionieri dell’industria mineraria in Sardegna. Fondatore, dirigente e poi proprietario esclusivo della miniera di Seddas Moddizzis e quindi del suo villaggio.

La tendenza era quella per cui la miniera, il villaggio e l’operaio erano inseriti in un sistema chiuso. Il padrone pagava il minatore e quest’ultimo spendeva i danari sudati sottoterra nello spaccio del padrone. Il padrone prima dava e poi prendeva. L’insediamento produttivo era miniera e villaggio, azienda agricola e polo di sviluppo industriale, postelegrafico, ma anche ospedale e pure cantina cooperativa.
Si poteva perfino pregare. In chiesa ma anche sottoterra, nelle sue più profonde viscere, con le mani chiuse non a stringere un rosario ma a proteggere i timpani dal boato delle mine.

Durante il “biennio rosso” (1919-1920) Asproni prese posizione contro gli scioperi e i sabotaggi degli impianti rivendicando ancora la forza modernizzatrice dell’attività mineraria per la società e l’economia dell’isola.
Ma questa è un’altra storia. O forse, però, non del tutto.
Il Cavalier Toro, sindaco di Gonnesa, fu coinvolto suo malgrado in una delle tante rivolte popolari. In particolare tra il 1902 e il 1903 vennero a crearsi i primi gruppi a carattere resistenziale socialista, formate da numerosi operai delle miniere di Seddas Moddizis, San Giovanni e Montescorra, i quali si lamentavano per gli alti dazi, i bassi salari e le pessime condizioni lavorative, che spesso sconfinavano nello sfruttamento vero e proprio. Il 20 Maggio 1906 i minatori manifestarono sotto la casa del Sindaco Toro. Poi spinti dalla rabbia e dalle pessime condizioni di vita a cui erano costretti, saccheggiarono i negozi di generi alimentari di Bernardo Crotta e Giovanni Muscas.
Due tizi, borghesi, che facevano affari in quel di Gonnesa.

La tragedia era annunciata. Il sindaco vista la tensione crescente chiese l’intervento della forza pubblica. Questa sparò sulla folla e tre persone morirono. Un minatore: Giovanni Pili, un falegname: Angelo Puddu e una donna, forse di passaggio, Federica Pilloni.
Ci furono anche 17 feriti e 270 arresti. La protesta a questo punto si allargò a tutto il bacino minerario e ad altri comuni limitrofi.
Il Cavalier Toro e la forza pubblica ci andarono pesanti.

A distanza di più di mezzo secolo dalla sua dipartita sembra che il Cavaliere ami frequentare, a modo suo, questo posto. Qualcuno dice si palesi tra vortici di vento, alcuni affermano che adori invece apparire a cavallo, vicino la laveria, come nei migliori racconti horror, senza testa.
Aggirandoci per quelle strade deserte come fare quindi a non sentirsi osservati se non dal Cavalier Toro in persona dalla storia che questi posti trasudano?
Impossibile: ci sentivamo seguiti. Qualcuno ci osserva.

Alessio Scalas, Luca Marotto, Federico Casti, Andrea Gambula.

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Ascosi Lasciti
Il progetto di Ascosi Lasciti nasce nel 2010, dall'occhio astuto di Alessandro Tesei (giornalista d'assalto e regista di importanti reportage). Si sviluppa grazie alla maniacale cura di Davide Calloni, per poi prendere la sua forma finale con i ragazzi di SubwayLab. Il tema è l'abbandono di infrastrutture, trattato in tutti i suoi aspetti e ambiti. La sua forza? Un team eterogeneo di esploratori urbani, giornalisti e fotografi sparsi in tutta Italia e nel Mondo.

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